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La barca di D’Alema pagata a uno sportello della Lodi

Una coincidenza, solo una coincidenza.
Ma di questi tempi una coincidenza che suscita molte curiosità anche perchè coinvolge Massimo D’Alema e uno dei sui oggetti di culto, la barca a vela.

Così ieri pomeriggio la Banca Popolare italiana lancia un comunicato per contrastare indiscrezioni «assolutamente prive di fondamento», e a precisare che «il conto corrente intestato all’onorevole Massimo D’Alema è in essere presso la filiale 098 di Roma, in via Poli, ed è funzionale esclusivamente al pagamento delle rate di un leasing stipulato con la società Bipitalia Leasing».
Quali siano le «indiscrezioni prive di fondamento» sul conto di D’Alema presso la Bpi non viene specificato.

Certo è che la nota della Bpi - emessa evidentemente con l’assenso del diretto interessato - serve a fugare qualsiasi dubbio in proposito. E ancora - si spiega da Lodi - «lo stesso conto corrente non presenta altra movimentazione differente dallo scopo sopra descritto.
Il contratto di leasing ed il relativo conto corrente bancario posto al suo servizio sono stati accesi nel mese di dicembre 2003, il tasso applicato al leasing è allineato agli standard di mercato ed i pagamenti delle rate risultano regolarmente onorati alle scadenze previste».
Anche quale sia l’oggetto di questo contratto di leasing, la Bpi non lo spiega, ma fonti vicine al presidente dei Ds non hanno problemi a chiarirlo.

Le rate servono a pagare il mitico Ikarus, la barca a vela da 60 piedi progettata da Roberto Starkel, acquistata da D’Alema assieme a due amici e varato lo scorso anno.
Sul conto corrente della Bpi in via Poli, a due passi dalla Camera dei Deputati, passano così ogni mese poco più di 8000 mila euro, per l’esattezza 8068,70, per pagare la rata del leasing. Soldi che - pur essendo il conto intestato al solo D’Alema - potrebbero rappresentare il pagamento della rata mensile da parte di due o forse di tutti e tre i comproprietari della barca.
Curioso che fra tante banche D’Alema capiti proprio alla Popolare di Lodi?

Il conto, secondo quanto spiegano fonti vicine al presidente dei Ds, è stato aperto nel 2003 proprio su indicazione della Bipitalia Leasing, che fa parte del gruppo lodigiano, e alla quale si appoggia come società di leasing il cantiere Base Nautica Stella Polare di Fiumicino, dove D’Alema e soci hanno fatto costruire la loro imbarcazione.
Una tempesta in un bicchier d’acqua, dunque, quella che costringe alla precisazione ufficiale la Bpi?
A giudicare dai dati sì.
Ma certo che su D’Alema e la sua barca - anzi le sue barche visto che che quella attuale è la seconda - il presidente dei Ds ha già dovuto collezionare una serie di precisazioni, rettifiche e chiarimenti che sembrano non avere mai fine.

Già nel passaggio dal precedente Ikarus - un Baltic da 51 piedi - al suo tecnologico fratello minore (per età e non per dimensioni), con albero e passerella in carbonio per ridurre il peso e una velatura assai generosa, il presidente dei Ds si era esibito in un’articolata corrispondenza con alcuni dei maggiori giornali italiani, cominciando a scrivere il 15 agosto del 2002 al Corriere della Sera per contestare il valore di 3 miliardi attribuito alla sua nuova imbarcazione, anche «perché non vorrei davvero che da una campagna invernale sulle scarpe milionarie, si transitasse alla leggenda estiva della barca miliardaria».

Poi, nel febbraio dello scorso anno una lettera a La Repubblica, in risposta a un articolo di Eugenio Scalfari dopo che Silvio Berlusconi aveva parlato di politici con la barca che rubano ai cittadini.
«Neppure della famosa barca - scriveva D’Alema - sono proprietario, per la semplice ragione che non ero in condizione di acquistarla. Il che mi ha fatto optare, assieme ad alcuni amici, per la soluzione di un leasing quinquennale. Mi sento assolutamente tranquillo, in primo luogo con al mia coscienza».

In quanto al prezzo della nuova barca è stato sempre D’Alema a rivelarlo in un’intervista a Panorama Economy: «Circa 600 mila euro», pagati «dalla società di amici che la compra» e che poteva contare già sui 280 mila euro incassati attraverso la vendita del primo Ikarus «a un signore svedese, che ne è molto soddisfatto».
(da www.lastampa.it del 21 dicembre 2005)




pubblicazione: 22/12/2005
aggiornamento: 23/12/2005

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