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sabato
31
ottobre
2020
Sant' Alfonso Rodriguez



Intervista a Marco Follini

di Massimo Franco

HA DETTO DI BERLUSCONI
Credo che sia finita la monarchia berlusconiana e si debba andare ad un' alleanza più pluralista, ma non passare dalla monarchia al caos. Va tracciato un confine perché la disputa non sia distruttiva.

BUTTIGLIONE
Con Buttiglione ci siamo sentiti stamattina, venerdì avevo trovato la linea occupata. E' chiaro che si trattava di scegliere un commissario europeo, non di scambiarlo con una condotta politica

CASINI
Pier Ferdinando? Non sta a me né interpretarlo né chiamarlo nella disputa Mi assumo la responsabilità, il rischio è tutto mio, anche se credo che il punto di vista politico sia comune

TREMONTI
Il cuore del problema non era la sua testa. Ma mi sembra che guadagni terreno la consapevolezza che bisogna cambiare. Non ho tifato per Siniscalco, ma ha scelto il passo giusto.


Alla fine si è congratulato con il neocommissario europeo Rocco Buttiglione?
«L' ho sentito stamattina (ieri, ndr): venerdì avevo trovato la linea occupata. E poi, le congratulazioni sono nelle cose. Sono fra quanti hanno sostenuto Buttiglione sempre: anche quando il traguardo non appariva affatto a portata di mano».

Buttiglione ha parlato di un gesto generoso di Berlusconi. Ma lui vi tende la mano, voi continuate a dirgli dei no.
«Buttiglione aveva le carte in regola per fare il commissario, e il nostro sostegno non gli è stato d' ostacolo. E' chiaro che si trattava di scegliere un commissario europeo, non di scambiarlo con una condotta politica».

E allora perché dare atto al premier di generosità?
«Immagino che per Berlusconi la convinzione fosse almeno pari alla generosità. E comunque anche l' impegno dell' Udc per Buttiglione mi pare sia stato generoso».

Lei è segretario dell' Udc, Follini. Ma pensa che tutta l' Udc la consideri ancora il proprio segretario?
«Sì, così parlano i documenti e così dicono i numeri. E sono pronto alla controprova. Se posso fare un passo indietro, vorrei sgombrare il campo da una rappresentazione che considero falsa: non sono un guerrigliero, e ho passato la vita a contrastare gente che indossava la maglietta di Che Guevara come una reliquia politica. Anche nei momenti duri ho cercato di essere costruttivo. Non è stata l' Udc a dire: votiamo la fiducia ma è l' ultima volta; è stata la Lega. E, ancora, a puntare i piedi sulla riforma delle pensioni non siamo stati noi. Mi ribello alla caricatura di un' Udc che destabilizza. Non c' è stato un solo atto politico in questa direzione».

L' appoggio esterno al governo l' ha minacciato lei.
«Dopo le elezioni, dando ascolto a chi aveva votato per noi, ho detto alla maggioranza che occorreva cambiare passo; a volte in modo aspro, altre meno. Ma se tutto restava come prima, se c' era inerzia, non avrebbe giocato a favore del governo».

A parte le dimissioni di Tremonti, è tutto come prima, non crede?
«A seconda dei punti di vista, i bicchieri sono mezzi pieni o vuoti. Il cuore del problema non era la testa di Tremonti. Ma mi sembra che guadagni terreno, anche se confusamente, la consapevolezza che va cambiato qualcosa».

Lei non aveva previsto le dimissioni di Tremonti, aveva parlato di appoggio esterno e non escludeva una conferma di Mario Monti. Le cose sono andate un po' diversamente...
«Non recito il bollettino della vittoria. Ho incontrato problemi e anche difficoltà. Ma non esiste un bivio stretto fra battaglia campale e pace dei sensi. Il bilancio non si misura in giorni e ore, ma su un arco di tempo più lungo».

Nel centrodestra Berlusconi non è più forte?
Dopo le europee era incalzato da Udc e An, quasi isolato. Oggi isolato appare lei.

«Dovremmo smettere di misurare le cose col metro dei rapporti fra noi: chi è più forte, più in compagnia o più isolato. Il problema vero è il rapporto fra centrodestra e Paese, non fra alleati. E poi, un mese fa l' Udc ha avuto un discreto risultato elettorale: tanto soli non siamo».

Perché si è rotta l' intesa con Fini?
«Io non ho litigato con Fini: come non c' era il subgoverno An-Udc, ora non c' è il litigio. Leggo retroscena su una sua delusione. Ma in queste ricostruzioni mi perdo un po' . Comunque, da parte mia non ho illusioni e dunque neanche delusioni».

