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In Piazza vince il Capodanno nazional popolare.

«Dovete scriverlo: finalmente siamo tornati in Emilia!» esulta Flavio Fummi, geometra di Caorso giunto apposta a Piacenza con la famiglia, mentre l'Orchestra Bagutti riscalda la notte di San Silvestro sul palco di Piazza Cavalli per la gioia di migliaia di persone di tutte le età che hanno gemito la piazza.
Il senso della frase di Flavio (e del commento pronunciato da un suo compaesano, il presidente della pro loco di Caorso Stefano Magnani: «Questa musica è quello che ci vuole per Piacenza») diventa chiarissimo se facciamo un passo indietro.

Un passo lungo esattamente un anno e torniamo alla notte della vigilia di Capodanno 2003, quando la consolidata abitudine collettiva dell'ultimo dell'anno in piazza organizzato dal Comune fu scossa da una sorpresa: l'esibizione della Kocani Orkestar, orchestra Rom macedone carica di gloria e di apprezzamenti della critica internazionale, ma poco gradita alla maggior parte del pubblico convenuto in piazza, abituato a aspettarsi per San Silvestro serate “per famiglie” con la musica leggera italiana a fare da padrona.
Qualcuno la buttò addirittura sul risentimento “etnico” («Il Comune ha finanziato una festa che ha fatto ballare gli immigrati e non i piacentini!»), ma alla maggior parte degli scontenti le fanfare balcaniche dell'Orchestra Kocani erano - puramente e semplicemente - piaciute poco; ne nacquero critiche all'assessore alle politiche giovanili Manuela Bruschini (che aveva puntato su questa formula) e polemiche tra favorevoli e contrari.

Memore di quella movimentata esperienza, la Giunta ha optato stavolta per una scelta che l'assessore al Turismo e commercio Stefano Pareti ha definito - in senso buono - “nazional-popolare” e che riconciliasse il grosso della cittadinanza col San Silvestro in piazza: difficile, in questo senso, immaginare un personaggio più adatto del piacentino Franco Bagutti, il capo di quella che è ormai da anni la prima orchestra da ballo d'Italia, l'uomo che prima ha riportato in Emilia la leadership del “liscio” (sfilandola di mano alla Romagna e facendo di Piacenza una piccola capitale dell'imprenditoria legata alla musica da ballo) e poi è asceso ai fasti della tv nazionale grazie al “Maurizio Costanzo Show”», diffondendo la notorietà della propria banda anche a sud di Romagna e Marche. «Siamo tornati in Emilia!» dice Flavio.
Ma nella musica che l'altra sera ha impazzato per quasi tre ore in una Piazza Cavalli gremita scaldando una fredda serata a tre-gradi-tre (divertente il colpo d'occhio del palco, con Franco in cappottone e la “tenebrosa” sezione fiati che suonava in guanti
neri), in realtà, non c'era nulla di regional-popolare.
È stata una cavalcata di successi di musica leggera italiana e internazionale dagli anni '70 a oggi (Venus delle Bananarama, Don't let me be misunterstood nella sua versione più danzereccia, I will survive di Gloria Gaynor, di tutto e di più) in cui di “liscio” non c'era praticamente traccia e i ritmi ballabili latini la facevano da padroni.
Bagutti ha un istinto implacabile per indovinare cosa piacerà al pubblico e anche questa volta ha fatto centro: lo spettacolo sembra unire davvero grandi e piccini, vecchi e giovani, italiani e stranieri immigrati, bianchi e neri. «E ora arriva la canzone che piace a tutti: giovani, meno giovani, anziani e più anziani ancora» declama comicamente Bagutti
prima che parta “Aserejé”, tormentone firmato Las Ketchup nell'estate 2002.
Il turnover delle canzoni è serratissimo e l'orchestra gira a mille coi suoi dieci elementi, le voci di Matteo e Chiara, le tastiere incastonate in sagome di pianoforti bianchi che molti hanno preso a copiare. Ma il clima è piacevolmente scanzonato, tanto che Bagutti si distrae - o finge di distrarsi - e saluta la mezzanotte con cinque minuti di ritardo. A stappare lo spumante sul palco è un ospite, il cantante argentino Rulo (al secolo José Maria Spitale), che trascina le folle con la sua “La
vuelta”. Il nuovo disco di Rulo, “Amor que bomba” è prodotto da Andrea Bagutti, primogenito di Franco (la ditta Bagutti è un affare di famiglia: è un altro figlio, Gianmarco, il responsabile del service che ha predisposto il palco e l'imponente impianto luci e che nella sera di San Silvestro si divide tra il concerto del padre e la festa in discoteca a Piacenza Expo).

Anche se tra mezzanotte e l'una il suono è quasi sopraffatto da una “guerra dei botti”
che trasforma via Cavour in un campo di battaglia, la gente non smette di ondeggiare a tempo di musica. Ci sono giovani coppie di genitori coi bambini per mano che hanno l'aria di divertirsi un mondo, c'è la distintissima e non più giovane signora Luciana che balla con nonchalance («E' la prima volta che facciamo il Capodanno in piazza: è molto bello» dice il marito Luigi al suo fianco), ci sono persone arrivate apposta da mezza provincia e qualcuno anche da fuori (come una famiglia di Stradella che fa i complimenti alla città). Anche un giovane intellettuale dai gusti ricercati come Paolo Buscarini si dice affascinato da una situazione «in cui mi trovo a condividere la stessa esperienza di migliaia di persone che non conosco».

