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martedì
5
luglio
2022
Sant'Antonio Maria Zaccaria



La "vision" di Ernesto Carini

Come sarà Piacenza fra 15 anni ?

Visto che scrivo,sarei molto contento se, attraverso il sito internet del Piano Strategico, qualche persona avesse voglia di chiacchierare un po’ con me

Com’è facilmente visibile, il mio non è né un ragionamento compiuto né una traccia strutturata, ma semplici osservazioni da confrontare con gli altri.

Chi fosse mai, in qualche modo, d’accordo con me può interloquire, arricchire, cambiare,interagire ma sempre, per favore via sito internet così da socializzare lo scambio di opinioni fra coloro, ancora pochi, che attualmente lo visitano.

Chi non è d’accordo………….. beh abbiamo davanti 15 anni per parlarne

Ah si, sono Ernesto Carini, assessore comunale di Piacenza, membro del Comitato strategico e sottoscrittore del primo “Patto per Piacenza”.

FRA IL “PATTO” E IL “PIANO”

Fra le varie ragioni per cui in tanti guardano con scetticismo a questa nuova fase della Pianificazione strategica c’è anche il fatto che i due principali soggetti istituzionali (Comune e Provincia) sono dello stesso colore politico.

Questa omogeneità che da un lato dovrebbe garantire perfetta sintonia ed unità d’intenti, dall’altro potrebbe allarmare quanti, oggi, si trovano all’opposizione. Non che la cosa sia giustificata ma può succedere.

Nel Primo Piano Strategico il Presidente della Provincia Dario Squeri garantiva uno schieramento e il Sindaco di Piacenza Guido Guidotti l’altro; c’era una competizione “in avanti”, per fare sempre meglio. Oggi questo fattore non c’è ed è anche per questo che c’è maggiore diffidenza.

Una diffidenza che va dissolta con tutta la delicatezza e la pazienza del caso perché non ha davvero nessuna ragione di essere a partire dal fatto che il Piano avrà vita ben più lunga delle amministrazioni che lo hanno promosso; ed anche perché è fatto da una pluralità di soggetti “forti”assolutamente in grado di garantire piena autonomia di ragionamento e di strategia

LA NUBE

Nella stessa settimana in cui il Sindaco Reggi mi affidava la delega al marketing territoriale, sul settimanale Panorama si poteva vedere una bella fotografia satellitare dove si vedeva la Pianura Padana (l’intera Regione Emilia Romagna) completamente coperta da una spessa nube di aria variamente inquinata.

Per “rendere” ancora meglio la serietà della situazione erano segnalate altre situazioni così altamente preoccupanti: il bacino della Rhur in Germania, la ben nota “nube cinese”, qualcosa in Francia e poco altro in Inghilterra.

Fra la nube e la terra c’erano tutte le cose belle che ci piacciono ed amiamo e che avremmo voluto far conoscere al mondo affinché consistenti quantità di turisti venissero a farci visita: paesaggi di sogno, cibi da peccati di gola, vini prelibati, Castelli da mille e una notte

Posto che l’Agenzia di marketing (prevista dal 1° Patto ed ora formalmente costituita) può fare molte cose ma non può raccontare bugie è chiaro che quella nube rappresentava un pesantissimo handicap. Da rimuovere.

Ed in effetti, da almeno tre anni l’Amministrazione Reggi stava e sta cercando di risolvere il problema strategicamente togliendo quote d’inquinamento attraverso scelte strutturali: le “rotonde” che fluidificano il traffico, l’inibizione alla circolazione dei veicoli maggiormente inquinanti estendendo contemporaneamente la rete delle piste ciclabili e razionalizzando il trasporto pubblico.

Pezzi di società, non estesi ma rissosi, con riscontri anche in Consiglio Comunale, hanno vissuto le misure antinquinamento come se vi fosse l’intenzione di fare dei dispetti ai cittadini invece che la volontà di avviare una grande operazione per garantire la salute dei cittadini.

Sogno, quindi un 2020 senza la nube.

Chiaro che per togliercela di torno, la nube, dovremo diminuire l’inquinamento anno per anno dandoci obiettivi credibili insieme a tutti i soggetti del Piano Strategico compresi i commercianti e quanti usano mezzi privati per lavoro. E dovremo attivarci non solo in città ma sull’intero asse antropizzato della via Emilia.

Questa parte di territorio non può rovinare la “reputazione dell’Appennino”.


