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L'ascolto del sindaco Reggi.

Ecco uno stralcio di un'intervista rilasciata a Paolo Michelotto da Roberto Reggi il 29/11/2002
(era stato eletto da circa 6 mesi).

Sindaco, cosa state realizzando a Piacenza?

Si è trattato in sostanza di passare da un coinvolgimento della popolazione che normalmente avviene soltanto per limitare il dissenso, a un coinvolgimento che invece porta la popolazione e i cittadini a decidere realmente sulle scelte amministrative.
Quindi il bilancio partecipativo è una modalità faticosa, perchè richiede un impegno notevolissimo da parte degli amministratori e una grande dose di umiltà, perchè bisogna confrontarsi tutti i giorni con cittadini che hanno richieste anche esose dal punto di vista economico.
Occorre spiegare loro con estrema chiarezza e trasparenza che le risorse sono limitate, ma che in un tempo ragionevole, si potrà dare risposta a quelle più urgenti e significative.
E’ un metodo che richiede grande dedizione e dei professionisti.
Non si può improvvisare.
Questo è il motivo per cui stiamo approfondendo questa tematica con dei seminari di studio.
Perché l’ascolto da solo crea soltanto aspettativa e se mal ripagata crea ancora più insoddisfazione. Per cui bisogna attivare una procedura di ascolto, ma occorre anche attivare una procedura rigorosa di soddisfazione delle richieste.
Penso poi che abbia anche una finalità politica questa del Bilancio Partecipativo, che è quella di recuperare il maggior numero di cittadini alla vita politica attiva.
Oggi assistiamo a una disaffezione nei confronti della politica da parte dei cittadini.
Si interessano sempre meno della programmazione degli interventi a favore della propria città.
Soltanto alle elezioni vengono convocati in qualche modo a esprimersi.
C’è anche una tendenza in queste occasioni delle elezioni a ridurre la partecipazione.
Allora anche in campagna elettorale penso sia quello della partecipazione un metodo da adottare fondamentale e straordinario, capace di ribaltare anche previsioni nettamente contrarie, come è avvenuto a Piacenza.
A Piacenza i sondaggi davano il sindaco uscente in netto vantaggio oltre il 60 %.

Di quale coalizione?

Era una coalizione di centrodestra che aveva riproposto il sindaco uscente, che godeva di una buona stima da parte dei cittadini, perché erano state realizzate cose importanti.
La disperazione da parte dei partiti di centrosinistra ha consentito a persone nuove di proporsi, e di condurre una campagna elettorale fondata sostanzialmente sulla partecipazione e sull’ascolto.
Che ha dato un risultato straordinario, quello di ribaltare completamente l’esito previsto dai sondaggi. Quindi siamo passati da un 63-65 % dei sondaggi a favore del centrodestra a un 55% in favore del centro sinistra alle elezioni reali.
Questo proprio grazie alla partecipazione dei cittadini che è stata fatta quotidianamente casa per casa contattando non dico tutti i centomila piacentini, ma una buona parte di essi.
Quindi è un metodo che dà un riscontro formidabile in termini di elezioni politiche.


Qual'è la storia di Roberto Reggi?

Io ho una storia di esperienza amministrativa di 4 anni con una giunta di centrosinistra con il sindaco di allora dal 1994 al 1998 come assessore alle politiche abitative e alle politiche sociali e una esperienza come capogruppo per la Margherita nel consiglio provinciale, ma sostanzialmente io sono un lavoratore non della politica, ma prestato alla politica.
Ho ripreso a lavorare dopo l’esperienza di assessore, in realtà non ho mai smesso.
Io sono ingegnere e ho continuato la mia attività professionale e quindi non ho le caratteristiche del politico che ha dedicato tutta la vita all’attività partitica e di amministrazione.
Mi sono reso disponibile nel momento in cui ho capito che c’erano le condizioni per impostare un nuovo modo di fare politica fondato principalmente sulla partecipazione.
Per questo mi sono messo in aspettativa per i cinque anni futuri.

Ci sono state delle reazioni particolari dei partiti a questa proposta di una maggiore partecipazione dei cittadini?

No, perché avendo loro la certezza quasi matematica di perdere, hanno lasciato andare avanti me, senza volersi assumere direttamente gli oneri della sconfitta.
Questa è stata per me la forza principale, perché mi ha consentito di lavorare con tranquillità, creando una coalizione più allargata possibile fin dall’inizio, quindi con Rifondazione Comunista insieme con l’Ulivo fin dall’inizio, scelta che ho voluto fortemente io, e che ha poi consentito di impostare una campagna con i partiti che hanno fatto non uno, ma due passi indietro.
Quindi la concentrazione di intenti direttamente sul candidato, senza nessuna richiesta di emergere come singoli partiti della coalizione.
Quindi questo penso che dai cittadini sia stato apprezzato, anche perché dietro di me si vedeva un gruppo quantomeno unito che non chiedeva spazio particolare, mentre nel versante opposto, nel centrodestra c’era, poiché erano convinti di vincere, la necessità di mettere in evidenza un partito piuttosto che un altro, e un candidato piuttosto che un altro.
E’ stata anche su questa divisione che esisteva nel centrodestra che abbiamo lavorato, portando a casa un risultato straordinario per Piacenza.
A Piacenza non si è mai vinto con più del 51%.


Quali erano le sue esperienze extrapartitiche?

Mah, io la politica l’ho sempre fatta, però nell’ambito del volontariato.
Non mi sono mai iscritto a partiti fino al ’94.
Sono praticamente arrivato a fare l’assessore senza essere iscritto a nessun partito, ma avendo sempre fatto attività politica all’interno del mio tempo libero che utilizzavo per fare volontariato in particolare con minori in difficoltà.
E’ la storia di molti ex-ragazzi come me che partono dal gruppo parrocchiale, si impegnano nella parrocchia prima, nel gruppo di catechismo, poi vanno a fare i volontari con i disabili e con i minori e che acquisiscono via via una consapevolezza che per cambiare le cose, occorre andare a incidere anche là dove le decisioni vengono prese, e quindi la sollecitazione ad un impegno politico è partito fin da quel periodo giovanile.
Successivamente quando ho avuto la possibilità, sono stato chiamato come tecnico da un sindaco che anche lui per la prima volta si buttava in un mondo politico-partitico in una realtà amministrativa facendo sindaco a Piacenza.
Ho accettato la sfida e ho maturato ancora più la consapevolezza che si può gestire un’amministrazione in modo nuovo.
Ed è stato questo che mi ha spinto ad accettare la proposta che è arrivata di propormi candidato a fare il sindaco quattro anni dopo.

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Commento di Filiberto Putzu :
Bello ritrovare le dichiarazioni d'intenti e verificare poi il comportamento di chi le aveva rilasciate...




pubblicazione: 22/03/2005

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