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2020
Sant'Orsola e compagne martiri



"Lo sviluppo della logistica: il ruolo di Piacenza"

(Paolo Ajolfi, Piacenza Economica 4/02)

La logistica rappresenta oggi uno degli elementi fondamentali dell'organizzazione di un'impresa e può contribuire in maniera rilevante al suo successo.
Da semplice insieme di posizioni ed attività variamente distribuite, tende ad assumere sempre più un ruolo di controllo ed essere una vera e propria funzione aziendale, che spesso viene ridisegnata in una logica di processo con la costituzione di strutture che si dedicano all'intera Supply Chain, oppure viceversa ad essere esternalizzata.
Gli obiettivi attesi sono, in entrambi i casi, un miglior coordinamento e velocizzazione dei flussi fisici/informativi, un incremento del livello di servizio al cliente nonché la riduzione dei costi logistici globali.

Il fenomeno della terziarizzazione delle attività logistiche appartiene sostanzialmente a quell' insieme di scelte e decisioni aziendali comunemente definite di "make or buy".
Si presenta cioè, per il vertice aziendale, l'alternativa di continuare a realizzare e gestire internamente una parte del processo produttivo ovvero esternalizzarla, affidandone la realizzazione ad un'azienda specializzata.
A mio giudizio una decisione di questo tipo dovrebbe soddisfare, nei limiti della loro compatibilità, due componenti ben distinte: la convenienza economica, realizzando la minimizzazione dei costi e garantendo livelli di servizio e qualità definiti, e la convenienza strategica, cercando quindi di essere in linea con le altre scelte di strategia aziendale.

È senz'altro difficile quantificare, a causa della sua relativa novità e capillarità, il processo dell'outsourcing logistico ormai in atto sia tra le grandi che piccole e medie imprese italiane.
I dati disponibili sono abbastanza approssimativi e parlano comunque di un'incidenza media del 15% dell'outsourcing sul fatturato totale del comparto.
Da un punto di vista qualitativo si può affermare che sono poche le aziende italiane in grado di offrire un pacchetto completo di servizi logistici per tutto il territorio nazionale ed europeo.
Credo non si possa che ipotizzare per i logistic providers italiani un futuro difficile e comunque caratterizzato da molte incertezze.
Il settore della logistica conto terzi, fino a qualche anno fa fortemente parcellizzato ed organizzato su base prevalentemente nazionale, è già da tempo avviato a diventare sempre più concentrato. Probabilmente nei prossimi anni si assisterà ad un processo di razionalizzazione del settore spinto dalla progressiva erosione dei margini di guadagno che inevitabilmente porterà le aziende ad effettuare una serie di interventi di riorganizzazione e ristrutturazione. Tutto ciò porterà ad un recupero di efficienza e farà prevalere quegli operatori in grado di raggiungere adeguate economie di scala e di scopo.

Le aziende italiane non partono certamente in pole position rispetto ai concorrenti europei in questa gara per la sopravvivenza.
Il mercato logistico italiano, dal lato della domanda, è senza dubbio molto ampio e ha dei grossi margini di crescita ma gli operatori stranieri, intuendo già da alcuni anni le opportunità di business, hanno portato avanti una massiccia campagna di acquisizioni.
In questo mercato guidato dalla domanda e caratterizzato dall'ampliamento dei mercati e dalla riorganizzazione dei processi produttivi, le richieste sono sempre più complesse: servizi a livello di rete di trasporto, estesi a livello europeo e internazionale, ottimizzazione dei transit time, regolarità e frequenza dei servizi, puntualità e rispetto dei tempi, servizi door-to-door, ampia gamma di servizi logistici, soluzioni personalizzate, un interlocutore unico.
Queste trasformazioni che caratterizzano l'ambito competitivo in cui operano le aziende industriali impongono a quelle logistiche parallele processi di adeguamento e di riorientamento della propria offerta.