APPENNINO

Vallate incantevoli due delle quali note e conosciute da due Nobel della letteratura: la val d’Arda per Dario Fo e la val Trebbia per Ernest Heminguey. Le conoscono e le frequentano alti prelati ministri stranieri, uomini di governo italiani, big boss di importanti aziende private e pubbliche,

Turisti, fungaioli, cacciatori, fondisti, camminatori, persone a cavallo trovano su nostro Appennino momenti di serenità e di relax.

La Regione ha fatto un ottimo lavoro di studio e di monitoraggio sulle zone sismiche e franose che ci indicano Farini e Morfasso come i due comuni maggiormente a rischio; ma ha anche lavorato bene con opportuni finanziamenti per risolvere frane e allagamenti verificatosi negli ultimi anni ed è seriamente impegnata nella messa in sicurezza dei territori.

Ma la gente scende continuamente a valle utilizzando a senso unico quelle strade che sono il frutto di tante discussioni e discordie.

Per rendersi conto del perché la nostra montagna continua a perdere abitanti e le Province autonome di Trento e Bolzano no, basta guardare i contributi variamente governativi che vengono concessi ai territori: qui quasi più nulla e là quantità elevatissime.

Ma sarebbe sbagliato comunque stare con le mani in mano e non cercare di fare almeno quello che dovrebbe essere in nostro potere:

-Unicità di immagine. Ancora oggi diversi comuni stampano, insieme alle loro pro-loco depliant illustrativi tutti diversi, invece sarebbe necessaria una immagine unica della nostra montagna da caratterizzare dentro all’immagine che l’Emilia Romagna ha in Europa o nel Mondo.
Le nostre fiere dei prodotti tipici dialogano fra di loro senza riuscire ad attrarre il mondo esterno. Sono esempi di dolce abnegazione e di attaccamento alla tradizione ma non eventi di cultura gastronomica o economici. Potremmo immaginarci una fiera unica per tutta la montagna che abbia un bacino d’utenza extra regionale?

- Semplificazione istituzionale. Forse bisognerebbe pensare di unificare i Comuni per dare un servizio migliore ai pochi residenti rimasti. Sogno: Bobbio unico comune dell’alta val trebbia con tutti gli attuali sindaci in giunta. Con i mezzi che oggi abbiamo a disposizione saremmo in grado di portare a casa di ogni abitante ogni sorta di certificato, ogni qualità di medicina, e molte altre cose. E ci si potrebbe candidare a ricevere sicuramente maggiori quantità di contributi. Ah si le poste: un automezzo itinerante, un camper, potrebbe essere l’ideale. Nello stato della Florida fra acquitrini e caimani già funziona così ; loro, gli americani hanno scoperto il nostro “basulon” (non so se si scrive così) gli hanno dato un nome inglese ed è stato un successo.

- Progetto economico. Si deve tornare a parlare del Parco delle valli del Nure e del Trebbia per realizzarlo in funzione di una maggiore occupazione, di una valorizzazione degli immobili, di una qualità ambientale m9igliore e spendibile economicamente. ( ma su questi temi chiamo in aiuto gli amministratori locali…..e tutti gli altri).

“ I PARIOLI” DI MILANO

Un’altra immagine “satellitare” altamente suggestiva suggerisce “visioni” future.

Dall’alto si vede la nostra provincia chiara nella parte nord fra la via Emilia ed il Po mentre tutto il resto fino ai confini con la Liguria ed il Piemonte, è intensamente scura e suggerisce l’idea di un vastissimo Parco Naturale.

Verrebbe da pensare a come sarebbe bella una città (l’intera area antropizzata) dentro al Parco.

Da tanto in alto sembrerebbe naturale immaginare Piacenza come “I Parioli” ma al servizio di Milano e della sua area economicamente forte ma anche estremamente caotica ed inquinata.

Nel 2020 Piacenza, nell’area vasta, potrebbe avere questo ruolo?

Riflettere su questo punto non mi sembra tempo sprecato.

Questa città fondata dai romani e governata dai Farnese è ricca di storia e di testimonianze ma, in particolare dal dopoguerra ad oggi, si è caratterizzata, economicamente su scala regionale e nazionale per essere stata, via via Polo militare, Polo energetico, centro importante per la raccorderai, Polo meccatronica e attualmente Polo Logistico: e per il futuro?

