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Materne, fuori dalla porta 350 bimbi

Oltre 350 bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni finiti in lista d'attesa per entrare in una delle scuole materne statali della città o della provincia, con un incremento della richiesta di nuovi educatori stimato di circa 17 unità.

Cento bambini fuori dalla porta, per il momento, soltanto a Piacenza città.

Un'esplosione di domande a cui fa da contraltare la perdurante attesa per conoscere in queste ore quali ricadute avrà anche a Piacenza il preannunciato taglio del personale della scuola, che il ministro aveva stimato di circa 40mila lavoratori.

I dati sono all'esame della Provincia.
«Il fatto che le famiglie avanzino una domanda forte di scuola dell'infanzia è assai significativo - afferma l'assessore all'Istruzione della Provincia Fernando Tribi - in particolare in una provincia dove oltre il 90 per cento dei bambini in età dai 3 ai 6 anni frequenta già questo segmento di scuola. Si tratta di una richiesta significativa per quantità e qualità - aggiunge l'assessore provinciale - che pretende una risposta precisa ed efficace, che il ministro deve dare. Ci attendiamo che i comuni coinvolti accompagnino le legittime richieste delle famiglie mettendo a disposizione i locali necessari, e pretendiamo quindi che la normativa sugli organici del personale della scuola, di imminente emanazione, sia adeguata ed accogliente per consentire a tutti i bambini che si sono iscritti di frequentare la scuola dell'infanzia».

Secondo le prime cifre di Palazzo Garibaldi, il quadro sarebbe il seguente.

Situazioni con bambini in lista d'attesa dove la scuola ha già segnalato l'esigenza di nuove sezioni: Borgonovo (29), Castelsangiovanni (20), Lugagnano (19), Pianello (20), S.Giorgio (27), Podenzano (52), Gossolengo (36).
Sarà quindi necessario il parere favorevole dei rispettivi comuni (per i locali) e l'attribuzione di 14 posti di educatore in più.
«Altrimenti - annota Tribi - i bimbi resteranno in lista d'attesa oppure saranno dirottati verso scuole paritarie».

Situazione bambini in lista d'attesa dove non è stata richiesta dalla scuola l'istituzione di nuove sezioni: Piacenza (100), Carpaneto (22), Pontenure (30), Rottofreno (21).
«La ragione della mancata richiesta di nuove istituzioni è spesso il fatto di aver già accertato che il Comune di riferimento non riesce a metter a disposizione per l'inizio del prossimo anno scolastico nuovi locali idonei per la nuova sezione». In tre comuni, infine (Bettola, Podenzano, Caorso), vi sono part-time che funzionano ad orario completo grazie al contributo della Provincia e che hanno chiesto il full-time garantito dal Ministero (servono 3 insegnanti in più).

«Come Provincia - conclude Tribi - in questi 5 anni abbiamo consentito a 20 situazioni in tutta la provincia di poter offrire la scuola d'infanzia a tempo pieno nonostante l'insufficienza delle risorse ministeriali. Inoltre ogni anno mettiamo a disposizione delle scuole circa 300mila euro per progetti di qualificazione didattica e formativa rivolti a bimbi della fascia 3-6 anni».
Simona Segalini
da LIBERTA' del 28/03/2009




«L'esplosione delle richieste delle famiglie di iscrizione dei bambini alla scuola del'infanzia statale dimostra la fiducia e l'apprezzamento della nostra comunità nei confronti dei servizi per l'infanzia del nostro territorio».
Raffaella Morsia (Flc-Cgil) non ha dubbi: non è solo la necessità di trovare un luogo di custodia per il proprio figlio ma il riconoscimento e la scelta di un servizio statale pensato, organizzato e vissuto per l'educazione e non per la semplice custodia».

Ciò premesso «chiediamo allo Stato - prosegue Morsia - di garantire la generalizzazione su tutto il territorio delle scuole dell'infanzia statali e agli enti locali della nostra provincia di dare priorità ai bambini in una nuova strategia di welfare. Stato ed enti locali sono i due attori fondamentali responsabili dell'attivazione delle sezioni di scuola dell'infanzia: lo Stato fornisce i docenti e gli Ata , i Comuni i locali e gli arredi».
«Alla Provincia - si rivolge la responsabile Flc Cgil - chiediamo di monitorare le richieste delle famiglie e di continuare a sostenere come ha fatto in questi anni con i fondi del diritto allo studio il completamento delle sezioni part time.
E' chiaro che c'è un problema di risorse,ma spesso non è solo questo: c'è anche un problema culturale. Occorre che le istituzioni del territorio indichino in maniera nuova rispetto al passato quali sono le vere priorità, il rapporto che c'è tra la spesa pubblica,la crescita delle persone,la coesione sociale,i diritti delle persone e le politiche dello sviluppo, il ruolo straordinario che può e deve avere un territorio».

da LIBERTA' del 28/03/2009


pubblicazione: 28/03/2009
aggiornamento: 29/03/2009

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