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La Toscanini punta su Piacenza

Roi: vogliamo gestire ancora la stagione musicale

«Piacenza è uno dei soci più importanti della Fondazione Toscanini e la presenza nel suo Teatro Municipale è per noi motivo d'orgoglio e di grande impegno. Questi anni di esperienza ci hanno confermato le potenzialità di questo teatro e di questa città, che peraltro già conoscevamo.
Ci hanno fatto anche capire laddove, in futuro, dovremo correggere limiti, errori o manchevolezze del passato.
E per questa ragione parteciperemo con entusiasmo e con le migliori intenzioni di vincere, alla gara che il Comune di Piacenza si appresta a varare per la gestione della stagione musicale».

In queste ultime settimane si è molto discusso del ruolo del sovrintendente Gianni Baratta.
Cosa ha da dire Maurizio Roi, nuovo presidente della Fondazione Toscanini?
«Perché parlare delle persone è spesso più semplice che parlare dei problemi veri.
Il professor Baratta è una delle risorse principali della nostra Fondazione, ma la questione è molto diversa».

E cioè?
«E cioè che viviamo un momento in cui lo spettacolo, in Italia, è un settore industriale in crisi.
E l'Emilia Romagna è tradizionalmente il "cuore" dello spettacolo italiano per quantità, qualità, presenze e servizio.
La Fondazione Toscanini è una grande realtà, che in questi anni si è ampliata in modo complesso: riuscire a far fronte a quello che è un momento veramente drammatico per il nostro settore - mantenendo gli attuali livelli di qualità, di presenze e di servizio e possibilmente migliorandoli - è molto difficile.
Stiamo modificando il nostro statuto proprio per meglio adeguare la governance a questa situazione, dopo di che gli uomini - compreso il professor Baratta - copriranno il sistema che costruiremo. Con un ruolo forte prima di tutto da parte degli enti locali e dei soggetti che mettono a disposizione le risorse».

Baratta, però, in definitiva non è più sovrintendente della Toscanini?
«Sì, ma solo per una questione tecnica.
Altre sedi hanno prorogato i loro sovrintendenti, noi non lo possiamo fare per ragioni statutarie.
Se avessimo potuto, avremmo prorogato anche noi l'incarico del professor Baratta in attesa di modificare la governance; siccome lo statuto ce lo impedisce abbiamo dovuto cambiargli l'incarico, lasciandogli lo stesso lavoro ma non le stesse funzioni.
Lo ripeto: è solo una questione tecnica, ma il professor Baratta è tuttora coordinatore dell'attività della Toscanini».

L'approdo a Piacenza della Fondazione Toscanini, nel 2003, fu visto da alcuni con il fastidio di una sorta di "colonizzazione" culturale parmense.
E' un pregiudizio che pensate di aver vinto in questi tre anni di attività?

«Difficile dirlo, proprio perché si tratta di un pregiudizio.
E allo stesso modo è difficile integrare con il tessuto locale risorse culturali e attività che provengono da un'istituzione forte e di carattere regionale come la Fondazione Toscanini.
Quello del rapporto con il territorio è un tema importante e su cui si è fatto tanto, ma si deve fare ancora di più. E' il tema per eccellenza di un teatro.
Perché un teatro è l'anima della città e quindi la città va ascoltata, con i suoi progetti e le sue idee».

Quale è il rapporto che, nelle sue intenzioni di neopresidente, vi legherà in futuro a Piacenza?
«A giugno scade la nostra convenzione, il Comune di Piacenza farà una gara europea, noi ci attrezzeremo per partecipare nelle migliori condizioni possibili perché al rapporto con questa città e alla vita di questo teatro siamo molto legati.
Vorremmo vincere questa gara e nel prossimo mandato cercare di limare anche i limiti che inevitabilmente possono essere affiorati nella nostra prima esperienza e che sono stati giustamente segnalati dai cittadini e dagli amministratori o che noi stessi abbiamo colto».

