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martedì
20
ottobre
2020
Santa Maria Bertilla Boscardin



INQUINAMENTO A PIACENZA. LA RADIOGRAFIA.

L'impatto globale delle industrie? «Un rischio non calcolato»

Inquinati, ma almeno consapevoli.
E con poca voglia di star zitti.
E' sempre più insistente, sempre più “a voce alta” la richiesta dei cittadini di conoscere come e quanto inquinano le auto, come e quanto inquina la centrale Edipower e l'industria in genere.
Tanti hanno telefonato a Legambiente subito dopo la pubblicazione della foto dal satellite che mostra la Pianura Padana sotto una cappa venefica tra le peggiori al mondo.
Tanti scrivono al nostro quotidiano.
Le mamme, specialmente.
Del traffico si è spesso riferito, ma resta il dubbio sul contributo dell'industria.
Chi ha la fortuna di poterlo sfogliare, troverà elementi utili sul sito europeo (visitatissimo) www.eper.cec.eu.int/eper/map2.asp. che classifica tutte le aziende - comprese quelle piacentine - mostrando quali sono le emissioni di ciascuna.

Arpa studia queste cose tutti i giorni.
«Il maggior pericolo arriva dalle emissioni del traffico perché sono ad altezza d'uomo - chiarisce Sandro Fabbri , direttore dell'agenzia - e non hanno diluizioni, e seppure le centrali, dalla Casella a Sarmato a Edipower, in termini comparativi (vd. tabella) emettono più inquinanti, data l'altezza dei camini c'è una forte dispersione nell'aria».
Significativa è la tabella di fonte Arpa che mostra l'incidenza delle varie fonti inquinanti in Comune di Piacenza.
Prendiamo le famose “polveri totali”, più pericolose degli altri fattori perché, diversamente dagli ossidi di carbonio e di azoto portatori di effetti irritativi, veicolano metalli pesanti nei polmoni.
Il traffico versa 73 tonnellate di polveri totali nell'aria di Piacenza (all'anno), l'industria 426, una portata ben più forte, ma anche di più facile dispersione da camini alti 120 metri.
Non ovunque però.

Le fonti sotto accusa.
Nel rapporto 2002 di Arpa che esamina anche il dettaglio degli inquinanti in quattro zone della città, notiamo che se sul Pubblico Passeggio il traffico “pesa” per l'85 per cento e l'industria per appena l'8 per cento, nella zona industriale del Capitolo l'industria inquina per il 76 per cento, contro il 20 per cento del traffico.
Rapporto che, con qualche oscillazione percentuale, vale anche per gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo e i composti organici volatili.
Insomma, lontano dalle centrali sono i tubi di scappamento delle auto a sporcare di più l'aria, ma questo non vale per tutti i punti della città.

L'industria?
Per le centrali (Casella, Levante, Sarmato) e i cementifici (Cementirossi e Unicem di Vernasca) le concessioni autorizzative impongono certi limiti agli inquinanti, riferisce Sandro Fabbri.
E non sono mai stati riscontrati sforamenti.
Della Levante esiste anche il monitoraggio in continuo, settimana per settimana, pubblicato sul sito Arpa, che sulla centrale ogni anno fa una sua campagna specifica.
In quanto agli inquinanti, l'effetto si esaurisce in pochi chilometri e al suolo la diluizione è di «diecimila volte inferiore».
«La massima ricaduta - osserva Fabbri - è ovviamente nell'area intorno, nel raggio di un chilometro e mezzo, ma si parla di qualche microgrammo per metro cubo, quando i limiti delle sostanze possono essere nell'ordine anche di centinaia di microgrammi».
Insomma, quantità minime.