A livello europeo stanno emergendo alcuni grandi gruppi che controllano il mercato dei contratti di logistica integrata a lungo termine.
Questi gruppi tendono a diversificare l'attività verso i servizi ad alto valore aggiunto attraverso acquisizioni e fusioni senza precedenti con imprese specializzate nella logistica conto terzi e rami d'azienda di imprese industriali che gestivano la logistica in conto proprio.
Le protagoniste di questa guerra alle acquisizioni che negli ultimi anni si è scatenata tra i maggiori operatori del settore logistico sono senz'altro le Poste europee.
Le ragioni di questo fenomeno vanno ricercate nel fatto che oggi, per operare bene, occorre raggiungere una dimensione aziendale che realizzi consistenti economie di scala e garantisca una capillare presenza geografica, ma che sviluppi anche politiche commerciali differenziate per i vari segmenti di clientela, interpretandone le diverse esigenze di servizio.
Non si rilevano invece significative operazioni sui mercati internazionali da parte delle aziende italiane, ulteriore segnale della loro debolezza economico-finanziaria e competitiva nei confronti dei concorrenti esteri, ben evidenziata anche dalle dimensioni nettamente inferiori in termini di fatturato realizzato.

Le imprese italiane del settore scontano di fatto la strutturale e consolidata debolezza del sistema trasportistico italiano in termini di livello delle infrastrutture, capacità imprenditoriali, know-how logistico e capacità di programmazione dell'operatore pubblico.
Nell'ambito del settore logistico italiano, Piacenza ha molte aspirazioni e traguardi da raggiungere.
Si tratta senza dubbio di una realtà giovane dal momento che il polo logistico è presente da pochi anni ma Piacenza ha già dimostrato di avere le carte in regola per puntare ad un ruolo di leadership non solo nel Nord - Italia ma anche in Europa.

Attualmente il polo logistico si compone di quasi un milione di metri quadrati divisi tra Ikea (100mila metri quadrati di superficie coperta), Prologis (80mila) e Piacenza Intermodale (30mila), raggruppamento di 20 imprese piacentine attive nel settore dell'autotrasporto. Sull'area di 1,9 milioni di metri quadrati è prevista una superficie edificabile di altri 750mila metri quadrati: a Ikea ne andranno 200mila, a Prologis 150mila, mentre i restanti 400mila se li suddivideranno Cssg e operatori italiani e stranieri che già hanno avviato dei progetti sull'insediamento di Le Mose.

A sostegno della convinzione sulle potenzialità di Piacenza vi sono diversi aspetti. In primo luogo mi pare doveroso citare la collocazione geografica che pone la città in posizione centrale rispetto alle più importanti vie di comunicazione della zona padana.
Piacenza è riconosciuta in ambito regionale ed interregionale come uno dei maggiori nodi a livello logistico/trasportistico del Nord-Italia.
Forte di una invidiabile collocazione geografica, che la pone al crocevia di importanti vie di comunicazione sull'asse nord-sud ed est-ovest della nostra nazione (autostrade A1 e A21, linee ferroviarie Milano-Bologna e Bologna-Torino, statali Via Emilia Parmense, Via Emilia Pavese, Padana Inferiore, asta fluviale del Po), Piacenza rappresenta di fatto il gate emiliano-romagnolo nei confronti del sistema metropolitano milanese e torinese, e nord-occidentale più in generale.

Quattro aeroporti (Milano Linate, Parma, Brescia e Bergamo) sono a poche decine di chilometri.
Altre cinque (Malpensa, Verona, Bologna, Genova e Torino) sono raggiungibili in poco più di un'ora, così come i porti di Genova e La Spezia.
La realizzazione della tratta Milano Bologna dell'alta velocità ferroviaria e le prospettive di intensificazione dei flussi di merci e del sistema infrastrutturale lungo il cosiddetto corridoio 5 costituiscono ulteriori opportunità di valorizzazione della posizione di Piacenza.

E' in virtù di questa felice collocazione del resto, che Piacenza ha avuto la possibilità di sviluppare vocazioni in comparti produttivi per i quali risultano importanti, per ragioni diverse, le economie di localizzazione in senso lato: non solo nel campo dell'autotrasporto, ma anche della difesa, dell'energia, del cemento e dei prefabbricati in cemento.
In secondo luogo sono molto importanti la cultura e l'esperienza nel settore trasportistico che possono fungere da trampolino di lancio per sfondare nella logistica.
Il settore dei trasporti rappresenta storicamente un comparto rilevante per il sistema economico piacentino, sia in termini dimensionali che di specializzazione.
A Piacenza infatti vi è un tessuto imprenditoriale importante, costituito da oltre 1300 imprese di trasporto terrestri e circa 100 di movimentazione merci e magazzinaggio.
Il comparto trasporti e logistica è quindi rilevante nell'economia locale e conta quasi 4000 addetti.
Negli anni '90 in particolare il settore si è razionalizzato con una stabilizzazione degli occupati ed una leggera diminuzione delle imprese, a fronte dello sviluppo costante della logistica.
I dati riportati di seguito confermano che il settore è solido sia in termini di numero di imprese, di addetti e di dotazione di mezzi.

