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martedì
11
agosto
2020
Santa Chiara



Modifiche al regolamento del Consiglio Comunale.

Sull'Unione tiro incrociato di minoranza e dissidenti.

Tra l'incudine dell'opposizione e il martello dei dissidenti interni.

Per la maggioranza è stato un consiglio comunale sofferto quello di ieri, a dispetto dei risultati pratici e cioè l'approvazione di entrambi i provvedimenti all'ordine del giorno, il piano edilizio di via Venturini e il regolamento sulle botteghe storiche.

Nella prima parte della seduta si è creato un clima che per il grosso dell'Unione che da una settimana ha ricandidato Roberto Reggi a sindaco potrebbe prefigurare il fuoco incrociato immaginabile nella campagna elettorale di primavera se il ricompattamento del centrosinistra da più parti auspicato non dovesse realizzarsi, per cui, oltre al tiro del centrodestra, andrebbe aggiunto quello della "fronda" interna raggruppata sotto un candidato alternativo.

La "fronda" perlomeno rappresentata da Gianni D'Amo (Ds), Sandro Miglioli (Piacentini Uniti), Emanuele Pasquali (Verdi), apparsi in perfetta sintonia reciproca, ma anche con Stefano Pareti (Sdi) da loro più volte citato per la lettera a sua firma pubblicata ieri da Libertà.

Da lì è partito il fuoco della polemica, da quella pubblica condanna di quanto la maggioranza in questi giorni ha provato a mettere in cantiere per la fine del mandato, in un principio di dialogo con l'opposizione, e cioè l'ipotesi di una modifica del regolamento del consiglio comunale in alcune parti su cui possa valutarsi che risultano di freno al buon funzionamento dell'assemblea e dell'amministrazione tutta.
È stato lunedì scorso che il capogruppo dei Ds Carlo Berra e della Margherita Giorgio Cisini, su mandato dell'Unione, hanno incontrato alcuni parigrado dell'opposizione per sondarne l'umore su una modifica regolamentare che per oggetto avrebbe ad esempio l'introduzione del question time, ma anche la riduzione dei tempi degli interventi in consiglio o l'abbassamento del numero legale delle sedute fino a un terzo dei presenti, come la legge consente, rispetto al 51% attuale.

Un terreno di ragionamento contro cui si è scagliato Gianni D'Amo che ieri per primo, durante le comunicazioni iniziali, ha aperto la polemica.
Si è detto «colpito dal silenzio delle forze politiche», esclusi Pareti e i Verdi, dopo l'iniziativa in questione.
Abbassare il quorum?
«Anche se previste dalla legge, sono cose che prefigurano una certa idea di consiglio che non condivido, l'idea che qui si perde tempo».
D'Amo ha chiesto al sindaco e ai consiglieri di riflettere e di esprimersi sul tema, annunciando incontri sul tema promossi "cittàcomune", la neocostituita associazione di cui è l'ispiratore:
«Credo si debba valorizzare la funzione di controllo e indirizzo del consiglio, altrimenti si ragiona di un'altra ipotesi di democrazia, secondo cui per cinque anni si consegna la città a un gruppo di persone e poi a un altro».
A rincarare la dose è stato Emanuele Pasquali («Sono sentori che mettono a repentaglio la democrazia») e soprattutto Sandro Miglioli:
«Sostenere che si migliora il consiglio comunale abbassando il quorum è veramente troppo, è come dire che mandare a morte gli Ebrei nei forni crematori è un modo per migliorare la razza.
Attenzione a limitare l'esercizio della democrazia, è una strada molto pericolosa».

E l'opposizione si è subito accodata. Emilio Gorgni (gruppo misto) ha detto di condividere la posizione di Pareti contestando i tempi dell'iniziativa, la scelta cioè di aprire il confronto a fine mandato su proposte «che zoppicano già».
Secondo Filiberto Putzu (Forza Italia) si vuole consegnare la città a «una oligarchia» e considerare il consiglio «un optional».

Di tenere testa ai contestatori si è fatto carico Cisini che ha parlato di «accuse fuori luogo», mosse da chi ha cercato un facile pretesto per alzare pretestuosamente i toni, per «strumentalizzare» ciò aveva tutta un'altra natura.
E cioè, ha spiegato, un'iniziativa, concordata nella maggioranza, volta a «capire se c'è la necessità di aggiustare, modificare, migliorare gli strumenti che oggi regolano il consiglio comunale, per renderne più funzionale il lavoro».
Nessuna «proposta blindata», ma il tentativo, «da discutere insieme», di valutare se «ci sono le possibilità di aprire un dialogo con l'opposizione».
«Si può capire insieme se i tempi oggi a disposizione per gli interventi sono troppi, o magari pochi?
O se il quorum va bene com'è oppure si può pensare di abbassarlo?
Ma se questa volontà non c'è, il regolamento resti lì così com'è, amici come prima.
Perché nessuna qui si sogna di volere l'oligarchia, e tantomeno di mandare qualcuno ad Auschwitz».

Gustavo Roccella, Libertà del 3 febbraio 2007


pubblicazione: 03/02/2007

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Filiberto Putzu

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