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domenica
26
gennaio
2020
Santi Timoteo e Tito



Intervista a Rocco Buttiglione.

Partiamo da un argomento di giornata. Ieri è arrivato un “richiamo” della Banca Centrale Europea: se si modifica il Patto di Stabilità i conti pubblici potrebbero essere a rischio. Lei cosa ne pensa?
«Mi sembra che il Patto di stabilità offra delle possibilità ulteriori per lo sviluppo, che vanno gestite con grande senso di responsabilità. Per di più questo è un momento in cui l'euro è forte, molto forte, alcuni dicono troppo forte; non sarei neanche preoccupato che sui mercati ci possano essere degli effetti negativi».

Romano Prodi sostiene, però, che con la revisione del Patto di stabilità l'Italia non ha nulla da festeggiare e «dovrà comunque fare i salti mortali».
«Se per Prodi il fatto di avere più possibilità di sviluppo, di creare più posti di lavoro e di chiedere ai cittadini meno tasse, non è da festeggiare, mi domando che immagine abbia del Paese».

Riforme istituzionali: si procede a “tappe forzate” dopo l'ultimatum del ministro Calderoli che ha minacciato di dare le dimissioni.
«Noi avevamo comunque l'intenzione di mantenere le parole date e di arrivare all'approvazione della riforma. Mi sembra che la minaccia di dimissioni sia stata una forzatura non necessaria».

Lei non ha mai nascosto il suo sogno di ricostruire un grande centro cattolico, una nuova Dc.
Un progetto che recentemente è stato portato avanti proprio a Piacenza da Dario Squeri che ha dato vita al Centro Popolare Europeo.
Che cosa pensa di questa iniziativa?

«Non sono così informato da poter dare un parere specifico. Penso però che l'Europa abbia bisogno di un forte Partito Popolare Europeo. E credo che anche in Italia dovremo porci il problema di una collaborazione molto più intensa tra le forze che aderiscono al Ppe. E' in corso una battaglia di valori che riguarda l'anima dell'Occidente. Vedete quello che succede in questi giorni negli Usa con la vicenda di Terry Schiavo; in Gran Bretagna dove la questione della vita è diventata centrale per le prossime elezioni; e nell'Europa intera, con i referendum. Le grandi questioni etiche assumono un ruolo sempre più importante sul terreno della politica. E allora bisogna organizzarsi per affrontare sul terreno della politica la sfida dei valori».

La presenza dei cattolici in politica, però, è piuttosto frammentata.
«Questo dipende dal fatto che per un certo periodo di tempo è passata l'idea che il male del ventesimo secolo non era il nazismo, non era il comunismo: era la Democrazia Cristiana! Si pensava che far valere in politica le proprie convinzioni religiose, i propri valori fondamentali, fosse qualcosa di assolutamente intollerabile. Poi scopriamo che anche gli americani lo fanno e che queste questioni diventano sempre più fondamentali nella vita politica. Bisogna entrare in una fase nuova in cui quella paura venga lasciata cadere e ci sia il coraggio di portare sul terreno della politica la questione dei valori».

Lei proviene dal mondo cattolico ed ha vissuto tutto il travaglio della Dc a seguito delle vicende di Tangentopoli. Eppure oggi sembra trasparire da parte di qualcuno una sorta di nostalgia della “Balena Bianca”.
«Quando la Democrazia Cristiana andò “a picco” vi era la convinzione comune che nel futuro la politica sarebbe stata molto tecnica, si sarebbe occupata di infrastrutture e non di grandi valori. Oggi invece tornano i grandi valori al centro della politica e allora anche il tema dell'impegno dei cristiani e dell'opportunità del loro impegno unitario inevitabilmente si impone».

Come giudica le recente vicenda di “Alternativa Sociale” e delle firme false?
«Sono false? Se è così non ci sono discussioni perchè non si possono presentare firme false alle elezioni. Se sono vere la lista si può presentare. Mi pare che ci sia un grande polverone che finisce per rendere più difficile capire l'unica cosa importante».

Il tema della famiglia è sempre stato un “cavallo di battaglia” dei programmi dell'Udc.
Lo è anche oggi?

«Certo. Il tema della famiglia diventa sempre di più una questione politica fondamentale. Noi abbiamo bisogno di famiglie, perchè nelle famiglie nascono i bambini e senza i bambini l'Europa muore. Tra cento o duecento anni gli islamici verranno ad occupare le terre nostre che saranno rimaste deserte perchè noi non avremo più figli. E allora una politica sul tema della famiglia - ma anche una rivoluzione culturale che ci porta a riscoprire i valori famigliari, primo tra tutti l'amore coniugale - è la priorità “numero uno” di cui l'Europa ha bisogno».