La nuova Levante
Certo, spaventa anche il dato dell'anidride solfosora immessa dalla Levante, colpa dell'utilizzo dell'olio combustibile, mentre i carburanti veicolari ormai presentano livelli insignificanti di zolfo.
Ma la trasformazione della Levante a ciclo combinato, con rinuncia al gasolio, porterà ad una drastica riduzione degli inquinanti.
La centrale parla ufficialmente di un «abbattimento del 60 per cento degli ossidi di azoto, e di un annullamento degli ossidi di zolfo e polveri totali».
Speriamo.
Intanto ci si muove per migliorare in prospettiva l'impatto più generale delle industrie, lunedì si tiene un seminario voluto da Arpa sul tema.
«Si deve attuare la direttiva Ue 96-61 che impone una valutazione integrata dell'inquinamento industriale - riassume Gianluigi Ziliani, assessore provinciale all'Ambiente - ogni azienda interessata dovrà presentare una relazione e la Provincia rilascia una sola dichiarazione esaustiva sulle emissioni di ogni industria del territorio».
I cittadini avranno 30 giorni di tempo dalla pubblicazione delle relazioni per presentare le loro osservazioni.
Preoccupa l'aumento di portata richiesto per l'inceneritore, chiediamo a Ziliani?
«Sarà valutato con uno screening l'incremento di emissioni, i dati visti sono tranquillizzanti».

«Casi di scorrettezze»
Ma come valuta, Ziliani, la situazione piacentina nel suo insieme?
«C'è un aspetto che mi preoccupa un po' relativo ad alcune aziende che, pur avendo emissioni, non hanno mai chiesto l'autorizzazione.
Ora la Provincia ha avviato un'intensa attività di controllo, sia chiaro, siamo orientati a reprimere non certo le attività produttive, ma i comportamenti che fanno pensare a scelte precise di smaltimento scorretto».

Legambiente, afferma Marco Natali, da anni insiste sulla situazione «gravissima» del traffico e sulla «cementificazione» del territorio che contribuiscono a calcare sulle nostre teste una cappa velenosa.
«Le industrie sono poche, ma inquinanti, e vorrei ricordare la lotta vent'anni fa per la delocalizzazione del cementificio Unicem da un'area fortemente abitata come la Farnesiana, e la localizzazione assurda della centrale a 150 metri dalla città.
Aziende come Cementirossi e Safta - prosegue Natali - si sono costituite fuori dalla cinta urbana, poi una dissennata politica urbanistica ha fatto sì che fossero inglobate nel tessuto urbano».
Il dato dell'incidenza negativa delle industrie al Capitolo?
«C'è e non si capisce perché quando si parla di inceneritore ci vien detto che le Pm10 così alte sono colpa delle autostrade».

Delocalizzare
L'invito di Legambiente è di tener conto delle «valutazione complessive sul coacervo di inquinanti che si creano su un'area».
Ma c'è la convinzione che si debba cominciare a pensare alla delocalizzazione di aziende non più “compatibili” nella realtà urbana, mentre degli interrogativi restano sulla riambientalizzazione della Levante, sulle polveri finissime ( e da taluni studi ritenute pericolose) che produrrà.
«Insomma, non è possibile aumentare il carico inquinante a Piacenza, quindi “stop” a nuovi impianti, alle cementificazioni, non siamo più in grado di sostenerle e occorre dare inizio all'ambientalizzazione di zone come quella del Capitolo».



INQUINAMENTO A PIACENZA, LA RADIOGRAFIA
Fonte : Arpa 2002

Principali inquinanti e loro fonti. I valori sono espressi in tonnellate/anno.

Ossido di carbonio (CO)
traffico 8.364
riscaldam 81
industria 101 di cui
Edipower 24

Ossidi di azoto (NOx)
traffico 1.553
riscaldam 165
industria 5.588 di cui
Edipower 2800

Polveri totali (PTS)
traffico 73
riscaldam 5
industria 426 di cui
Edipower 200

Composti organici volatili (COV)
traffico 1.771
riscaldam 34
industria 1.183 di cui
Edipower n.p.

Anidride solforosa (SO2)
traffico -
riscaldam 18
industria 7.670 di cui
Edipower 7.200


pubblicazione: 05/11/2004
aggiornamento: 18/01/2005

Centrale Edipower a Piacenza 4549
Centrale Edipower a Piacenza

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