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Il rimpasto scuote la maggioranza.

Votto (Piacentini con Reggi): linea critica e libertà di voto

Il rimpasto di giunta e le dimissioni di Giacomo Vaciago.
Due fatti di rilievo nel “palazzo”, che ieri inevitabilmente hanno tenuto banco in consiglio comunale. L'occasione l'ha fornita l'iscrizione all'ordine del giorno della seduta delle quattro sostituzioni in aula rese necessarie tanto dalle dimissioni dell'ex sindaco quanto dall'approdo in giunta di tre assessori provenienti dai banchi consiliari .
Anche il sindaco Roberto Reggi doveva dare comunicazione delle novità conosciute dalla sua squadra, ma il dibattito, prima che fosse bruscamente interrotto è stato tutto occupato da interventi delle forze politiche.
E se l'opposizione, che ha preso la parola in forze, ha colto un'altra volta l'occasione (come nella seduta di lunedì scorso in sede di comunicazioni iniziali) per sparare ad alzo zero sul rimpasto, la maggioranza ha dovuto fare i conti con alcuni malumori interni peraltro già affiorati.

Come quello dei Piacentini con Reggi, la cui nuova capogruppo, Paola Votto (fresca di successione a Sandro Miglioli) ha dato rumorosa voce dicendo chiaramente che, pur continuando a volere essere «parte della maggioranza», la lista civica assume «una posizione critica» con conseguente «libertà di voto» sui provvedimenti dell'amministrazione.
Questa la linea del gruppo alla luce di una verifica interna peraltro ancora in corso.
Tranchant il giudizio sul rimpasto: «Operazione meramente di potere», che tradisce lo spirito con cui sono nati i Piacentini con Reggi, «l'impegno nella cosa pubblica di tante persone della società civile». Così Votto, che ha sottolineato il valore aggiunto che le liste civiche hanno portato alla coalizione di centrosinistra, catalizzando il («largo») consenso di chi per i partiti non avrebbe votato.
Una «risorsa e un ruolo fondamentale» che poi, però, «ci viene di volta in volta negato nelle amministrazioni» all'atto del loro insediamento: «Siamo ben visti, ma considerati fastidiosi, quasi che non si debba disturbare il manovratore», ha considerato la capogruppo chiudendo con un ringraziamento particolare all'ex assessore Stefano Pareti (significativo che non sia andato a Marco Elefanti, nel 2002 nominato in giunta in quota Piacentini e ora destinato per volontà del sindaco alla vicepresidenza di Newco) perché in entrambi i settori di cui si è occupato, cultura e commercio, «si è speso per fare uscire Piacenza da una visione localistica e municipale».

Tutt'altra campana quella rintoccata dai Ds.
«Cosa buona e giusta», il rimpasto, per il capogruppo Carlo Berra, a partire dal percorso seguito, rispettoso delle prerogative istituzionali e dei rapporti politici (una «scelta condivisa tra sindaco e maggioranza»).
Politicamente parlando, salutare la svolta perché il “Reggi 1” «dava di sé la percezione di essere squilibrato» e di farsi portatore di «contenuti troppo radicali».
Non che i contenuti radicali non debbano appartenere a una coalizione di centrosinistra, ha chiarito Berra, «ma devono combinarsi con l'insieme di anime» di un'alleanza che vuole essere «forza democratica e di governo».
Il rimpasto questo risultato di amalgama lo ottiene: ben venga, dunque, l'ingresso in forze della Margherita e anche l'assessore in più (il quarto) ai Ds che «devono avere quella rappresentanza complessiva di tutte le sue anime chè è garanzia di salvezza della maggioranza».
Positivo, poi, secondo Berra, l'approdo in giunta di «colleghi di esperienza e con radicamento nella società piacentina», fatto significativo soprattuto alla vigilia di scadenze delicate per l'amministrazione come il bilancio 2005 («La stretta finanziaria imporrà scelte importanti»), il Piano urbano del traffico, l'adeguamento del Prg e le «spinose pratiche urbanistiche ereditate», e infine la nascita di Newco, il polo dei servizi energetico-ambientali.

Critiche al rimpasto, si diceva, dall'opposizione.
«Gravissima» per Marco Tassi (An) «una redistribuzione di deleghe a 360 gradi»; a giudizio di Sandro Ballerini (Forza Italia) si sarebbe dovuto tornare alle urne («Si lasciano in giunta gli intoccabili protetti dai parti e si fanno fuori i più deboli»); Filiberto Putzu (Piacenza Nostra-Udc) si rammarica dell'uscita dalla giunta di Elefanti e sottolinea come Miglioli e i Piacentini siano stati «miseramente affossati»; concetto ripreso da Carlo Mazzoni (Fi), secondo cui il centrosinistra deve fare i conti coi «mal di pancia» al suo interno. Gustavo Roccella



pubblicazione: 28/09/2004

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