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giovedì
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luglio
2020
San Bernardino Realino



L'uomo nuovo che è già vecchio

di GIANCARLO PERNA

Come un’ape bulimica, Walter Veltroni sparge più miele ogni giorno che passa.

Governa Roma da sei anni, debuttò in Parlamento vent’anni fa, da trenta fa politica, ha 52 anni e i capelli grigi, ma continua a presentarsi come l’uomo nuovo che ci cambierà la vita.

Walter è un genio dell’abbindolamento.

Comunista per decenni, crollato il Muro, dichiarò di non esserlo mai stato.

Anticraxiano incallito, tifò per Bettino in galera, ma quando l’Ulivo cominciò a incamerare i primi socialisti rimasti senza casa, addolcì i toni per attirare il maggior numero di profughi.

Osteggiò Berlusconi come pochi, ma ora - per distinguersi da altri figuri del centrosinistra - si dichiara avversario rispettoso.

Da qualche anno poi, ha scoperto la categoria dell’ecumenismo - detto appunto, veltroniano - che prende il nome di «buonismo» quando scivola nel patetico.

Con questi ingredienti, da un lustro governa la Capitale.

Il «modello Roma» si fonda sul paternalismo.
La tecnica, per funzionare, esige che i Ds abbiano il potere.
In questo caso - per rassodarlo e ampliarlo - la Sinistra, anziché serrare le fila, dialoga con l’intera città.
La avvolge nel fru fru: corse campestri, notti bianche, gay pride, luminarie, festival.
Attrae nelle sue morbide spire, preti e mangiapreti, no global e palazzinari, zingari e salotti.
Pedine del gioco sono amici e nemici.
C’è posto per l’opposizione di destra, per gli irriducibili di sinistra, nostalgici del Duce, orfani di Stalin. Quest’orgia di raccogliticcio ha raggiunto l’apoteosi con le elezioni che hanno confermato Walter sindaco nel 2006.
Oltre alla lista ufficiale, lo hanno appoggiato una sfilza di liste civette.
Perfino una - «Moderati per Veltroni» - per infinocchiare gli elettori del centrodestra.
Al che, il suo sfidante, Gianni Alemanno, è esploso:
«Gli manca solo una lista “Fascisti per Veltroni” e siamo a posto».

Walter macina tutto, purché il suo potere si rafforzi.
Un bell’esempio della confusione mentale che ha seminato è di queste ore.
Uno dei seggi elettorali per le primarie del Pd è stato approntato nei locali di una Libreria Mondadori che è, come ognuno sa, la casa editrice di Berlusconi, il quale si è così ritrovato inconsapevolmente arruolato nella fila di chi lo vuole morto.
Svampitezze veltroniane.

Volendo conciliare gli opposti, Veltroni si condanna a non fare niente.
I soli che abbiano avuto vantaggi dal suo ecumenismo, sono costruttori e disobbedienti.
Li ha giocati, l’uno contro l’altro.
Ai palazzinari ha dato cemento libero e ai no global verdeggianti, per zittirli, ha fatto moltiplicare le occupazioni dei cosiddetti «centri sociali» di cui oggi Roma è la capitale mondiale.
Ai romani senza etichetta - tre milioni e fischia - restano i rumori, il traffico selvaggio, le strade immonde, la mendicità petulante.

Come nessuno è capace di riempire pagine di giornali senza dire nulla.
Alla vigilia della sua scontata elezione alla testa del Pd, il Corriere della Sera gli ha dedicato un’intervista che occupa un pezzo della prima e, per intero, la seconda e terza facciata.
Parole pesanti come piume.
«Il voto di domenica realizza il sogno della mia vita... Comincia un’altra storia, un altro viaggio, con nuovi compagni e nuove rotte».
Il Pd costruirà «una democrazia più lieve e più veloce».
«Oggi la mia missione è trasmettere il mio entusiasmo.
È rilanciare l’orgoglio di essere italiani.
Questo Paese fantastico pieno di imprenditori meravigliosi, di ragazzi coraggiosi...» di eroi, di poeti, di navigatori.

Alla sola domanda scomoda, quella sul suo futuro in Africa dove un anno fa ha fantasticato di ritirarsi in tempi brevi, ha replicato:
«Ho detto che non avrei cercato altri posti di potere.
Ma quando vedi... che tutti si voltano verso di te per chiederti di impegnarti in prima persona, non puoi fare finta di nulla».

«Tutti si voltano verso di te».
Sembra una frase tratta da una preghiera a Maria Vergine, ma Walter - narciso senza pudore - la riferisce a sé.
In giugno, quando cominciò la sua osannante campagna elettorale, lo scettico Emanuele Macaluso, ds pure lui, disse sardonico:
«Walter santo subito!».
L’ascesa ai Cieli è puntualmente avvenuta.
Il sindaco beato ha perfino scritto una lettera ai sedicenni d’Italia invitandoli a votarlo.
«Cari, siano la vostra voce e le vostre idee a cambiare le cose. Cogliete questa opportunità, partecipate, scegliete, costruite il Pd e fatelo vostro».
Come non percepire in questo tenero appello l'eco millenario del richiamo di Gesù dalle rive del Giordano:
«Sinite parvulos venire ad me»?

Bene.
Questo è il Veltroni delle dolci chiacchiere in libertà.
Concretezze zero.
O meglio.
Nell’intervista di cui sopra Walter un impegno, ahilui, lo ha preso.
Perdendo per un istante la sua incallita prudenza, ha detto che in otto mesi - sottolineo otto - si possono «ridurre il numero dei parlamentari alla metà».
Largheggiamo, abbuonandogli il mese di ottobre in cui dovrà smaltire l’euforia dell’elezione.
Ma poi, fatalmente, il tempo ricomincerà a correre e gli otto mesi scadranno in giugno 2008.
Se per quella data non sarà successo nulla - e nulla succederà - potremo togliere a Veltroni l’aureola del santo e mettergli la corona di re degli spacconi.

Giancarlo Perna

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=213194



pubblicazione: 15/10/2007

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