Il settore trasporti e logistica a Piacenza
Fonte: Laboratorio di Economia Locale (LEL), Università Cattolica Piacenza

1300 imprese di trasporto terrestri e circa 100 di movimentazione merci e magazzinaggio
(88% del settore trasporti provinciale)
circa 3.800 addetti (3.400 nei trasporti terrestri e nella logistica)
8,1% del valore aggiunto provinciale (terza posizione in Regione)
5% delle imprese provinciali (seconda posizione in Regione)
7,9 motrici per 1.000 abitanti (prima posizione in regione);
25,9 rimorchi e semirimorchi per 1.000 abitanti (primi in Regione)
77% ditte individuali e oltre 22% di società (16% in Regione)
crescita anni '90 solo nella logistica (+70% addetti) e nei trasporti ferroviari
riduzione anni '90 trasporti terrestri (- 8% imprese; - 4% addetti)

Piacenza quindi, pur non vantando settori produttivi particolarmente dinamici, può puntare anche sulla logistica.
Un ulteriore fattore determinante è stata la presenza di una multinazionale come IKEA che ha prodotto degli effetti positivi di carattere promozionale per il polo logistico.
IKEA infatti ha costruito nel polo logistico il suo centro di distribuzione per il Sud Europa e quindi ha puntato molto su Piacenza. Inoltre a breve realizzerà il suo più grande magazzino del mondo.

Inoltre non bisogna dimenticare che attorno al polo logistico si è verificata spontaneamente una convergenza di interessi pubblici e privati che ha trovato riscontro, nell'impostazione di molti strumenti di programmazione territoriale.
I più importanti sono i seguenti:

Il Piano Territoriale di Coordinamento individua la città capoluogo ed il comparto di Le Mose come luogo destinato ad ospitare ulteriore processi di localizzazione di attività ed infrastrutture logistiche.
Accanto a ciò il PTCP riprende e localizza i principali interventi finalizzati al rafforzamento del sistema infrastrutturale locale:
il porto fluviale a Piacenza;
l'aeroporto merci a S. Damiano;
il completamento del sistema delle tangenziali del capoluogo.
Il Piano Regionale Integrato dei Trasporti prevede, nel quadro del progetto del sistema logistico regionale, la realizzazione di un "polo logistico" integrato a Le Mose, stimando in 300.000 t. anno il flusso di merci in potenziale diversione dalla strada alla ferrovia al 2010.
Il P.R.I.T. ridisegna le grandi direttrici di comunicazione stradale, ferroviaria e fluviale, e Piacenza viene privilegiata data la sua posizione strategica di interconnessione.
Piacenza, quindi, forte della posizione strategica occupata e degli investimenti infrastrutturali si avvia a diventare uno dei più importanti e qualificati "sistemi logistici intermodali" del Nord - Italia, orientato alla movimentazione e al trasferimento delle merci in tempi più rapidi e costi minori in funzione anche della previsione di navigabilità del fiume Po e della vicinanza con la "grande rete" Cispadana.
Il Piano Regolatore del Comune di Piacenza, con una specifica variante, ha classificato nuove aree destinate allo sviluppo del Polo Logistico per una superficie di circa 2.000.000mq.
A proposito della collaborazione tra pubblico e privato non si può non citare il Patto per Piacenza e la sua importanza nella valorizzazione del territorio piacentino.
Il "Patto" è il frutto dell'incontro tra enti pubblici e le istanze degli operatori locali.
In ambito logistico il Patto per Piacenza, attraverso il Gruppo "Logistica a Valore Aggiunto", ha lanciato alcuni progetti interessanti da realizzare attraverso la cooperazione tra operatori privati e istituzioni pubbliche, per far funzionare il Polo logistico nella sua fase complessiva, quindi anche nella sua fase di espansione, che è già iniziata.
L'obiettivo è quello di favorire la crescita sul territorio provinciale di un "distretto" della logistica di rilievo nazionale ed europeo, nell'ottica dell'intermodalità, dell'informatizzazione e delle attività a maggiore valore aggiunto, integrate con iniziative di eccellenza nel campo della ricerca, della formazione e dei servizi avanzati alle imprese.