C'è chi invece esprime una netta nostalgia per l'incompreso “esperimento” della Kocani Orkestar: «Quella è stata una serata davvero interessante, con una musica davvero bella e diversa
dal solito» dice Bruna. Commenta la sua amica Paola: «Anch'io ho preferito la Kocani, ma per un San Silvestro in piazza forse Bagutti è più adatto». Si è divertito di più un anno fa anche Faouzi Ghammam, tunisino, leader di un gruppo di amici nordafricani che peraltro balla sfrenatamente al suono dell'Orchestra Bagutti. Ed è Faouzi a lasciarci con una perla di saggezza: «Amico, io mi diverto soprattutto perché stasera e domani non si lavora: la musica viene dopo. Buon anno».
Oliviero Marchesi


«Il San Silvestro giovane abita qui»
Notte di festa a Piacenza Expo trasformata in discoteca


Francesco Chiarini, giovane rocker in cravattino “british style”, non ha dubbi sull'elemento che per lui determina maggiormente della riuscita della serata: «Sono proprio carine - dice - i “pierre” hanno fatto un gran lavoro. Per il resto, è una normale serata da discoteca, del tipo commerciale. Ma mi sembra riuscita: la gente è tanta, si diverte, e io sono qua da ore e non ho visto una rissa. Meglio di così...». Teatro - e oggetto - della conversazione è la festa di San Silvestro organizzata in collaborazione col Comune dalla società Party nei padiglioni di Piacenza Expo.
Spazi trasformati per l'occasione in maxidiscoteca («Vieni a metterti in Mostra!» scherzavano i manifesti): è stato il classico “festone”, pensato apposta per quella che, secondo un intoccabile imperativo, dev'essere a tutti i costi «la notte più lunga dell'anno».
Dire che si è tirata mattina non renderebbe giustizia a una maratona del ballo che forse è entrata nella sua fase più allegra proprio verso l'alba: ovvero verso le 5, quando l'arrivo di disc-jockey “amici” ha dato vita a un afterhours durato fin verso le 9.
E di gente ne è arrivata tantissima. Ha continuato ad arrivare fino a notte inoltrata (all'andata fino alle 23 e 30 e al ritorno dalle 2 alle 3 una navetta ha fatto la spola fra l'Expo e il parcheggio del Cheope; un'idea meritoria, ma il bus non ha mai viaggiato a pieno carico: per i giovani italiani che vanno a ballare, le “macchinate” di amici sono quasi una religione) e ancora alle tre passate c'erano file all'ingresso. Belle ragazze vestite del meno possibile - forse inconsapevoli di rivivere un problema che seminò epidemie di polmonite fra le dame eleganti dell'Ottocento all'uscita dei teatri - rabbrividivano in coda. Dentro l'estemporanea discoteca, il pubblico è variegato tanto dal punto di vista dello stile (una vasta gamma di intermedi fra le tenute punk con capelli rasta e il tiro “grande soirée disco” con completo e cravatta per lui e abito nero con tacchi a spillo per lei: sensibile prevalenza del secondo tipo, comunque) quanto da quello generazionale: diversi trentenni, molti ventenni, moltissimi teenagers.
Prende corpo ancora una volta, moltiplicato per centinaia di giovanissime coppie, l'eterno miracolo adolescenziale della metamorfosi della compagna di banco che, lasciati da parte per una sera il golfino e la coda di cavallo, si trasforma in bellissima farfalla, scatenando tempesta nel cervello del coetaneo accompagnatore. La situazione logistica è semplice ma funzionale: grande pista da ballo (doppia pedana, un giardino pensile di palloncini colorati, la mezzanotte salutata con un secco conto alla rovescia prima di riprendere le danze) da una parte, sala “da conversazione” nell'altra. Il menu musicale scalda la festa con rock dal vivo prima di lasciare la parola ai dj's: suonano i Portagalera, cover band piacentina dal feeling autenticamente rock capitanata dall'eccellente tastierista-cantante Zano che per un'ora e mezza fa piovere U2 e Red Hot Chili Peppers (ma anche Rolling Stones e rock'n'roll anni '50) sulle teste degli spettatori. Da mezzanotte in avanti è la dance che fa da regina, con popolari nomi radiofonici alla consolle: DJ Dario (Radio Deejay), Alberto Forti (Disco Radio), Roberto Milani (M2O). In questa notte lunga e affollata tutto è filato liscio: verso le tre è intervenuta un'ambulanza della Pubblica Assistenza “Croce Bianca”, ma si trattava giusto di un frequentatore colto da un malessere non grave.
E il gradimento del pubblico? Ai due estremi troviamo il volto radioso della giovane Laura Amato ( «È bellissimo» sorride e la delusione dell'attore teatrale Filippo Tansini («Mi aspettavo musica meno commerciale»).
Una compagnia di amici (Filippo, Efrem, Silvia, Elena Giorgio) si divide sulla qualità della musica ma apprezza l'ambiente ("C'è molto spazio, e questa è una bella cosa). Un'altra (i sannazzaresi Luigi, Matteo, Andrea e Lorenzo), pur abituata a frequentare discoteche di richiamo nazionale come l'Eku di Rimini e il Number One di Brescia, promuove la situazione con ampia sufficienza (»C'è l'ambiente giusto»).
Un mugugno generalizzato riguarda il biglietto d'ingresso: «Sono 35 euro con prima consumazione, 30 con prevendita, 25 sotto i 19 anni. Sono soldi. Ma per l'ultimo dell'anno tutto costa caro», dicono in tanti. Anche se è stata una serata “giusta” per moltissimi, resta comunque da constatare che il programma dei “circenses” di San Silvestro ha evidenziato una lacuna: non ci sono stati eventi di aggregazione ad accesso gratuito per quella gioventù che ama la musica impegnata e “alternativa”.


pubblicazione: 02/01/2004
aggiornamento: 20/11/2004

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