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In aula i figli degli immigrati.

Nelle scuole di Piacenza 1 su 9 è straniero.

Il mondo della scuola piacentina parla con inflessioni marocchine, cinesi, albanesi, sudamericane: un segno, questo, della presenza sempre più consistente degli studenti stranieri nella nostra città.

Lo scorso anno, su 15.880 iscritti alle scuole di ogni ordine e grado di Piacenza, 1.371 erano di origine straniera.

Al 20 settembre scorso, in base a dati forniti dal Csa di Piacenza, il numero complessivo di studenti ammontava a 16.053, 1.806 dei quali suddivisi in circa 90 etnie differenti.

Da registrare l'incremento deciso delle iscrizioni alle scuole superiori.
Quasi tutti gli istituti di secondo grado hanno visto, rispetto al 2004 - 2005, un aumento degli studenti stranieri.

In testa alle preferenze rimangono sempre le scuole professionali, ma sono ugualmente significativi anche i numeri, pur più contenuti, segnalati dai licei: ad esempio il “Gioia” è passato da 19 a 29 alunni figli di migranti, il “Respighi” da 15 a 33.

Per quanto riguarda la scuola dell'obbligo, si assiste ad una maggiore distribuzione delle presenze rispetto al passato, con l'eccezione della media “Faustini-Frank”, che resta un “catalizzatore” di studenti stranieri.

Una situazione da tenere sotto controllo
Il numero delle presenze può aumentare anche in corso d'anno, per il direttore provinciale del Csa di Piacenza, Armando Acri, grazie ai ricongiungimenti famigliari di immigrati residenti in città.
La normativa in vigore prevede, infatti, l'accesso a scuola in ogni momento e periodo.
«La situazione per il momento è sotto controllo - afferma Acri -, anche se potrebbe diventare preoccupante qualora la tendenza di arrivi durante l'anno scolastico dovesse aumentare.
In questo caso alcune scuole si potrebbero trovare in difficoltà logistiche (ovvero con un organico ed un numero di classi insufficienti ad accogliere studenti in più, ndr)».
Il 19 di ottobre si riunirà la commissione composta da Csa, Comune di Piacenza ed istituzioni scolastiche, che si occupa di studenti stranieri con l'obiettivo di essere di supporto alle scuole e di svolgere un'azione di orientamento.

Il ruolo degli enti locali e delle amministrazioni scolastiche
«I contingenti assegnati in sede di definizione degli organici di diritto e di fatto dovranno tenere conto degli arrivi in corso d'anno - corregge il tiro l'assessore alle Politiche scolastiche di Piacenza, Giovanna Calciati -. E non basta elencare il numero degli studenti stranieri presenti a Piacenza: occorre ricordare quanti di loro sono nati in Italia e non hanno difficoltà di lingua ed inserimento.
La nostra comunità può dirsi fortunata: l'immigrazione nella nostra provincia è di tipo famigliare.
Questo significa che vi è, da parte dei migranti, una maggiore volontà di integrazione rispetto ad altre realtà».
Tra i progetti attivati dal Comune, ricorda il dirigente Luciano Fornaroli, figurano un protocollo di accoglienza, corsi di italiano come “lingua 2” e l'utilizzo di mediatori culturali.
«Resta da sottolineare - spiega - una maggiore ripartizione degli alunni stranieri tra i diversi circoli cittadini. Questo è un fatto positivo».

Uscire dall'emergenza
«Le difficoltà oggettive nascono - denuncia Raffaella Morsia, segretario provinciale di Flc Scuola - dalla mancato stanziamento di risorse sia umane sia economiche. Fino a qualche anno fa veniva prevista la presenza di docenti per specifici progetti di accoglienza nelle scuole dei ragazzi stranieri. Adesso la situazione di emergenza dovrebbe essere finita: sappiamo della loro presenza e dei continui arrivi in corso d'anno.
L'accoglienza deve quindi essere non un semplice atto dovuto per legge, ma un momento per pensare strategie, ed investire risorse in formazione e in risorse umane, sia a livello amministrativo sia didattico».

Tra i banchi
«Il vero problema come inserire gli alunni stranieri che non conoscono l'italiano ed arrivano a Piacenza in seguito a un ricongiungimento famigliare, magari quando l'anno scolastico è già iniziato», racconta Stefano Angelillo, responsabile della sede “Leonardo da Vinci” del “Marconi”.
«Per aiutarli - spiega ancora Angelillo - organizziamo corsi settimanali di italiano, ed attiviamo progetti integrati, come la rimodulazione dei programmi per incrementare le ore di italiano, o il cercare di coinvolgere le famiglie, con lezioni di lingua anche per i genitori».
«La voglia di integrarsi dipende dal singolo - prosegue il professor Angelillo -, ma da parte degli studenti italiani non vi sono stati episodi di intolleranza o acredine, anzi, stringono rapporti di amicizia con i compagni stranieri».


pubblicazione: 05/10/2005
aggiornamento: 06/10/2005

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