La scorsa stagione ha risentito dei tagli alla cultura della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Per il futuro come sarà garantita la possibilità economica di approntare cartelloni all'altezza?

«Noi dobbiamo fare l'impossibile per avere una stagione musicale, non solo all'altezza, ma di grande qualità.
Il problema dei tagli esiste, non possiamo negarlo.
Il Fondo unico per lo spettacolo è stato ridotto del venti per cento e la Toscanini subirà questa decurtazione moltiplicata per varie volte: per il contributo sull'orchestra, per quello sui teatri e per quello sulla formazione professionale. È uno scenario di guerra».

Ma come è possibile "sposare" la qualità del prodotto alle ristrettezze economiche in cui vi muovete?
«Attraverso forme di collaborazione, di coproduzione, di sistema, di risparmio, di efficienza e di rapporto stretto con la città, i suoi sponsor privati e le sue istituzioni pubbliche».

Che cosa c'è da aspettarsi se vincerete la gara per la stagione musicale 2005/2006?
Dia qualche anticipazione.

«Faccio il presidente, non il direttore artistico.
Quello che posso dire è che, se continueremo a gestire il Teatro Municipale, è nostra intenzione instaurare un rapporto più stretto - sia dal punto di vista organizzativo che culturale - con la gestione della stagione di prosa.
In che modo? Attraverso un ragionamento stabile, almeno di cornice».

Quale sarà il vostro rapporto con l'Orchestra "Cherubini" di Riccardo Muti?
«Noi rappresentiamo il 25 per cento dell'Orchestra Cherubini.
Considerato che un grande direttore d'orchestra come il maestro Muti ci onora della sua attenzione nelle due sedi di Piacenza e Ravenna, posso dire che il rapporto che ci lega sarà sempre di più di attenzione e di impegno».

L'impegno della Toscanini nel grande progetto "Parma capitale della musica" ha fatto temere una marginalizzazione del ruolo di Piacenza nell'attività della Fondazione.
Sono timori infondati?

«Certamente sì, Piacenza avrà comunque un ruolo primario nella nostra attività.
Non dimentichiamo che la Fondazione Toscanini - che nasce come orchestra sinfonica dell'Emilia-Romagna è che è stata fondata dall'Ater (l'associazione dei teatri della regione, di cui sono il presidente) - è parmense di nascita, ma ha avuto fin dall'inizio una funzione regionale e una prospettiva europea e mondiale».

La lirica e i giovani, un rapporto da rilanciare. Come?
«È un tema molto complesso, che chiama in gioco tanti fattori, non escluso il prezzo.
Qualche anno fa l'Ater, su incarico della Regione fece un esperimento con i giovani offrendo carte prepagate per assistere agli spettacoli.
Riscontrammo che sotto una certa cifra a disposizione i giovani non sceglievano la lirica, sopra sì.
Cioè, chi non aveva una certa disponibilità economica alla lirica non ci andava.
Comunque, credo vadano incrementate tutte le iniziative di promozione già in atto verso le fasce di popolazione spesso "escluse" dalla lirica, che - non dimentichiamolo - ha radici profonde nella nostra storia, ma che è anche un'espressione culturale ancora moderna».
«Dobbiamo approfondire tutti gli sforzi già in atto anche a Piacenza (ad esempio le anteprime per le scuole al Municipale e le lezioni dei cantanti del coro del Municipale nelle classi) per avvicinare i giovani a questa fetta così importante della nostra cultura».

C'è una cosa di cui va particolarmente orgoglioso?
«Voglio dire che mi inorgoglisce parecchio il fatto che questa sera il Teatro Municipale appenda il cartello tutto esaurito nella stagione gestita dalla Fondazione Toscanini di cui sono il presidente con un spettacolo - il balletto di Kiev - portato dall'Ater di cui sono il presidente. Questo vuol dire che, come dicevo, la sinergia tra istituzioni porta a ottimi risultati».

Giorgio Lambri, Libertà del 21 gennaio 2006


pubblicazione: 21/01/2006

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