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Il rebus-consiglio in mano ai legali.

da Libertà del 30/9/2004

È diventata materia da esperti di diritto amministrativo la convocazione della prossima seduta del consiglio comunale. Forza Italia ha messo in moto i suoi, e ieri il senatore Antonio Agogliati ha informato di avere formulato un quesito al ministero dell'Interno per sapere se viene giudicata corretta la procedura che palazzo Mercanti ha deciso di seguire per uscire dal vicolo cieco in cui stava finendo l'assemblea municipale, con rischio di caduta per l'intera amministrazione. L'oggetto del contendere è l'adunanza del consiglio fissata per domani in seconda convocazione.
Una procedura inedita, la convocazione-bis, ma consentita dallo statuto, è la linea del centrosinistra che ritiene di poter in questo modo abbassare il numero legale richiesto per le sedute.
La Casa delle Libertà (Cdl) la pensa diversamente e Agogliati lo ha detto chiaramente.
Normalmente il numero legale è di 21 (la metà più uno dei componenti), una cifra però oggi non necessariamente alla portata della maggioranza.
Questo a seguito del concomitante abbandono di ben quattro suoi consiglieri - il dimissionario Giacomo Vaciago più i tre neo assessori per i quali è scattata l'incompatibilità con l'aula - che ne ha fatto scendere da 25 a 21 i voti a disposizione in aula.
Lo stretto necessario per il quorum, ma se si conta anche l'apporto di Antonio Levoni, apporto su cui nel “palazzo” nessuno è però pronto a scommettere.
Proprio l'assenza dell'ex esponente diessino (oggi del gruppo misto) ha fatto venir meno il numero legale lunedì sera, quando la maggioranza, complice il mancato ingresso in aula dell'opposizione, si è ritrovata in 20, impossibilità cioè a far proseguire la seduta e a procedere a quella surroga dei quattro nuovi consiglieri che riporterebbe in sicurezza gli equilibri “contabili”.
Un atto dovuto, in buona sostanza, la surroga, dovendosi solamente dare adempimento a un meccanismo automatico che, per legge, prevede l'insediamento dei primi dei non eletti delle liste dei dimissionari.
E tuttavia per poterci arrivare i regolamenti comunali richiedono una deliberazione di consiglio e, dunque, prima ancora, occorrono numeri sufficienti per dare avvio a una seduta.
Poiché i fatidici 21 - con l'incognita-Levoni e un'opposizione per nulla intenzionata alla mano tesa - appaiono lontani, ecco l'escamotage della seconda convocazione, in grado, a giudizio della maggioranza, di abbassare il quorum (potrebbero bastare 19 presenze, stando ad alcune interpretazioni, o anche meno, per altre).
Ma che la strada sia giuridicamente ineccepibile non è affatto pacifico .
L'opposizione affila le armi e il parere sull'ammissibilità richiesto al ministero, la cui risposta è attesa a stretto giro di posta, ne è la riprova.


Ammissibile per il consiglio comunale una seduta in seconda convocazione con numero legale inferiore al 50% (21) dei componenti dell'organo (41)?
Le interpretazioni divergono.
Lo statuto comunale contempla le seconde convocazioni, ma demanda di fissarne il quorum al regolamento.
Che, però, sul punto non distingue tra prime e seconde convocazioni limitandosi a richiedere la maggioranza dei consiglieri.
La maggioranza ritiene che per conteggiare il quorum le convocazioni-bis si debba far riferimento ai principi generali dell'ordinamento.
E li trova in leggi che parlano di sedute valide se possono contare su presenze da un minimo di 4 consiglieri fino a un massimo di un terzo del totale, ossia 13 nel nostro caso.
Ma dall'opposizione Luigi Salice (Forza Italia) eccepisce che a fare testo sono altre norme, che portano ad affermare come anche per le convocazioni-bis sia necessario il 50% dei consiglieri «assegnati», cioè 21.
E a suo parere il fatto che nel regolamento recentemente revisionato si sia mantenuta la non distinzione tra prime e seconde convocazioni non è casuale, ma voluto, proprio perché in tema di numero legale si è inteso parificare i due tipi di sedute.
E il segretario della Lega, Maurizio Parma, avverte: «Faremo tutto il possibile per garantire il rispetto di leggi e regolamenti», senza «lasciare spazio a interpretazioni ardite degli stessi».


pubblicazione: 30/09/2004

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