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La Camera approva la Manovra Finanziaria.

ROMA - Sono iniziate alle 10, come previsto, le dichiarazioni di voto finali sulla legge Finanziaria, dopo la fiducia espressa ieri dalla Camera dei deputati con 331 voti favorevoli e 231 contrari.
Durante l'intervento del leader di An Gianfranco Fini, è arrivato alla Camera anche il premier, Romano Prodi.
Alle 12.30 il voto finale: la manovra è stata approvata con 311 voti a favore e 251 contrari.
Un deputato si è astenuto.
Il dibattito è stato aperto dai deputati Reina (Mpa) e Brugger (Min. linguistiche).
Poi gli interventi di Catone (Dc-Psi), Fabris (Udeur), Bonelli (Verdi), Diliberto (Pdci), Villetti (Rnp), Ossorio (Idv), Maroni (Lega), Casini (Udc), Giordano (Prc), Fini (An), Tremonti (FI) e Fassino (Ds).
Nella notte l'esame degli ordini del giorno: ne sono stati votati 383.
Lunedì il provvedimento passa all'esame del Senato per l'approvazione definitiva.

INVITO AL DECORO - In apertura di seduta, il presidente della Camera Bertinotti ha invitato i capigruppo di maggioranza e opposizione a mantenere un comportamento decoroso in Aula nel corso delle dichiarazioni di voto finali.
La sollecitazione del presidente di Montecitorio arriva dopo la seduta di questa notte durante la quale la Lega ha innalzato cartelli con scritto «Bertinotti l’africano» e i Verdi un cartello scritto a mano: «Fatevi una canna».
Prima dell’inizio dei lavori dell’Assemblea, Bertinotti ha convocato appositamente una conferenza dei capigruppo informale per invitare tutti i capigruppo «al rispetto dei tempi e a evitare esternazioni fuori luogo», come ha spiegato Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi a Montecitorio.
E oggi la Lega è tornata ad esporre, per la seconda volta dopo poche ore, cartelli in Aula.
Al termine della dichiarazione di voto del capogruppo Maroni, i deputati del Carroccio hanno mostrato la scritta «Prodi vattene» e hanno esposto dei ciondoli in legno a forma di Pinocchio.
Bertinotti ha chiesto ai commessi di rimuovere i cartelli e i pupazzi.

BERLUSCONI - «La peggiore Finanziaria della storia della Repubblica»: così Silvio Berlusconi ha commentato la manovra con i giornalisti entrando in Aula.
Quella che oggi chiude l'iter alla Camera è una Finanziaria «originata dal fondamentalismo ideologico, portata avanti con dilettantismo quasi impensabile e approvata con un atto di arroganza e prepotenza che offende il Parlamento».

FINI - «Definire questa Finanziaria pessima significa usare un'espressione diplomatica. Non ricordo una manova così imbarazzante». Gianfranco Fini non usa mezzi termini per criticare la manovra. Nel suo intervento alla Camera, il leader di An ha criticato l'iniziale assenza di Prodi:
«Dimostra l'arroganza con cui guida l'Italia».
Mentre l'ex ministro degli Esteri torna ad attaccare la manovra («È certamente pessima»), il presidente del Consiglio ha fatto il suo ingresso nell'emiciclo.
«Finalmente Prodi è giunto in Aula» ha detto a quel punto il leader di An. Fini ha poi criticato gli slogan del corteo di Roma.
«Ringrazio tutti i colleghi che hanno iniziato il loro intervento esprimendo solidarietà ai familiari dei nostri caduti a Nassiriya. Ma non ringrazio chi, come l'onorevole Diliberto, avendo la possibilità di farlo, non ha speso una parola per vergognarsi della sua presenza alla manifestazione».

TREMONTI - La Finanziaria del governo Prodi «è regressiva come una moderna tassa sul macinato»: lo ha detto parlando per il gruppo di Forza Italia Giulio Tremonti.
Secondo l'ex ministro dell'Economia, la Finanziaria non centra gli obiettivi di risanamento e rigore, sviluppo ed equità sociale.
Perché «dopo la vostra cura l'economia non accelera ma rallenta la crescita e resta al di sotto della media europea.
Sull'economia i governi possono fare molto male e voi ci riuscite benissimo».
Tremonti ha sottolineato che «le mani del fisco si allungano 67 volte nelle tasche: dal bollo auto al ticket, all'Iva sul riscaldamento, alle addizionali. È una Finanziaria che dà molto agli alti papaveri e molto meno ai poveri». L'ex ministro ha sottolineato che «la ricchezza non la produce il governo, ma gli italiani. La Finanziaria non è ragioneria. Non è economia. È politica. Ed è su questo che so sta consumando la vostra crisi politica».
Tremonti ha concluso con una battuta:
«Vedo il presidente Prodi che sorride. Sorride perché non ha capito quello che ha fatto. Gli italiani lo hanno capito benissimo».

