Buona Mmusica BWA Buona Mmusica Buona Mmusica Buona Mmusica Buona Mmusica
Filiberto Putzu :. Home :.  TRACCE  :. IL PECCATO NAZIONALE
categorie
 :. FILIBERTO PUTZU, politica
 :. COMUNE di PIACENZA
 :. POLITICA Piacenza
 :. ECONOMIA Piacenza
 :. AMBIENTE Piacenza
 :. VARIE Piacenza
 :. SANITA' Piacenza
 :. PIACENZA A COLORI
 :. PIACENZA TIPICA
 :. RITRATTI
 :. DIOCESI di PIACENZA
 :. PRIMO PIANO
 :. ITALIA Politica
 :. ITALIA Società
 :. ITALIANI
 :. TRACCE
 :. SALUTE
 :. DR.PUTZU, medicina generale
 :. DR.PUTZU, Estetica Medico-Chirurgica
 :. BEAUTY
 :. ARTE
 :. STORIA
 :. SPORT
 :. MUSICA
 :. Max Altomonte DJ
 :. CINEMA-TV
 :. MODA
 :. TENDENZE
 :. GLAMOUR
 :. GOSSIP & C.
 :. Bacco,Tabacco & Venere
 :. MONDO
 :. UNIVERSO
 :. VIAGGIARE
 :. CUCINA
 :. E-COMMERCE
 :. Les Charlatans
 :. Monitor




sabato
31
ottobre
2020
Sant' Alfonso Rodriguez



IL PECCATO NAZIONALE

di Ernesto Galli della Loggia

«Non è mica colpa nostra! È lui, sono loro (a piacere Berlusconi, Prodi, la Sinistra, la Destra) che hanno ridotto il Paese così».
La grande maggioranza degli italiani è ormai consapevole della gravità della situazione in cui ci troviamo, avverte che a questo punto solo scelte coraggiose e magari anche impopolari, solo drastiche rotture rispetto al passato possono allontanarci da quel vero e proprio declino storico che altrimenti ci attende.


Ma questa maggioranza è tenuta in ostaggio da quel grido lanciato di continuo dalla minoranza disinformata e settaria dell’opinione pubblica: «Non è colpa nostra! È colpa di altri».

Un grido, un giudizio intimidatorio, che ha il solo effetto politico di dividere, di impedire quel minimo di accordo generale sulle responsabilità passate e perciò sulle decisioni audaci di cui c’è tanto disperato bisogno.
Contribuendo così a rendere la soluzione della crisi ancora più lontana.

Invece bisogna convincersi - a destra come a sinistra - che non è «colpa loro».

Della situazione drammatica in cui si trova l’Italia è colpa nostra, è colpa di tutti, sia pure, come si capisce, in grado diverso.
La politica, i politici, per esempio, hanno certamente responsabilità primaria perché alla fine è la politica che decide. Ma in realtà la vera colpa della politica nel caso italiano è stata soprattutto quella di non avere alcun progetto, alcuna idea; e se l’aveva di non essere stata capace di realizzarla.
Di non aver fatto.
Per esempio di non essere stata in grado di opporsi alle richieste caotiche e spesso alle pretese (nonché ai vizi antichi) della società italiana.
E quindi di aver scelto ogni volta la soluzione più facile e più demagogica: che naturalmente era quasi sempre anche la meno saggia e la più costosa per l’erario.

L’Italia insomma è stata per un trentennio la scena di un grandioso concorso di colpe: tra i partiti e la politica da un lato, e dall’altro gli italiani e - elemento non meno importante - le élite economico-burocratiche che di fatto hanno anch’esse (eccome!) governato il Paese.

Oggi, insomma, paghiamo per errori e omissioni che rimontano indietro di decenni.
La nostra crisi odierna viene da lontano.
Viene dal consenso ricercato da tutti - sì da tutti, dalla Destra come dalla Sinistra - ricorrendo alla spesa pubblica.
Viene da centinaia di migliaia di pensioni di invalidità elargite a chi non le meritava, e in genere da un sistema pensionistico che per anni ha consentito a decine e decine di migliaia di italiani di destra come di sinistra di andare in pensione con un’anzianità ridicola; viene da troppi lavori pubblici decisi da amministrazioni di ogni colore e costatati dieci volte il previsto; da troppi posti assegnati in base a una raccomandazione (solo agli elettori del Pdl? Solo a quelli del Pd?).
Viene da troppi organici gonfiati per ragioni clientelari ad opera di tutte le pubbliche amministrazioni; da troppi investimenti sbagliati, rimandati o non fatti dagli imprenditori e dalla loro propensione a eludere le leggi; dalle troppe tasse evase da commercianti e professionisti (davvero tutti di destra o tutti di sinistra?); viene dalla troppa indulgenza usata nella scuola e nell’università, dall’aver accondisceso a tante illegalità specie se potevano (non importa con quale fondamento) invocare ragioni «sociali» (vedi le «occupazioni» di ogni specie); da una miriade infinita di piccoli abusi quotidianamente praticati e tollerati - per esempio nell’edilizia, nell’urbanistica, nella circolazione, nella raccolta dei rifiuti - che tutti insieme hanno rovinato e spesso reso invivibili le città e il paesaggio italiani.

