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La Cdl non desiste dalla linea dura.

Niente voti fino al verdetto del Tar sulla seduta contestata.

Il ricorso al Tar ancora non c'è, ma è assai probabile che arrivi. E in attesa che parlino i giudici, l'opposizione sull'Aventino non sale fino alla vetta, ma si accampa a metà strada in qualche modo. Nel senso che in consiglio comunale ci andrà, ma senza più «concorrere al raggiungimento e al mantenimento del numero legale». E se l'idea di massima è di non partecipare alle votazioni per «non prestare acquiescenza al contenuto del procedimento di surroga» adottato dalla maggioranza il 1° ottobre scorso e giudicato illegittimo dalla minoranza, la Casa delle Libertà (Cdl) non intende però far «venir meno il nostro ruolo di vigilanza critica e quindi di volta in volta valuteremo insieme l'atteggiamento da tenere». Così ieri in consiglio comunale, a nome dell'opposizione, ha parlato Massimo Trespidi (Fi), chiarendo la posizione decisa dai suoi sul caso politico che ha tenuto banco in questi giorni a palazzo Mercanti. La Cdl, in sostanza, considera illegittimi i lavori di un'assemblea della cui attuale composizione non si riconosce la validità a seguito della contestata surroga dei quattro consiglieri di maggioranza dimissionari operata il 1° ottobre. E perciò, la seduta di ieri, la prima dopo quella finita sotto accusa, ha visto l'opposizione entrare in aula solo dopo l'appello iniziale e non partecipare a nessuna delle votazioni chiamate dal presidente del consiglio, Benedetto Ricciardi.
Da annotare il comportamento di Antonio Levoni (gruppo misto) che non ha mai fatto ingresso in sala andandosi a posizionare tra il pubblico per un certo tempo prima di lasciare il Comune.
Dalla Cdl è stata avanzata ieri anche una richiesta riecheggiata sia in aula sia nella conferenza dei capigruppo tenutasi appena prima della seduta. E cioè che si sospenda l'attività del consiglio fino al pronunciamento dei giudici, quello almeno di primo grado, al quale l'opposizione, si è impegnato («con un patto tra galantuomini») Tommaso Foti (An), cercherà di arrivare nel più breve tempo possibile. Significa, secondo l'onorevole, mettere in conto qualche giorno ancora per l'approfondimento giuridico in corso tra gli amministrativisti chiamati in causa dalla Cdl (in particolare, da quanto si è appreso, Antonio Carullo, ordinario di diritto pubblico all'università di Bologna), dopodiché partirebbe il ricorso al Tar di Parma (intorno al 15-20 ottobre) con allegata istanza di sospensiva, il che porterebbe il tribunale a fissare l'udienza per la fine di novembre.
Si tratterebbe, certo, di un verdetto di primo grado, subito appellabile davanti al Consiglio di Stato, ed è verosimile prevedere che la parte soccombente scelga questa strada che terrebbe tutto sub iudice per almeno un altro mese ancora. Ma la minoranza ritiene che attendere il primo grado prima di far riunire nuovamente il consiglio sia la cosa più saggia in modo di non vedere approvare atti destinati poi a decadere nel caso il Tar annullasse la seduta del 1° ottobre.
Si convochi l'assemblea solo per provvedimenti di massima urgenza, ha chiesto Foti, ma sul punto la maggioranza è sembrata fare orecchi da mercante visto che sia in aula sia in conferenza dei capigruppo l'appello risulta essere stato raccolto. Vero è che fino a lunedì 8 novembre è difficile che siano in calendario sedute visto che la giunta si è presentata ieri dai capigruppo senza argomenti da portare ad approvazione e che l'unica adunanza fissata è un consiglio “aperto” sulle problematiche della Terza Età, richiesto da sindacati dei pensionati, in agenda per il 25 ottobre. Considerato che il lunedì successivo è festa (Ognissanti), si arriva così all'8 novembre. La maggioranza può, dunque, avere pensato di aspettare quella data per decidere come procedere con davanti un quadro più chiaro sul fronte giudiziario, avendo in mano il (ancora eventuale) ricorso e il giorno dell'udienza.
Ieri, comunque, Ricciardi è tornato a rivendicare la correttezza delle sue scelte procedurali respingendo le accuse di parzialità (ribadite da Carlo Mazza, del gruppo misto). Ha elencato i conforti giuridici che lo hanno ispirato nelle decisioni (un parere del ministero dell'Interno e un pronunciamento del Consiglio di Stato, oltre ai rapporti del segretario generali) dicendosi pronto ad assumersene la più piena ed esclusiva responsabilità. E ha anche fatto polemicamente presente di non aver mai avuto comunicazione dei pareri del ministero dell'Interno richiesti nei giorni scorsi dall'opposizione che, a giudizio di quest'ultima, danno ragione alla tesi dell'illegittimità della seduta del 1° ottobre.
Gustavo Roccella


pubblicazione: 12/10/2004
aggiornamento: 19/12/2004

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