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La maggioranza si divide, Monti lascia Lista Civica ?

Si fa politicamente complesso il cammino della Legge di stabilità.
Nel governo scoppia la grana del viceministro all'Economia Stefano Fassina che non condivide la manovra e minaccia dimissioni.
E mentre nel governo la maggioranza si divide, l'ex premier Mario Monti annuncia che lascia Scelta civica: «Su Governo e alleanze non c'è più la mia linea».

Il processo di scomposizione e ridefinizione dell'area dei moderatati si abbatte su Scelta Civica: nel gruppo scoppia una vera e propria guerra tra le componenti (popolari e liberali, cattoliche e riformiste) che ha come esito la conta delle forze in campo e la scelta estrema del leader: Mario Monti si dimette, in aperta guerra contro l'ala dei popolari capitanata da Mario Mauro.
È deflagrazione che scoppia, complici le avances che il gruppo dei popolari porta avanti in direzione dei moderati del Pdl, sulla legge di stabilità e sulla designazione del candidato per l'Antimafia. Due nodi che portano allo scoperto una guerra intestina che cova da settimane.
«In questi giorni - attacca Monti - il senatore Mauro, con dichiarazioni e iniziative, è venuto preconizzando, da un lato, una linea di appoggio incondizionato al Governo - naturale in chi fa parte - ma che non è la linea di Sc. Dall'altro, il superamento di Sc in un soggetto politico aperto anche a forze caratterizzate da valori e prassi di governo inconciliabili» con quelli di Sc.
Il primo dei riferimenti è alle posizioni, sostanzialmente critiche, di Scelta civica sulla Legge di stabilità.
Anche se il patatrac è nato ieri su un'altra questione: il campo di battaglia è sull'antimafia, dove c'era un accordo di maggioranza per eleggere presidente il capogruppo alla Camera di Sc, il cattolico Lorenzo Dellai.
Peccato che uno dei tre componenti di Scelta civica in Commissione, l'imprenditore catanese Andrea Vecchio, sconfessa pubblicamente e molto duramente la candidatura di Dellai rilanciando la propria.
Vecchio è dalla parte di un gruppo di una dozzina di deputati su un totale di 47 (lui dice «la metà del gruppo») di matrice liberale. Un gesto forte che provoca, a valanga, l'asserragliamento delle forze in campo.
Il capogruppo al Senato, Gianluca Susta, difende Dellai e bacchetta: «La dialettica interna non deve e non può mai degenerare nella mancanza di rispetto, tanto meno verso colleghi di partito» tuona.

Ma non finisce qui perché di lì a poco scoppia la grana sulla manovra.
Il montiano Enrico Zanetti attacca sulla pressione fiscale: la manovra contiene «almeno 10 miliardi in più di tasse». Dall'altra il ministro Mario Mauro chiede sostegno: «I partiti che manifestano mal di pancia per la legge di stabilità non sono coerenti con la fiducia che hanno espresso al governo Letta».
La dichiarazione non può non colpire al petto Mario Monti.
«Mario Mauro, che grazie a Mario Monti è diventato prima capogruppo al Senato, poi "saggio" e infine ministro, dovrebbe essere in prima linea a sostenere il progetto di Scelta civica, distinto e distante da quello di Berlusconi e Alfano (con cui ha pranzato ieri) e di Casini» maligna Gianfranco Librandi. Ma non è finita.
Di lì a poco 11 senatori di Sc si schierano con Mauro e puntano l'indice contro i «troppi distinguo opportunistici». Poi, come se non bastasse, inviano al capogruppo Susta una lettera in cui chiedono una «verifica politico-programmatica» nel gruppo. E alle 11 firme dei senatori si aggiunge anche quella del ministro Mauro. «Non posso non intendere la dichiarazione degli "undici più uno" senatori come una mozione di sfiducia nei miei confronti» prende atto Monti che rassegna così le sue dimissioni. Dimissioni che in molti confidano ritiri. La prossima tappa martedì prossimo, quando si riunirà l'assemblea di Sc per il primo chiarimento.
Francesca Chiri


18/10/2013


pubblicazione: 18/10/2013
aggiornamento: 25/10/2013

Categoria
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 :..  Scelta Civica con Monti per l'Italia



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