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26
ottobre
2020
Sant'Evaristo, papa



Il GRANDE CENTRO.

Il rilancio del Cavaliere: si lavori al Grande Centro

Più che altro, almeno in questi giorni, è una sorta di fiammella da tenere accesa. Un modo per attutire l' eco delle incomprensioni, assorbire i dissensi. E se possibile tornare a discutere di politica. Prima, in Forza Italia, ne hanno parlato Bondi, Adornato, Gargani: interviste, interventi, dichiarazioni. Poi l' altra sera, lo stesso Berlusconi, davanti ai deputati del gruppo di Montecitorio, ha spiegato le ragioni del rinnovato interesse per un tema che sembrava finito nel dimenticatoio. «Quello di un grande centro è un progetto che non dobbiamo abbandonare, anche perché in Italia la maggioranza degli elettori è moderata e guarderebbe certamente con favore a una riaggregazione delle forze liberali che provengono dall' esperienza popolare». Parole pronunciate in risposta alla domanda di un deputato sul tema, ma sulle quali il capo del governo ha impresso una certa enfasi. Del progetto si discute ormai da anni, lo chiede il Ppe, il Partito popolare europeo, che in Italia sarebbe felice di ritrovare una forza politica unitaria, o quantomeno una federazione, in grado di riflettere quello che oggi a Bruxelles è frammentato fra rappresentanti di Forza Italia, Udc, Udeur, e che sino a ieri comprendeva anche gli ex dc che stanno con la Margherita. Ma l' idea è certamente al punto più basso della sua storia. Il fallimento della lista unitaria (perseguita alle Europee da Berlusconi e rifiutata da Follini) ha in sostanza congelato qualsiasi dibattito sul progetto. E gli scontri delle ultime settimane con l' Udc hanno allontanato ulteriormente una prospettiva già sbiadita. Eppure se ne torna a parlare. I maligni dicono che il Presidente del Consiglio insiste per corteggiare ulteriormente i «berluscones» dell' Udc, per spiazzare Follini e indebolire la sua linea politica, per attrarre verso Forza Italia coloro che fra i centristi, nelle ultime settimane, hanno dimostrato di essere più in sintonia con le ragioni del premier che del loro segretario. E non è un caso che Emerenzio Barbieri, Udc vicino al premier, sia convinto che «l' argomento non si può tenere a bagnomaria. Va rilanciato con forza». Altri invece rimarcano le ragioni di un percorso ineludibile, certamente di lungo periodo, ma che nella logica del bipolarismo non avrebbe alternative: «E poi - riflette Antonio Tajani - è anche un messaggio a tanti moderati che militano a sinistra e che non possono essere soddisfatti di veder rappresentata da Rutelli l' eredità di De Gasperi». Sul tema, a partire da settembre, il capo del governo avrebbe chiesto un ritorno di investimento politico, convegni e seminare in grado di riaccendere il dibattito nella maggioranza. Ma un ritorno di attenzione, almeno allo stato dell' arte, da parte della segreteria Udc, è invece escluso categoricamente: «Non ci sono né le condizioni politiche né quelle culturali», taglia corto Mario Baccini. Da Alleanza nazionale, il cui ingresso nel Ppe è fra gli obiettivi di lungo periodo, solo una punta di interesse: «Tutto ciò che unisce la coalizione va bene, tutto ciò che dovesse spaccare l' alleanza no», commenta Maurizio Gasparri. «Riparliamone a settembre, vediamo, se la coalizione non si sfalda...», aggiunge Andrea Ronchi. E ieri sera, dopo una giornata scandita dagli incontri politici e dal confronto con le parti sociali, Berlusconi ha partecipato al ricevimento a Villa Taverna organizzato dall' ambasciatore Usa Mel Sembler. Presenti Fini, Gianni Letta, Luca Cordero di Montezemolo e altri imprenditori.


pubblicazione: 29/07/2004
aggiornamento: 07/10/2004

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