Il Patto per Piacenza ha quindi espresso pieno sostegno all'elaborazione di un Programma Speciale d'Area sulla Logistica promosso dalla Regione Emilia - Romagna, in quanto strumento strategico per la realizzazione di interventi strutturali prioritari, integrato da azioni immateriali di supporto (Istituto Trasporti e Logistica, Piano della mobilità e dei flussi, Progetto Telematico del polo logistico), e per la promozione dell'immagine di Piacenza quale polo logistico integrato. Inoltre è stata affermata la rilevanza strategica del progetto di parziale riconversione dell'aeroporto militare di S. Damiano per attività commerciali, previa verifica puntuale della sua fattibilità tecnica ed economica, nell'ottica del completamento e del potenziamento del "distretto" logistico piacentino.
Infine è stato dato pieno appoggio alla candidatura di Piacenza quale sede "Polo logistico di supporto alla Protezione Civile Nord Centro Italia", nell'ambito della fase di riordino del settore a livello nazionale.

Emerge dunque, dalle esperienze sin qui compiute, che attorno al tema della logistica convergono a Piacenza una serie di motivazioni che concorrono da un lato a definire una specifica vocazione del territorio piacentino e dall'altro lato a legittimare l'idea che il polo logistico piacentino possa e debba entrare a pieno titolo nella visione del futuro del nostro sistema economico.
Si tratta di motivazioni che e riguardano insieme gli aspetti naturali-territoriali, infrastrutturali, istituzionali.
Tornando a un'ottica di ragionamento più generale, in un contesto come quello attuale, fortemente caratterizzato dalla competizione tra territori per la fornitura di servizi ed economie esterne alle imprese, la logistica rappresenta infatti un fattore strategico nel panorama delle politiche territoriali, sia per il marketing territoriale che per la razionalizzazione del sistema produttivo.

Un ruolo centrale assume in particolare la logistica per conto terzi, o logistica a valore aggiunto (contract logistics), il cui mercato è in forte espansione e con enormi potenziali in termini di tasso di crescita e profittabilità, soprattutto mediante lo sviluppo di piattaforme logistiche, servizi avanzati e infrastrutture materiali e immateriali che producono significative ricadute locali sull'occupazione.
La crescita della logistica negli ultimi anni ha diverse spiegazioni, di natura macro e micro - economica. La globalizzazione dei mercati comporta che l'intero sistema produttivo risulti articolato sempre più su scala mondiale.
A tale scenario si aggiunge il processo, ormai irreversibile, dell'integrazione economica europea che spinge le imprese ad estendere il loro raggio d'azione sia per l'acquisto degli input di produzione che per la vendita di prodotti. Inoltre anche le trasformazioni di natura micro - economica contribuiscono ai cambiamenti della domanda, principalmente la diffusione della nuova organizzazione logistica di produzione fondata su tecniche di just in time.

Seguendo queste tendenze, Piacenza deve quindi capitalizzare le posizioni di eccellenza già raggiunte, per orientarle verso la costruzione di un "Distretto logistico" a valore aggiunto.
I progetti per l'immediato futuro non mancano e le istituzioni pubbliche (Comune, Provincia, Regione), coerentemente con quanto è stato fatto in passato, si stanno dimostrando molto attive.
I progetti più importanti previsti per l'immediato futuro sono la costituzione di un istituto per lo studio, la ricerca, la formazione ed i servizi nel settore del trasporto e della logistica, una serie di interventi finalizzati a migliorare la mobilità delle merci e delle persone attraverso il potenziamento del sistema infrastrutturale, la predisposizione di un progetto integrato dei servizi telematici ad alto valore aggiunto.
Condizioni locali e impegno degli operatori pubblici e privati testimoniano quindi che questo traguardo è raggiungibile.
Le imprese di logistica a Piacenza non mancano ma sono auspicabili una loro crescita dimensionale e una maggiore articolazione dei servizi offerti in modo da raggiungere adeguate economie di scala e reggere il confronto con i più quotati operatori stranieri.
È necessaria un'evoluzione da fare per accedere al contesto competitivo della logistica, anche se come già detto la base di partenza, dal punto di vista quantitativo, c'è ed è molto buona.

Per ottenere risultati importanti e per intercettare i grandi flussi distributivi delle merci le imprese piacentine devono puntare su una logistica alto valore aggiunto, perché solo questo tipo di logistica può assicurare buoni margini di guadagno.
Piacenza non deve essere solo un centro di interscambio ma un luogo dove si interviene sulle merci attraverso piccole lavorazioni, controlli qualità ed altri aspetti che consentano di migliorare il servizio al cliente.
In conclusione, il percorso che Piacenza deve intraprendere per conquistare una posizione di primissimo rilievo in ambito logistico è solo all'inizio, anche se già tanto è stato fatto in questi anni. Malgrado la giovane storia del polo logistico, penso che Piacenza abbia dimostrato di essere il posto ideale per fare logistica e che in futuro possa realizzare un ulteriore salto di qualità.