An oggi appare più vicina a Berlusconi: è un fatto.
«Vedo, in effetti, un senso critico meno acuto che in passato. Ma io questo senso lo mantengo non per fare altro da quello che sto facendo».

Avete scaricato per mesi sul Paese il braccio di ferro della maggioranza.
Non è ora di smetterla? Non rischiate di pagarla cara?

«E' ovvio che la vita di una maggioranza non può essere costellata da litigi e bracci di ferro. Il problema di tutti noi è come affrontare una fase difficile. Abbiamo avuto un percorso elettorale ripido. Il risultato delle europee si presta a molte letture. Ma l' onda lunga delle amministrative manda un chiaro segnale di difficoltà. E' da lì che dobbiamo ripartire».

Lei insiste che i rapporti con Pier Ferdinando Casini vanno bene.
Eppure Casini la voleva al governo, e si dice non approvi lo scontro con palazzo Chigi.
Il vostro sodalizio si sta incrinando?

«Sui rapporti fra me e Casini parlano una trentina d' anni di amicizia e consuetudine politica stretta. Non sta a me né interpretarlo né chiamarlo nella disputa. Mi assumo la responsabilità, il rischio è tutto mio, anche se credo che il punto di vista politico sia comune».

Lei considera finito un centrodestra egemonizzato da Berlusconi, ma Casini sembra meno liquidatorio.
«Credo che sia finita la monarchia berlusconiana e si debba andare ad un' alleanza più pluralista; ma non passare dalla monarchia al caos. Sento anch' io l' esigenza di tracciare un confine per non rendere la disputa distruttiva».

Si voti nel 2005 o nel 2006, sarà Berlusconi il vostro candidato?
«Intanto ci sono due anni di legislatura, da affrontare senza scorciatoie elettorali. Vedo che in economia si sta muovendo qualcosa. E' scomparsa dall' orizzonte una riforma fiscale di stampo reaganiano. Poi va completata la riforma delle pensioni: sono tutti passi giusti».

Merito di Siniscalco o di Berlusconi?
«Della coalizione nel suo insieme. Non ho fatto il tifo per Siniscalco, ma mi pare stia scegliendo il passo giusto. D' altronde, fino a tre mesi fa si diceva che non c' era nessuna manovra in vista. Ora c' è un approccio più realistico che non vuol dire né più facile né più popolare».

Non ha risposto su Berlusconi candidato.
«Nel 2005 non si pone il problema: non credo al voto anticipato. Per il resto, ogni cosa a suo tempo». Esclude un altro governo da qui al 2006?
«Il governo è questo e nessuno di noi ha mai posto il problema di cambiare timoniere. Sono per questo governo e questa alleanza. E' sulla rotta che si deve discutere».

Ritirerete gli emendamenti sul federalismo?
«Invito a guardare la luna e non il dito. Il federalismo ci va bene, ma a patto che sia solidale ed equilibrato: migliorarlo non vuol dire sabotarlo. Ma non è giusto ammainare questo argomento. Meglio avere tempo per pensarci più a fondo e fare le cose giuste. Aggiorniamoci a settembre: il gradino più alto da scalare sarà allora, in aula».

Ci sarà un ministro dell' Udc al posto di Buttiglione?
«Il problema sarà affrontato un minuto dopo che avrà lasciato, non un minuto prima».

Riunirete il Consiglio nazionale e andrete alla conta?
«Sì, lo riuniremo prima della pausa estiva, perché si è aperta una sfida sulla linea politica. Se si vuole un partito autonomo, orgoglioso e qualche volta anche combattivo, allora posso essere il segretario giusto. Se invece se ne vuole uno col cappello in mano, meglio sceglierne un altro. Ma non si tratta di contarsi, semmai di chiarirsi».

Non teme che le scippino il partito, o di ritrovarsene solo metà?
«Non mi pare che l' Udc sia né presa in ostaggio, né diminuita nella sovranità o nel profilo politico. Certo, ho visto molti andirivieni con la residenza privata del premier che non mi sono piaciuti. E poi, immagino che Berlusconi abbia cose più importanti da fare. Detto questo, i partiti non hanno metà, qualche volta sono al bivio tra politiche diverse. Forse ci siamo anche noi e tanto più, ripeto, occorre chiarirsi. Da parte mia insisto a dire che il basso profilo non si addice nè alla tradizione dc che abbiamo alle spalle nè all' ambizione di costruire quel partito nuovo che l' Udc vuole essere».





pubblicazione: 25/07/2004
aggiornamento: 21/04/2005

Marco Follini 3027
Marco Follini

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