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Il proporzionellum aumenterà i partiti

di Giovanni Sartori, Corrire della Sera del 15 ottobre 2005

Habemus proporzionellum.
Perché un sistema proporzionale così bello (si fa per dire) e così inedito come quello testé escogitato da Berlusconi Co. merita un nome a sé e fa davvero spicco.
I critici denunziano con acutissimi strilli un ritorno al proporzionale.
Ma quale ritorno?
Un ritorno presuppone una somiglianza, e in questo caso tra il nostro sistema proporzionale del passato e il proporzionellum berlusconiano non c’è nessuna somiglianza.
Il proporzionalismo della prima Repubblica non prevedeva alleanze elettorali (ogni partito si presentava all’elettorato da solo), non si è mai giovato di un premio di maggioranza, era davvero «molto proporzionale», e ciononostante non ha moltiplicato i partiti oltre misura.
È vero: non ha mai prodotto alternanza di governo.
Ma non per colpa del sistema elettorale: fu per colpa di un partito antisistema, il Pci, che la rendeva impossibile.
E non è molto vero che il nostro vecchio proporzionalismo abbia creato di per sé più corruzione di oggi, più partitocrazia di oggi, e tanto meno più ingovernabilità di oggi.
Certo, in passato abbiamo avuto governi brevi.
Ma la longevità dei governi non deve essere confusa, come quasi tutti continuano a fare, con la loro efficienza e capacità governante.
Ma restiamo al punto: la somiglianza.
Che non c’è perché il proporzionellum è «poco proporzionale », consente coalizioni elettorali che snaturano il proporzionalismo e ne annullano gli sbarramenti, e quindi promette di continuare a moltiplicare i partiti già ultra moltiplicati dal Mattarellum.
Ho detto che il proporzionellum è poco proporzionale.
Dirò ora che rischia di essere un falso proporzionale.
Il premio di maggioranza è lecito quando rinforza una maggioranza che c’è, e cioè di chi ottiene almeno il 51 per cento dei voti; ma è scorretto quando viene attribuito a una maggioranza relativa, e cioè alla maggiore minoranza.
Nel nostro caso un’alleanza che ottiene il 40 per cento dei voti (rispetto al 39 e 21 per cento di altre due ipotetiche coalizioni) pur sempre otterrebbe alla Camera 340 seggi contro i 278 lasciati al 60 per cento degli altri, con tanti saluti al conclamato proporzionalismo.
Io non credo, si sa, che la configurazione bipolare del voto richieda un sistema maggioritario (visto che quasi tutta l’Europa è, insieme, proporzionalista e bipolare).
Ma con il proporzionellum il bipolarismo potrebbe davvero saltare.
Del che, beninteso, ai berlusconoidi non importa un fico.
A loro basta rivincere nel 2006.
Poi venga pure il diluvio.
Ho detto anche che il proporzionellum continuerà a moltiplicare i partiti.
E questo è, sarà, il sicuro e maggior disastro.
La buona regola è che un sistema elettorale viene cambiato per correggerne i difetti.
Il difetto primario, la madre di tutti gli altri difetti, del Mattarellum è stato che ha frantumato il nostro sistema partitico.
Ha ereditato 5-6 partiti e li ha spezzettati in una ventina.
Il che inevitabilmente produce ingovernabilità, perché porta a coalizioni di governo troppo eterogenee e paralizzate da un eccesso di partitini.
Ma il proporzionellum non corregge questo difetto.
Contro ogni logica e ogni lungimiranza lo aggrava (rendendo irrisori gli sbarramenti).
Sorvolo su altre storture e innecessari errori (come l’attribuzione, purtroppo suggerita dal Quirinale, di 18 premi di maggioranza, regione per regione, al futuro Senato federale).
La conclusione è che il proporzionellum aggiungerà danno a danno, disfunzioni a disfunzioni.
Forza, Italia. Avanti così a tutta forza.
15 ottobre 2005, Corriere della Sera


pubblicazione: 15/10/2005

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