Che valore hanno per l'Udc queste elezioni?
«Sono importanti perchè scegliamo i nostri presidenti delle Regioni che hanno competenze molto forti, ma ancor di più perchè sullo sfondo si pone una questione fondamentale di valori. Avanza da sinistra un'ondata tendenzialmente totalitaria che vuole imporci una nuova revisione; una revisione atea nella quale c'è un unico dogma e questo dogma è che non c'è nessuna verita e che quelli che giudicano il mondo secondo la teoria del bene e del male, del vero o del falso, sono cittadini di “serie B” che vanno esclusi dal pieno godimento dei diritti politici. A questo bisogna opporre la convinzione che bisogna distinguere tra il bene ed il male e non è giusto dire “proibito proibire” perchè qualche volta bisogna proibire ed avere il coraggio di affermare dei valori».

In Emilia la corsa del centro destra è per tradizione impervia.
Secondo lei si può invertire la tendenza?

«Si può fare, con decisione e con coraggio. Non avendo paura di affrontare la battaglia dei valori, difendendo la libertà di tutti. Da più parti si avverte il bisogno di rompere questo “sistema” chiuso ed oppressivo. E crollato il muro di Berlino, prima o poi crollerà anche questo antico dominio degli ex-comunisti in Emilia».

Immigrazione clandestina, un tema a cui lei è molto attento visto che la scorsa estate ha sollecitato l'urgenza di misure contro il «traffico di esseri umani» e più recentemente ha confermato queste richieste anche all'Unione Europea. Da una parte c'è l'opposizione, che punta l'indice sulla legge Bossi-Fini per aver smantellato la riforma del centrosinistra alimentando l'illegalità, dall'altra ci sono i suoi alleati leghisti che in passato hanno accusato il ministro dell'Interno di «inerzia» nei confronti dell'«assalto dei clandestini». Quale è la ricetta dell'Udc rispetto a questo fenomeno che con la bella stagione torna drammaticamente attuale?
«Partiamo con il dire che la Bossi-Fini è una buona legge. Certo può essere migliorata. I problemi però sono altri. Il primo è che bisogna costruire una “linea avanzata” per frenare i processi migratori; in parte è stato fatto con accordi mediterranei - ad esempio con la Libia - ma non basta. Ma gli accordi dovrebbero essere europei - non solo italiani - e dovrebbero essere accompagnati da adeguati aiuti umanitari a favore delle migliaia e migliaia di aspiranti immigrati che, in Libia, vivono in condizioni disastrose. C'è bisogno, in quei Paesi, anche di un aiuto per l'acqua, perchè molti fuggono dalla siccità. Inoltre bisogna creare un rapporto diretto tra l'offerta di lavoro che l'Italia può mettere sul piatto e gli arrivi di questi stranieri».

Parliamo d'Europa: l'Unione Europea è davvero un “covo di burocrati” come ha detto il presidente del consiglio Berlusconi a proposito della vicenda dei conti pubblici?
«Si lo è! E la colpa è dei Governi europei, che non si fidano gli uni degli altri, non accettano di realizzare delle vere politiche comuni e si accontentano di politiche con le quali sostanzialmente si creano sistemi di parametri fissi, affidando poi la gestione alla burocrazia europea. Ci vuole un passo avanti. Prendiamo il problema del Patto di Stabilità: non si può vivere di parametri fissi, occorre una politica economica comune europea, mi auguro che la riforma che si sta per varare vada in questa direzione».

Per De Gasperi l'Europa doveva fondarsi sulla pace.
L'Italia però ha appoggiato la guerra in Iraq.
Quale è il suo pensiero di Cattolico prima che di uomo politico?

«Intanto va detto che noi abbiamo mandato i nostri soldati a guerra finita per aiutare la costruzione di un Iraq democratico. Ma va anche detto che il Papa ci chiedeva di trovare un modo per ripristinare la legalità internazionale e avviare il processo di democratizzazione dell'Iraq senza sangue e senza violenza. Non siamo stati capaci di trovarlo e questo è un fallimento della politica. Noi avremmo voluto evitare la guerra, ma tra Bush - che è capo di un grande paese democratico - e Saddam - che era un dittatore sanguinario - non potevano certo rimanere equidistanti. E una volta andati in Iraq non è possibile venir via prima della creazione di una realtà democratica. Ricordo una persona di grande semplicità evangelica, ma anche di grande intelligenza - il cardinale Renato Raffaele Martino - che prima della guerra diceva “non andate in Iraq perchè a prescindere da tutto, questo farà perdere la vita a tanta gente”. Ma dopo che siamo andati in Iraq lo stesso cardinale Martino - a chi lo intervistava pensando che avrebbe chiesto il ritiro delle truppe italiane - rispondeva “non andate via dall'Iraq, perchè se andate via adesso sarà un massacro”. Credo che questa sia la questione fondamentale».