MARONI - La Finanziaria è «una mazzata senza precedenti al mondo delle imprese, al mondo che lavora e che lei ha imbrogliato in campagna elettorale con la promessa di non aumentare le tasse»: lo ha detto il capogruppo della Lega Nord Roberto Maroni durante la dichiarazione di voto in Aula. Maroni ha sottolineato come nel Paese «cresce la protesta» che il presidente del Consiglio Romano Prodi «non sa comprendere» limitandosi a «bollare come pazzo o come evasore» chi si oppone. Fra i pazzi Maroni annovera le agenzie di rating e la stampa straniera, oltre all'opposizione, ma «non siamo noi i pazzi: è lei totalmente inadatto a guidare l'Italia».
Un'Italia che «si sta finalmente svegliando», come aveva detto il presidente del Consiglio: «è vero - ha concluso Maroni - dopo questa tremenda Finanziaria gli italiani si stanno svegliando dall'incubo e si augurano che il brutto sogno finisca con il suo licenziamento da Palazzo Chigi».

FASSINO - La missione di questa Finanziaria è «quella di rimettere in moto un paese stagnante e fermo». Lo ha detto il segretario dei Ds Piero Fassino.
Il leader della Quercia si rivolge agli esponenti dell'opposizione che hanno attaccato la manovra ricordando che la Cdl ha lasciato all'Unione un'eredità pesantissima: «Dov'erano Fini, Casini e Tremonti negli anni scorsi? Tremonti dice che gli italiani non dimenticano? Ebbene non dimenticano come avete governato voi e vi hanno mandato a casa sei mesi fa».
Fassino parla di una manovra «coerente» e aggiunge che «non è vero che sia una Finanziaria classista, che sarebbe dettata da chissà quale radicalismo estremo, e che ignora le esigenze delle imprese». Alle imprese, insiste, vengono assegnate una quantità di risorse che nessuna delle manovre della Cdl ha dato.
Il segretario dei Ds ha assicurato che la manovra torna a occuparsi del Sud, dal centrodestra «fortemente marginalizzato», che garantirà l'apertura dei cantieri, mentre la Cdl «ha inaugurato cantieri senza prevedere fondi», che restituisce certezza al lavoro, e che «dà alla famiglia strumenti per vivere più serenamente la propria vita». Infine, ha aggiunto, «introduce equità sociale».

DILIBERTO - «Questa Finanziaria contiene luci e ombre. Va bene il risanamento dopo il disastro dei conti della Cdl, ma qual è il messaggio che la prima manovra del governo di centrosinistra vuole trasmettere? Noi la voteremo ma bisognava dare più spazio ai ceti deboli perché risanare vuol dire anche dare speranza per il futuro. Nessuno ha la bacchetta magica ma noi avremmo voluto una Finanziaria diversa».
È uno dei passaggi salienti dell'interventio di Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti Italiani.
Il segretario del Pdci sottolinea come «nella manovra ci siano molte cose positive, come i fondi per il sud Italia, la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione ma - osserva ancora - ci sono anche delle ombre, una su tutte, i ticket per il pronto soccorso e le poche risorse per il fondo sociale».
«Noi proseguiremo nel nostro impegno - aggiunge - con lealtà nei confronti del governo senza però tralasciare lo spirito critico. Non abbiamo chiesto posti o partecipato alla corsa delle poltrone ma chiediamo il rispetto del programma».

GIORDANO - «Siamo riusciti a costruire un sistema fiscale che permette a ciascun lavoratore sotto i 40mila euro lordi di avere una busta paga superiore a quella attuale». È questo il primo successo della Finanziaria secondo Franco Giordano, leader del Prc. «Tra scuola ed enti locali proviamo a stabilizzare circa 250mila lavoratori, abbiamo garantito risorse per il contratto nel pubblico impiego - ha aggiunto -.
Ora dobbiamo concentrare l’attenzione sulle sofferenze della società italiana.
Stiamo facendo cose importanti e positive, ma dobbiamo sapere che attese e bisogni sono molto più grandi.
Come il mezzogiorno, le mafie, le migrazioni dei nostri giovani verso il nel nord del mondo, l’insicurezza del lavoro dipendente con retribuzioni e pensioni tra le più basse d’Europa».
19 novembre 2006


pubblicazione: 19/11/2006
aggiornamento: 14/01/2007

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