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domenica
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2020
San Gaudenzio



Lite nella Quercia dopo il voto sulle riforme.

di Maria Teresa meli

LE NORME SUL FEDERALISMO

Camera, via libera al Senato federale
Giovedì la Camera ha approvato l' art. 1 del ddl di riforma della Costituzione che istituisce il Senato federale con 299 sì, 27 no e 182 astenuti

Il voto in Aula, centrosinistra diviso
Sul voto si è diviso il centrosinistra: Ds, Sdi, Margherita e Verdi si sono astenuti, mentre Rifondazione, Udeur e Comunisti italiani hanno votato contro

Il compromesso dell' astensione
La decisione del Listone di astenersi dal voto in Aula sarebbe nata da una mediazione tra i Ds che erano per il «sì» e la Margherita per il «no»

Le polemiche nell' Ulivo. Lo «sconcerto» di Angius
Nell' Ulivo è scoppiata la polemica.
A innescare la miccia il capogruppo ds al Senato Gavino Angius, che è rimasto «sorpreso e sconcertato» dal voto


Gavino Angius contro Luciano Violante, Margherita contro Ds, Massimo D' Alema con le mani nei capelli per come è stata gestita la vicenda, l' astensione di giovedì sull' articolo 1 delle riforme che diventa orfana di padre: è una giornata di ordinaria confusione, quella di ieri, per il Listone.
E in una giornata così, per allontanare il sospetto di «intelligenza con il nemico», si lanciano proclami di guerra e, soprattutto, si smentiscono e sminuiscono i discorsi fatti tra i leader prima del voto «incriminato».
Ragionamenti che partono da una preoccupazione comune. Anzi, da due.
Una «nobile», l' altra un po' meno aulica: evitare che il Parlamento partorisca a colpi di maggioranza un «mostro» nell' interesse del Paese; scongiurare che si faccia una battaglia perdente su un referendum che consenta a Berlusconi di presentarsi nelle vesti del «presidente innovatore».
Perciò, al di là delle dichiarazioni, nel Listone il lavorio con il centrodestra è in atto, non si sa mai si riesca a sfrondare, e di molto, nonché di comune accordo, quel testo.
Ecco la ragione per cui il Listone si è astenuto: un «no» non poteva essere il prologo di eventuali intese.

Presunti accordi futuri e trattative attuali vengono ora negati. Non è giornata.
Si comincia con una dichiarazione di fuoco di Angius, «sorpreso e sconcertato» per lo «sbandamento» prodotto dal voto della Camera. Lo sbandamento, invero, è ammesso dagli stessi deputati del Listone, che raccontano: «Ancora di mattina alcuni di noi pensavano di dover votare "no", altri "sì", una parte era stata avvertita dell' astensione. A seconda del dirigente con cui avevamo parlato avevamo appreso una cosa diversa».
Intanto, dal Senato Angius è irrefrenabile.
«Sulle riforme - sottolinea - il confronto va fatto alla luce del sole».
In sostanza, l' accusa è di aver tentato l' inciucio.
E, ancora, Angius critica il Listone perché ora «l' unità dell' opposizione è incrinata».
L' intemerata del dalemiano capogruppo di Palazzo Madama sembra dare concretezza alle voci secondo cui il presidente della Quercia sarebbe irritato per il dilettantismo con cui è stata gestita una vicenda «così importante».
Angius parla a Violante perché Fassino intenda.
Fatto sta che sul banco degli imputati c' è il capogruppo di Montecitorio.
Il quale replica così al compagno di partito: «È andato sopra le righe, ma si calmerà».

Però anche dalla Margherita si punta l' indice contro Violante.
«Ha agito a titolo personale - sostiene Willer Bordon - e noi ci siamo piegati alle esigenze di omogeneità nella condotta parlamentare».
Anche alcune ricostruzioni ufficiose del Botteghino intestano a Violante la responsabilità.

Peccato che ancora l' altro ieri mattina sia Rutelli che Fassino si siano parlati alla Camera, sotto gli occhi di tutti, per definire gli ultimi particolari.
Comunque, ora, il leader della Margherita, davanti all' esecutivo del suo partito, promette:
«Non voteremo mai con la destra. Potremmo arrivare fino al referendum».
Rutelli sembra addirittura criticare implicitamente Fassino quando avverte:
«Sulle riforme nessuno pensi di andare avanti frammento per frammento».
Infatti era stato il leader della Quercia, il giorno prima, a dire di voler seguire la linea pragmatica dell' «emendamento per emendamento».
Insomma, una Babele di linguaggi, un profluvio di distinguo.

E un Clemente Mastella verace, stile «pane al pane, vino al vino», che chiosa così questo non facile periodo:
«Il centrosinistra - ammonisce il leader dell' Udeur - freni i suoi istinti suicidi».
L' ascolteranno?


pubblicazione: 17/09/2004
aggiornamento: 27/09/2004

Piero Fassino si è astenuto.... 3769
Piero Fassino si è astenuto....

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