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Logistica, subito un'authority

Giglio: settore da governare, rischiamo capannoni vuoti

Tecnologia invece di cemento, anche perché di soldi non ce ne sono.

E' la parola d'ordine su cui decolla la prima giornata della seconda edizione di Chain Log, il convegno nazionale sulla logistica che per due giorni porta alla ribalta piacentina relatori di primissimo piano, i maggiori esperti in tema di trasporto merci, infrastrutture di servizio, reti stradali, ferroviarie e portuali.

Meno opere e più servizi.
Ma anche più regole e più ordine in un settore che crescerà del 6 per cento nei prossimi due anni, rischiando di farlo in modo scoordinato, vertiginoso e senza regìe precise.

Piacenza sente questo problema.
«Manca un'authority vera che sappia gestire la logistica, strategica per il Paese e per il nostro territorio» esordisce Sergio Giglio, presidente di Confindustria Piacenza, l'organizzazione che ha voluto Chian Log.
Abbiamo dato due milioni e mezzo di metri quadrati di aree, bisogna trarne i frutti.

Occorre prendere contatti con il porto di Genova che sta cercando alleanze («chi lo ha fatto finora non rappresenta il territorio, ma se stesso»), guardare all'Europa, evitare di fare del polo piacentino un parcheggio di movimentazione di mezzi ma piuttosto un complemento per industrie manifatturiere. In sintesi: non si deve fornire alcun alibi «ai profeti del non sviluppo e a chi vede "nero", sotto il profilo fiscale, nel settore».
Altrimenti fra qualche anno potremmo avere migliaia di metri quadrati di capannoni desolatamente vuoti, avverte Giglio.

C'è un rischio-flop da considerare.
«Siamo sul punto di decollare, ma non ne abbiamo coscienza» sostiene Angelo Mazzoni, caposezione della Logistica di Confindustria Piacenza, che dà anche una notizia positiva: un incontro a breve proprio sull'authority con le istituzioni locali e gli imprenditori, per recuperare su servizi, infrastrutture, specializzazioni dei tre poli piacentini.

Tra il pubblico di Palazzo Gotico, Gianfranco Piacentini (Università Cattolica), che lo scorso anno vedeva Piacenza ancora lontanissima dai poli di terza generazione, che creano più lavoro.
Qualcosa è migliorato?
«Sì, c'è l'Istituto trasporti per la logistica, un interlocutore come Generali Properties, ma ancora non si sono visti investimenti strutturali come altrove, a Verese o a Trieste» e tra le infrastrutture cita telecomunicazioni e cabine di trasformazione per l'energia che serve ad assemblaggi e lavorazioni.

Peraltro, Piacenza, polo d'eccellenza nel nord Italia, da anni vuol governare la sua logistica creando valore aggiunto, sottolinea il sindaco Roberto Reggi e i fattori di qualità non mancano, come la nuova laurea in trasporti e logistica del Politecnico.

«Un Paese non è moderno senza una logistica moderna» sostiene Giuseppe Parenti (presidente della Camera di Commercio) che vorrebbe veder rafforzato il manifatturiero collegandolo alla logistica, che pensa ad alleanze pubblico-private sulla realizzazione di infrastrutture importanti, come una strada parallela alla via Emilia intasata («ci vogliono tre ore da Piacenza a Bologna») e spezza una lancia per il miglioramento dell'impatto di questi capannoni, serve più verde («A Le Mose non si vede una pianta»).

Su Piacenza, l'assessore regionale Alfredo Peri ricorda la sinergia per il piano d'area, con associazioni di categoria e enti per una logistica a intrastrutture integrate, fatta di professionalità e ricerca.
Su artigianato e industria locale le ricadute arrivano con lo sviluppo, intanto si cercano risorse private sul secondo ponte sul Po: «se il pubblico è affidabile i privati investono».

Di grande interesse gli interventi nazionali.
Marco Ponti (Politecnico di Milano) osserva come non girano soldi pubblici, l'Ue ha abbassato da 21 a 7 miliardi di euro le risorse su tutti i progetti europei, noi si è puntato sulla Tav ma nel «disinteresse» per le imprese e non si è veramente liberalizzato il trasporto su ferro.

E non c'è neppure una vera rete europea - spiega Paolo Costa, presidente della Commissione Trasporti del parlamento europeo.
Ma avanzano ben sei progetti prioritari, su una trentina in embione, e tre vedono l'Italia presente sui collegamenti Genova-Rotterdam, Palermo-Berlino e Lione-Budapest-Ucraina («andranno coordinati i finanziamenti»).
Ci sono anche casi di iperattivismo, come la Spagna, nel creare reti e nell'investire.

Due casi piacentini destano interesse: Giorgio Pavesi (Ingegneria Biomedica Santa Lucia) racconta del progetto-pilota che coinvolge, fra gli altri, Ausl, Politecnico, Bocconi e imprese private su un modello avanzato per le aziende sanitarie, già approvato dal Miur, che studia la logistica del farmaco: far arrivare dosi unitarie di medicinali e personalizzate nei singoli reparti ospedalieri, in nome della razionalizzazione e della sicurezza.

Stefano Baiardelli (risorse umane di Ikea) parla del raddoppio dei dipendenti della multinazionale, oggi 150 a Piacenza, della crescita dei volumi di merci, tanto da rendere strategico per il colosso svedese un ulteriore investimento con un terzo deposito e la crescita in strutture e servizi («dove ci insediamo il territorio ne ha benefici immediati», assicura).

Tra i relatori: Livio Signorelli e Fabio Mazzariol (Geodis Zust Ambrosetti) e Marco Morriale (Linkair Express), mentre il ministro Pierluigi Bersani non ha potuto intervenire per impegni a Bruxelles.
Patrizia Soffientini


pubblicazione: 30/05/2006
aggiornamento: 03/07/2006

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