A mio avviso oggi vi è un abuso del termine "logistica" nel senso che spesso si dice che un'azienda fornisce servizi logistici quando in realtà fa solo trasporto.
Il trasporto è senza dubbio un elemento importantissimo della logistica ma resta uno dei tanti; la vera logistica, su cui bisogna puntare, è quella che crea valore aggiunto e che apporta quindi un miglioramento al prodotto o alla sua distribuzione. Ragionando in quest' ottica, per il momento a Piacenza le imprese di logistica vere e proprie sono poche.
Questa non vuole essere una critica, anzi ritengo che le potenzialità nel campo della logistica di questa città e della provincia nel suo complesso siano enormi dato che vi sono gli spazi (polo logistico), le competenze (polo universitario), le infrastrutture e le relative aziende di trasporto.
Oggi poi non è facile essere competitivi nel mercato logistico perché sono necessarie grandi dimensioni aziendali e quindi grandi capitali.
Ritornando alla realtà piacentina, il mio campione è costituito da 9 aziende.
Ho cercato di accorpare le realtà più significative e devo dire che i risultati ottenuti sono stati interessanti.
Molti dei dati raccolti sono stati esposti nel paragrafo precedente nel quale ho fatto un confronto con le aziende di trasporto.
In primo luogo vorrei dare un'idea delle dimensioni delle imprese intervistate e di ciò che è successo negli ultimi anni. Per fare questo ho confrontato il numero di addetti e il fatturato relativamente all'anno 1996 e al 2001 (tabella 1).

Tabella 1:
Caratteristiche generali imprese di logistica (valori medi campione)
Fonte: Interviste dirette e LEL 2001

1996 2001 Variaz. % 2001/1996
Fatturato 6 20 337%
Addetti 12 38 318%

Entrambi i dati sono molto significativi: sia il fatturato medio che il numero medio di addetti è più che triplicato nell'arco di 5 anni, il fatturato è passato da 6 a 20 miliardi mentre il numero di addetti da 12 è diventato 38. Questo sta a significare che le aziende logistiche piacentine si sono irrobustite e integrate, in linea con quanto sta succedendo a livello nazionale ed internazionale.

Per quel che riguarda le risorse materiali delle aziende, la tabella 2 mostra i valori medi.

Tabella 2:
Risorse materiali imprese di logistica (valori medi campione)

n° medio magazzini 5
% magazzini propri 14%
% magazzini affittati da terzi 86%
dimensione media magazzini 34.900
n° medio automezzi 11

Relativamente ai magazzini, le imprese piacentine hanno una buona dotazione di superficie coperta.
Il dato che forse attira maggiormente l'attenzione è quell' 86% che si riferisce alla percentuale di magazzini affittati da terzi.
Evidentemente possedere dei magazzini comporta ancora dei costi troppo elevati che le imprese piacentine, forse a causa dei bassi margini di guadagno sulle attività logistiche, non riescono a sostenere.
Tuttavia i magazzini non sono l'unica cosa che viene fornita dall'esterno.
Un numero medio di automezzi pari a 11 suggerisce che le imprese logistiche piacentine tendono a esternalizzare il trasporto avvalendosi dei cosiddetti "padroncini".
In questo caso i fattori condizionanti potrebbero essere due: da un lato l'eccessivo costo di acquistare e mantenere degli automezzi, dall'altro la possibilità di affidarsi a imprese di autotrasporto locali dotate di grande esperienza e competenza.

Per quel che riguarda i servizi offerti, tutte le imprese effettuano autotrasporto.
Altre attività molto frequenti sono quelle relative alla gestione del magazzino, e quindi lo stoccaggio e la movimentazione, mentre operazioni a maggiore valore aggiunto come ad esempio picking, rework di prodotti difettosi, controlli qualità, risultano essere di competenza dell'azienda solo in pochi casi.
Ciò che mi interessa sottolineare è che le imprese piacentine dovrebbero concentrarsi maggiormente su quelle attività che non solo aggiungono valore alla merce ma permettono anche di offrire al cliente un livello di servizio più elevato.




pubblicazione: 21/10/2002
aggiornamento: 28/10/2005

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