Don Sturzo diceva che chi è troppo attaccato al denaro non deve fare l'uomo politico.
Rileggiamola oggi questa affermazione.

«E' una buona affermazione, ma ha molte importanti implicazioni. Ad esempio: dobbiamo creare un sistema politica in cui anche chi non ha molto denaro possa fare politica perchè il sistema che abbiamo creato tende a fare della disponibilità di grandi risorse economiche una barriera d'accesso quasi insuperabile».

Sul modello americano...
«Direi peggio del modello americano, perchè negli Usa è vero che ci vogliono tanti soldi per fare politica, ma è anche più facile trovarli. Io dico che un buon sistema di finanziamento della politica è essenziale per una politica democratica. Uno dei tanti danni fatti da Pannella a questo paese è stato quello di criminalizzare ogni sistema corretto di finanziamento della politica».

Cosa pensa della riforma Moratti? Ad inizio legislatura si faceva il suo nome come ministro della Pubblica istruzione: le sarebbe piaciuto aver firmato lei questa riforma? Oppure l'avrebbe “pensata” diversamente?
«Io sostengo con grande energia la collega e amica Letizia Moratti, che sta facendo di tutto per realizzare un miracolo, una cosa impossibile, che è la riforma della scuola italiana. Qualche volta ho perfino il sospetto che ci possa riuscire. Ciò non vuol dire che io non sostenga le richieste degli insegnanti italiani di avere un maggior riconoscimento sociale ed anche un maggior riconoscimento economico».

Sulla procreazione assistita lei ieri ha lodato Andreotti che ha detto “astenersi dal Referendum è l'unica strategia per i cattolici”. Per quale motivo?
«Andreotti non è affatto conformista, come qualcuno ha detto. Voleva affrontare il referendum nelle urne; poi ha visto che il cardinale Ruini lo voleva affrontare fuori delle urne e che comunque gran parte dei cattolici non avrebbe votato e a quel punto ha realisticamente capito che l'unico modo per vincere è far venir meno il quorum».

Come è cambiato e quale è oggi il ruolo del Vaticano nella politica italiana?
«Il Vaticano oggi si occupa meno di questioni di partito e dà messaggi di valore e orientamento morale sempre più forti».

Le manca l'insegnamento?
«Sì, perchè è il mestiere più bello del mondo ed è una cosa che avrei fatto anche gratis, tanto mi piace».

Giorgio Lambri
giorgio.lambri@liberta.it


CHI E' ROCCO BUTTIGLIONE.
Nato a Gallipoli (in provincia di Lecce) il 6 giugno 1948, Buttiglione vive a Roma - nel quartiere Parioli - con la moglie, quattro figlie e un cane pastore tedesco.
E' deputato dalla XII legislatura ed europarlamentare.
Professore ordinario di Filosofia della politica all'Università di Teramo e membro della Pontificia accademia delle scienze sociali, parla e scrive correntemente in sei lingue.
Dopo gli studi liceali al “Massimo D'Azeglio” di Torino, si iscrive a Giurisprudenza e si laurea alla Sapienza la guida del professor Augusto Del Noce di cui diviene assistente e allievo.
Ha scritto e pubblicato una decina di volumi, oltre 130 saggi scientifici (molti di questi in lingue diverse) e numerosi articoli sulla stampa italiana ed estera.
Politicamente Rocco Buttiglione proviene dal mondo cattolico e vive tutto il travaglio della Dc a seguito delle vicende di Tangentopoli.
Milita nel Ppi del quale è eletto segretario nazionale nel Congresso del luglio 1994.
Dopo la scissione del luglio 1995, fonda e guida il Cdu (Cristiani democratici uniti) su una linea di ricomposizione dell'area democratico-cristiana che nel 2000 lo porta a lanciare il progetto del “Biancofiore” di cui è leader insieme a Pier Ferdinando Casini del Ccd.


pubblicazione: 23/03/2005
aggiornamento: 24/03/2005

Rocco Buttiglione (foto Libertà On Line) 5413
Rocco Buttiglione (foto Libertà On Line)

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