VISION

D’estate e nei fine settimana una gran quantità di persone si spostano dalle aree metropolitane della Lombardia verso la nostra provincia, anche con qualche “caratterizzazione”, i cremonesi verso la val d’arda con il suo Parco del Monte Moria, dello Stirane e con le aree del placenziano, i milanesi (e tanti altri naturalmente) verso la val Tidone (quelli più benestanti che hanno dato un gran contributo al recupero edilizio ed architettonico di antichi manieri, di torri d’avvistamento e di cascine) e verso le valli del Nure e del Trebbia ( quelli con un reddito con qualche zero in meno che arrivano in auto e moto e che hanno trovato case e appartamenti in affitto nelle parti alte delle due valli e qualche volta anche in quel poco di struttura alberghiera che riusciamo ad offrire).

Nel 2020 quando da tempo sarà operante l’alta velocità ma ci sarà anche il quadruplicamento della linea ferroviaria per Milano è assurdo pensare che molte persone e famiglie preferirebbero risiedere qui e “spostarsi” verso il lavoro? Certo, per immaginare a cose del genere bisogna anche pensare che la vita grama dei nostri attuali pendolari sia oramai un lontano ricordo.

Tanto più che fra una quindicina d’anni sarà aumentata la quota di quanti potranno utilizzare il telelavoro e saranno anche in molti ad utilizzare postazioni fisse piacentine per lavorare per la propria ditta come se fossero effettivamente presente in sede.

SUGGESTIONE

Ogni Piano Strategico Comunale seguito dall’Indispensabile Piano Operativo Comunale (cioè il Piano del Sindaco) dovrà per forza contenere aree per insediamenti produttivi? Se lo si chiedesse a Giuseppe Turani (editorialista di Repubblica) probabilmente direbbe di no, almeno nella “sua” val Tidone.

Il Comune di Agazzano, e forse anche qualcun altro confinante, anni fa in sintonia con la Provincia aveva puntato su un futuro diverso non ancorato al settore “produttivo” in senso stretto e tutto sommato ha livelli di vita e di occupazione nella media con gli altri.

La mia generazione è stata molto industrialista e produttivista e non credo che sia stato un errore, tuttavia arrivano anche i momenti in cui si può e si deve pensare in modo nuovo e diverso.
Se queste cose che scrivo per il sito internet del Piano strategico saranno lette da Giuseppe Parenti, e da Sergio Giglio rischio forti reprimende anche formali per cui meno che mai vorrei coinvolgere il Comune o chiunque altri nella mia personale vision 2020.

Per alleggerire un po’ il ragionamento faccio ricorso ad Adriano Celentano.


E’ LENTO

Trovo “lento” e quindi poco stimolante il continuare a dire come spesso succede nei convegni di casa nostra che prima viene la produzione e poi la cultura. In primo luogo perché non vedo nessun legame di causa – effetto diretto fra le due cose ( ci sono Nobel africani e culture aborigene che tutto il mondo non vorrebbe perdere), in secondo luogo perché forse è arrivato il tempo di cominciare ad invertire i dati del problema.

Intendiamoci, quando il Presidente della Camera di Commercio ci richiama ad una maggiore rapidità amministrativa, quando chiede che nel nostro marketing ci siano i prezzi delle aree come capita nel resto del mondo, quando suggerisce di mettere a disposizione delle imprese aree convenzionate per calmierarne i prezzi ha ragioni da vendere e credo che davvero la pubblica amministrazione debba muoversi più speditamente in quelle direzioni.

Ma detto questo sappiamo anche che oggi le imprese per scegliere la migliore collocazione danno sempre minor peso al costo delle aree per assumere parametri come la qualità ambientale, l’offerta culturale, il livello della formazione scolastica e così via.

Non sarà così fra 15 anni. E’ già così oggi.

Per cui fatto quello che si è detto sulle aree dobbiamo sapere che per accogliere le aziende più efficienti e dinamiche dovremo agire in un orizzonte più vasto che comunemente definiamo qualità della vita.


E’ ROK

Credo sia molto più stimolante il ragionamento che spesso fa il Sindaco Reggi quando ci richiama alla centralità dei problemi dell’ambiente e della cultura.

Il che non vuol dire che non si vogliono più fabbriche o che non si intende sviluppare la logistica, anzi, noi vogliamo la “logistica fabbrica”, quella che comporta attività manifatturiere e non la “logistica magazzino” che non produce occupazione e che non ha bisogno di elevati profili professionali.

Significa però costruire un “pensiero nuovo” che ci faccia essere competitivi su area vasta con i sistemi urbano territoriali più forti e sviluppati del nostro Paese.

Pensare alla cultura, al turismo, all’ambiente come motori di sviluppo e non come un lusso dell’industrialismo diventa sempre più essenziale


LE TERRE VERDIANE

Questo potrebbe essere un progetto di enorme suggestione culturale ma anche di forte valenza economica e di sviluppo del turismo.

