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Liti e divisioni ma siamo più forti

intervista a Tommaso Padoa Schioppa

Tommaso Padoa-Schioppa: «La fase peggiore l'ho vissuta col caso Visco, ora è passata»
di STEFANO LEPRI

«E’ pericoloso sottovalutare i fatti.
Quando si perde la capacità di guardare i fatti ci si incammina su una strada di rischio.
Questo vale per tutti: per chi agisce come per chi osserva» dice Tommaso Padoa-Schioppa, guardando indietro alle ultime settimane.
E’ vero che si discute di continuo, si litiga talvolta, in un governo con una maggioranza composita nelle idee e risicata nei numeri; ma non è tanto la conflittualità politica che il ministro dell’Economia teme, quanto che il «rumore», la «polvere» sollevati oscurino il concreto, illudendo il Paese su sé stesso.

«Gli italiani parlano ad alta voce, lo sappiamo, è una vecchia abitudine»; ma non si può fermarsi lì per giudicarli. Da tecnico, a Padoa-Schioppa preme sostenere che di decisioni se ne prendono; e ne difende la qualità, con passione e puntiglio.
Gli pare che l’opinione pubblica, informata da mass-media troppo assorbiti dai giochi politici, rischi di non percepirle.
«C’è sempre un alone attorno alle cose, ma la razionalità esiste: l’aumento delle pensioni basse, le misure per i giovani, i costi della politica, l’avvio della spending review, il patto per l’università».

«Siamo ora al colpo d’ala» insiste, dopo che negli ultimi due mesi il governo è parso spesso sul punto di cadere.
Per lui, il momento peggiore «forse perché l’ho vissuto personalmente» è stato quello della mozione di sfiducia contro il viceministro Vincenzo Visco, quando sembrava controversa persino la ripartizione dei poteri in una democrazia; «ma abbiamo dato una dimostrazione di fermezza, e anche di consapevolezza di quali sono le prerogative del governo nei confronti dei comandi dei corpi, che alla fine devono rispondere al potere politico».

«Qualcosa di simile - continua il ministro - l’abbiamo visto anche per la Rai: ora è stato riconosciuto che l’azione che abbiamo svolto era legittima. Venerdì abbiamo deciso sul federalismo fiscale...».
Ma gli enti locali non hanno subito fatto sapere di non essere d’accordo?
«Ci hanno detto di andare avanti.
Il problema è soprattutto nei rapporti tra livelli locali di governo, che sono ancora alla ricerca di un punto di incontro tra di loro».

Molti vedono il rischio che la continua contesa, l’alzare la voce, le minacce, costringano a compromessi barocchi, a danno della qualità dei provvedimenti.
Padoa-Schioppa, tenacissimo, è pronto a contestare punto per punto, e anzi ritorce:
«Se il centro-destra avesse fatto per le pensioni basse e per i precari quello che abbiamo fatto noi, con le sue capacità di vendita avrebbe riempito la comunicazione per due mesi».

«Davvero, il governo lo vedo in situazione di rapido rafforzamento - Padoa-Schioppa sorride - pur se lo si capirà forse un po’ in ritardo, come per la legge finanziaria 2007.
Quanto alla qualità dei provvedimenti, invito a verificare.
Ad esempio pochi si sono accorti che, per opera del ministro Luigi Nicolais, nei contratti degli statali sono state introdotte parecchie novità»: l’impiegato allo sportello che risponde male a un cittadino rischierà fino a sei mesi di sospensione, invece di soli dieci giorni.

Però è per non scontentare nessuno, forse, che la procedura di vendita per l’Alitalia non ha portato per ora risultati concreti.
«In questo come in altri casi, affrontiamo difficoltà che si sono sedimentate per anni.
Per vent’anni, direi, sull’Alitalia non si è fatto il necessario.
Nella politica, e nel sindacato, l’atteggiamento di considerare quella dell’Alitalia come una posizione di rendita è durata ben oltre il periodo in cui era un’azienda monopolistica su un mercato protetto. La condizione era la stessa anche due anni prima, ma la decisione coraggiosa di cederne il controllo l’ha presa questo governo. Insisteremo».

Rafforzato o no, in autunno il governo dovrà affrontare una nuova legge finanziaria.
Proprio riguardo alla qualità delle politiche, ha turbato alcuni quel passaggio della risoluzione di maggioranza che prospetta di usare le riserve della Banca d’Italia a riduzione del debito pubblico. Pur «avendo fatto il banchiere centrale per 37 anni» Padoa-Schioppa non se ne scandalizza, e per la prima volta accetta di esprimersi su questo argomento delicato.

E’ opinione diffusa che le banche centrali dell’area euro si trovino con un eccesso di riserve, accumulate per difendere più deboli valute nazionali; ma non è un brutto segno che il Parlamento pensi di usarle prima di affrontare la sostanza della futura manovra?
«Se ci siano delle eccedenze non lo so e vorrei verificarlo con la Banca d’Italia; mentre so bene che l’indipendenza finanziaria delle banche centrali è parte costitutiva del loro statuto di indipendenza, che io come pochi altri ho contribuito a definire e a realizzare».
Le riserve sono un patrimonio nazionale; l’uso delle eccedenze a calo del debito (per alleviare l’onere sulle generazioni future) è stato già deciso in altri Paesi: «entro questi limiti, e purché lo facciano in modo corretto, governo e Parlamento hanno pieno titolo ad occuparsi di queste tematiche».

Nella manovra 2008 tutte le nuove spese dovranno essere finanziate da tagli ad altre spese.
Il ministro ripete che «certamente non ci saranno nuove tasse», a parte la possibilità dell’aliquota unica sulle rendite finanziarie annunciata l’anno scorso e poi rinviata.
Di tagli alle spese, però, in Italia se ne sono fatti soltanto quando si era sull’orlo del disastro.
«No. Per la prima volta con la finanziaria 2007 si è fatto un aggiustamento per motivi di razionalità» non per evitare una crisi.
Solo grazie a un aumento della pressione fiscale, è un parere diffuso.
«No. Ad esempio abbiamo frenato la spesa sanitaria, che cresceva del 5% all’anno».

Ma il comma 507, che bloccava certe spese di ministeri, non l’avete dovuto correggere?
«Per due terzi se non tre quarti il contenimento ha funzionato. Insomma, alle spalle abbiamo due legislature molto diverse: dal 1996 al 2001 si è portato in netta discesa il rapporto tra debito e prodotto interno lordo; dal 2001 al 2006 si è fatto il contrario.
E’ ingiusto dire che tutti i gatti sono grigi; qui ce ne sono di bianchi e ce ne sono di neri. Io ho trovato il debito pubblico che stava salendo, e ora scende di nuovo».
La Stampa del 5 agosto 2007


pubblicazione: 05/08/2007

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