Da tutto ciò viene la nostra crisi: da questo multiforme sfilacciamento del tessuto collettivo, da questa indifferenza al senso della realtà.
Chiamarsene fuori facendo sfoggio di virtù e cercare un capro espiatorio nella parte politica che non ci piace testimonia solo di una cieca faziosità.

È quella stessa faziosità propria della minoranza settaria che tiene in ostaggio anche il discorso pubblico del Paese e si manifesta nell’irrefrenabile pulsione a trovare complici del male specialmente nella stampa: in chi scrive nel modo che essa non gradisce.
Sempre rivolgendo la sua ossessiva domanda inquisitoria che suona: «Ma voi dove eravate quando A faceva questo?», «Che cosa avete scritto quando B diceva quest’altro?». Domande inquisitorie che naturalmente contengono già dentro di sé la risposta, dal momento che secondo questi accusatori - che credono di ricordare tutto e invece non ricordano nulla - la stampa che a loro non piace avrebbe sempre chiuso gli occhi, sempre taciuto, finto di non vedere, e suonato la grancassa in onore del Potere.

Se avesse senso verrebbe da rispondere: «Fuori le prove!».

In realtà una tale accusa è solo il segno della superficialità disinformata e settaria, unita al moralismo aggressivo che ci hanno regalato gli anni della Seconda Repubblica.
La superficialità e il moralismo che portano a credere che chi non si proclama preliminarmente contro vuol dire che allora è necessariamente a favore; che l’unico commento possibile a qualsiasi cosa che non piaccia debba essere la maledizione.
Che rifiutano visceralmente l’idea che capire e analizzare è più importante - e soprattutto più utile al lettore - che non aizzare o capeggiare una tifoseria.

Alla domanda «Dove eravate quando...?» la risposta dunque è: eravamo dalla parte di questa idea dell’informazione e del giornalismo.
Di certo ve ne possono essere legittimamente, e ve ne sono, delle altre.
Ma ancora più certo è che non sarà con le filippiche ossessive, con le cacce all’untore né con le autoassoluzioni a buon mercato, che l’Italia riuscirà a correggere i mille sbagli commessi.
Che essa riuscirà a costruire quel minimo di accordo su quanto è realmente successo nel suo passato senza il quale non può esserci speranza alcuna di un futuro.

Ernesto Galli della Loggia

da Il Corriere della Sera del 28-10-2013


pubblicazione: 29/10/2013

Categoria
 :.  TRACCE



visite totali: 848
visite oggi: 1
visite ieri: 0
media visite giorno: 0,33
[c]




 
Schede più visitate in TRACCE

  1. “Lettera al figlio” di Rudyard Kipling.
  2. NATALE: la leggenda dell'agrifoglio.
  3. Rebecchi Nordmeccanica Storico tricolore!
  4. Rassegnatevi: più farete bene, più l’invidia vi colpirà.
  5. L'AGRIFOGLIO
  6. QUANTO DICHIARANO AL FISCO GLI ITALIANI ??
  7. Ci ha lasciato Roberto Viganò
  8. Il caro-petrolio e gli effetti sul mercato.
  9. I conti con la realtà
  10. La normalità in pericolo
  11. Missione Onu : a sinistra la carne diventa pesce.
  12. L’illusione inglese: un mondo senza ayatollah
  13. Il piano dell’Unione per la casa: colpire i proprietari
  14. Un patto sulla nuova laicità
  15. Spunterà un nuovo giorno ed io passerò per il camino
  16. La vita è intangibile dal concepimento alla morte naturale
  17. Berlusconi : la sua stagione è chiusa
  18. LA QUASI VERITÀ DI BERLINGUER
  19. Filastrocca di Capodanno
  20. L’alieno alla prova del nove
  21. Case popolari, Berlusconi sbaglia .
  22. L’eterna anomalia italiana
  23. "Chiedo di non vivere in un Paese così".
  24. Serve un sistema-Paese e diffondere la cultura aziendalistica
  25. La Questione Morale
  26. La revisione del catasto
  27. «Non abbiate paura!»
  28. Le «sigille» del San Raffaele e il senso perduto della carità
  29. IL DOVERE DEL VOTO E I VALORI NON NEGOZIABILI.
  30. Boom di divorzi. Una novità : invecchiare e dirsi addio..
  31. A Piacenza conviene stare in Lombardia
  32. La sinistra malata di programmismo.
  33. Ricordo di Giuseppe Bacchi
  34. Assediati dalla crisi globale
  35. La strana coppia

esecuzione in 0,125 sec.