Pensare al nostro teatro che è il più grande dell’Emilia Romagna che dialoga con quello all’aperto che si dovrebbe realizzare a Villanova, immaginarli in rete con Vigoleno e Castell’Arquato che sono già, diciamolo così, “luoghi RAI” sapendo che dentro a questo sistema viaggeranno le più grandi orchestre del mondo dirette dai più prestigiosi direttori, vuol dire mettere in piedi un polo di attrazione culturale e turistica che non dovrebbe temere confronti con gli altri di eccellenza gia sparsi per l’Italia e per il mondo.

Vuol dire disporre di un potenziale bacino turistico per le crociere turistiche lungo il Po per le visite a Bobbio e a Velleia Romana e per i paesaggi impareggiabili dell’alta val trebbia

Vuol dire rinnovare ed irrobustire la rete alberghiera, vuol dire creare occupazione nuova in settori che oggi per il nostro territorio non sono trainanti ma che potrebbero diventarlo.

Le terre verdiane quindi come un attraente e concreto progetto multivalente da costruire sull’intero territorio della provinciale.

Il patrimonio di “terre” della nostra provincia è cospicuo: abbiamo le terre dei Pallavicino le terre di mezzo, le terre alte, le terre del Magnifico, le terre dei ciliegi, le terre del Trebbia e le terre di S. Colombano; penso che attraverso la pianificazione strategica, senza nulla togliere alle altre, si possa operare una scelta verso quella musicalmente più evocativa

MAGIA


Per molti è ancora una cosa ignota, per altri può essere un luogo di Ferriere dove di tanto in tanto si svolgono attività ludico-ricreative ma in realtà è una vera e propria magia.

Parlo di “Casa Montagna” che una sindachessa dell’Ulivo ha “strappato” a Parma con tutta la determinazione e la dolcezza di cui solo una donna è capace e che un sindaco del Polo che con l’intelligenza e la ruvidezza del montanaro ha aiutato a vivere ed a crescere.

Anche questo è Patto per Piacenza.

A Casa Montagna, ogni anno, passano gruppi artistici e musicali di oltre 40 nazioni del mondo che sono supportati dai loro Governi e che sono seguiti da Ambasciatori e Ministri con i quali privati e istituzioni potrebbero intrecciare utili e proficui scambi economici e culturali.

Casa Montagna è un centro di pace.

Quale altro territorio nella nostra regione può disporre di una simile ricchezza?

Spero che i ragazzi delle scuole (ma anche gli adulti) che stanno seguendo il Piano Strategico possano toccare con mano questa realtà bella che può dare frutti in molti modi.


AMOR CIVICO

Si chiamava così un documento-analisi fatto tanti anni fa che sotto la regia di Mino Politi aveva prodotto un fortissima innovazione rispetto a quanto di canonico c’era allora.

Oltre alla passione, fra i protagonisti di quella stagione politica c’era anche un forte tensione innovativa ed un ottimo clima di collaborazione che fare bene anche a questa fase di lavoro verso vision 2020.

Prima dell’Amor Civico Piacenza era considerata la Cenerentola dell’Emilia Romagna. Dopo non la è stata più.

Nasceva in quegli anni l’idea del Polo Logistico ma si affermava anche una nuova cultura ambientale che si è andata sempre più radicata in quelli che allora si chiamavano “i partiti di massa”

Per innovare oggi, come allora furono innovative le analisi economiche di Amor Civico che si dovrebbe fare? Forse tentare di andare oltre al pluricitato “sviluppo compatibile” per affrontare l’ignoto di una “de-crescita” capace di produrre sviluppo e occupazione nell’epoca in cui non si tratta più di salvare il “posto” ma il lavoro?


DESIDERIO

In Comune, come assessore, devo fare la persona seria e quindi i pensieri birbanti me li concedo dentro Vision.

Penso che sarebbe molto bello, molto poetico se al centro di ogni rotonda costruita nella nostra città vi fosse una fontana.

Tutti mi dicono che sono costose e probabilmente è vero e tuttavia nessuno ha ancora calcolato il sicuro “ritorno di immagine” che la città ed il territorio potrebbero ricavarne. Non credo che vi sia una città europea che si possa caratterizzare in questo senso con tante fontane e con tutti gli immaginabili giochi d’acqua.

Sono debitore di questo sogno ad Andrea Paparo che, quando era assessore comunale ha realizzato quella sulla rotonda di viale Dante.

Comunque sarebbero bellissime con il sole e con la neve, di giorno e di notte.

Sarebbe interessante sentire il parere della dottoressa Paola Peretti dell’Agenzia di marketing e di altri guru del marketing alcuni dei quali abbiamo avuto il piacere di vedere in azione nell’interessante convegno svoltosi in Cattolica.

Alcuni colleghi del Consiglio Comunale variamente collocati negli schieramenti politici si dicono d’accordo. Chissà

Di tempo davanti ne abbiamo sicuramente ma la scelta andrebbe fatta qualche giorno prima che qualcuno si svegli e ci riveli se le fontane sono di destra o di sinistra.

Se poi si facesse avanti qualche sponsor disponibile ad accollarsi per qualche anno i costi di gestione sarebbe tutto più facile.

IL PO
Qui tocca a Gian Luigi Boiardi, Presidente della Provincia….(scherzo ma Lui è competente davvero)

I GIOVANI

Forte e condivisibile intuizione quella del Sindaco, del Presidente della Provincia e del Presidente della Camera di Commercio di volere i giovani protagonisti del nuovo Piano Strategico.

C’è una grande attesa sul loro contributo (che maturerà all’interno del sistema scolastico) ed è giusto che sia così. Sono sicuro che le aspettative non saranno tradite.

In particolare, come acutamente ci fa notare il prof. Enrico Cicciotti l’ingresso dei giovani ( ma sarebbe più esatto dire delle scuole, degli insegnati, dei Presidi) sarà utilissimo a “fidelizzare” la cittadinanza al progetto che insieme stiamo costruendo.

Detto questo però credo che sarebbe sbagliato e non utile assumere atteggiamenti “buonisti” a tutti i costi (mi sono piaciuti i recenti interventi su Libertà di Bruna Milani e di Brunello Cerchi).

I giovani riescono a vedere molto lucidamente le loro esigenze di oggi e a raccontare i loro desideri per il futuro: vogliono centri per incontrarsi, discutere, divertirsi e per il dopo va bene anche un lavoro fuori Piacenza ma poi desiderano rientrare ( ritorna l’idea dei Parioli? Sembra di si!).
Del resto, quando avevo l’età dei ragazzi che in queste settimane si incontrano, né io ne i miei coetanei avremmo nemmeno lontanamente pensato che per il nostro territorio fosse utile una centrale termonucleare e poi fosse ancora più utile spegnerla e poi tornasse di attualità la riaccensione


CHISSA’….

Infine sarà perché ho esaurito la fantasia, sarà perché non vedo cose molto stimolanti in giro ma non riesco proprio ad inventarmi un nuovo “polo” ed quindi sono costretto ad immaginare qualcosa di diverso.
Si diceva, città romana e farnesiana, città d’arte, medaglia d’oro per la Resistenza, nodo ferroviario e crocevia autostradale, città strategica, dentro ad un territorio lambito dal Po (fiume d’Europa) attraversato dal Trebbia che diventerà un parco, che può vantare figli “famosi” ( Amaldi, Armani, Alberoni e avanti con le altre lettere dell’alfabeto)….

Questo e tanto altro ancora rappresentano i “blocchi di partenza” verso Vision 2020.

Proprio sbagliato lasciarsi sfiorare dal pensiero (tenendo, valorizzando innovando e accrescendo tutto ciò che abbiamo in agricoltura e nel manifatturiero) che anche residenzialità,salubrità ambientale,cultura, turismo, ricerca e solidarietà possano costituire un mix di sviluppo all’altezza dei tempi che verranno?

Termini come “innovazione”, “efficienza”, “dinamismo” che correttamente vengono utilizzati per indicare la via di salvezza per le aziende perché non cerchiamo di declinarli “amministrativamente” quando si parla di strategie, di sistemi economici, di sviluppo territoriale, del futuro della nostra gente?
Appunto quando si tratta di fare il Piano strategico della cittadinanza (Fernando Tribi).
Perchè di questo in effetti si tratta; non basta voler fare il Piano Strategico ma bisogna anche sapere a chi si rivolge e a chi dovrà servire.
In tutto questo ragionamento (o zibaldone?) non è uscita una parola su soggetti fondamentali : la Chiesa, i partiti, le banche, le grandi istituzioni culturali, la sanità, lo sport, il volontariato, le arti, l'università, gli uomini e le donne e tanti altri soggetti ancora ....

Mica posso fare tutto io.
Grazie e scusate il disturbo.

Ernesto carini,
Assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Piacenza,
Amministratore dei Democratici della Sinistra (Ds)



pubblicazione: 22/06/2006

Ernesto Carini 10122
Ernesto Carini

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