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Il Comune fa causa al Piacenza Calcio

Troppo «rilevante» l'entità del credito vantato, 337.143 euro, ragion per cui la giunta comunale ha ritenuto di dover rompere gli indugi con il Piacenza Calcio facendogli causa per ottenere i canoni arretrati per la concessione dello stadio Garilli.

Una citazione in giudizio davanti al tribunale al fine di recuperare quanto non corrisposto dal Piacenza Calcio, ossia i canoni dovuti dal campionato 2002-2003 a oggi.

La decisione è di questi giorni, dopo che anche l'ultimo sollecito di pagamento spedito da Palazzo Mercanti il 12 giugno scorso all'indirizzo della società presieduta da Fabrizio Garilli è caduto nel vuoto.
«A tutt'oggi la società Piacenza Calcio spa non ha versato quanto dovuto», si legge nella delibera di giunta dove viene descritta come «necessaria» la scelta di «agire in giudizio per il recupero delle somme indicate».
Necessaria «in considerazione della rilevanza dell'entità del credito vantato dall'ente» - appunto 337.143 euro, «oltre interessi e rivalutazione monetaria» -, ma anche della sua «natura contabile» nonché «della particolarità della fattispecie».

Nelle carte si ricorda che il rapporto tra Comune e Piacenza Calcio per la concessione dello stadio (di proprietà di Palazzo Mercanti) è stato regolato all'inizio del 2000 con una scrittura privata e annessa convenzione.
Di durata decennale la concessione, che riguarda l'uso e la gestione non solo del Garilli, ma anche del campo di calcio Bertocchi numero 1 e del Bertolini numero 2, come pure delle aree limitrofe allo stadio comunale.
Di durata triennale invece le clausole di carattere economico che stabiliscono sia il canone annuale da versare al Comune sia «l'ammontare massimo della cifra che il Piacenza Calcio avrebbe dovuto corrispondere annualmente all'ente quale percentuale d'incasso pari a un importo del 5 per cento degli introiti per ogni singolo campionato disputato»; clausole, queste economiche, che, allo scadere del triennio, nel caso «non vi fosse accordo tra le parti», sarebbero state rideterminate tramite un apposito arbitrato.

È accaduto, annota la giunta, che il Piacenza Calcio, «dopo aver corrisposto quanto dovuto per il triennio 1999/2002, non ha più versato alcunché al Comune di Piacenza, pur continuando a utilizzare gli impianti comunali per l'espletamento delle proprie attività sportive».

Tra le parti si è così sviluppato un carteggio che ha per lo più avuto direzione unilaterale, con il servizio Sport di Palazzo Mercanti che «ha provveduto più volte a sollecitare la società al pagamento dei canoni dovuti, formulando altresì proposte in ordine alla negoziazione dei canoni triennali».
Nella delibera di giunta si elencano non meno di quattro comunicazioni ufficiali, che non hanno però avuto l'esito sperato visto che il Piacenza Calcio «a tutt'oggi non ha versato quanto dovuto».

E in attesa di un accordo sul rinnovo del canone di concessione, il Comune cerca di ottenere «almeno quanto dovuto», come aveva osservato l'assessore Francesco Cacciatore (bilancio, sport e demanio) nelle scorse settimane, quando però a Palazzo Mercanti si parlava solo di solleciti per iscritto rispetto a un nodo che ancora non aveva i caratteri del contenzioso giudiziale.
Quelli che invece ha assunto ora con il passo dell'azione giudiziale davanti al tribunale.

Riguardo al rinnovo del canone di concessione dello stadio, la volontà del Comune è di procedere a un adeguamento dell'importo, anche piuttosto sensibile considerato il lungo periodo di trascorso dalla scadenza.
A suo tempo, nell'autunno del 2002, Palazzo Mercanti aveva avanzato la proposta di un canone annuale fisso di 50mila euro più il 75% delle spese di gestione dello stadio in caso di militanza del Piacenza nel campionato di serie A; mentre in caso di serie B, canone fisso di 36mila euro e stessa percentuale delle spese di gestione.
Gustavo Roccella, Libertà del 4 agosto 2006




La reazione del team biancorosso.
«È una decisione dai risvolti politici».
Dal no comment del dirigente Garzelli trapela il disappunto

«Penso che l'amministratore delegato e il presidente dovranno prenderne atto, io, che sono del settore operativo, non me la sento di fare un commento su una decisione che ha anche dei risvolti politici».
È di Claudio Garzelli l'unica voce del Piacenza Calcio che ieri siamo riusciti a raccogliere.
Seppur probabilmente a conoscenza della vertenza sui canoni tra la sua società e il Comune, il "direttore delle aree" ha preferito glissare rinviando al presidente Fabrizio Garilli e all'amministratore delegato Maurizio Riccardi comunicazioni nella spinosa materia.
Entrambi risultavano, però, ieri irreperibili, per cui non resta che prendere per buone le poche parole di Garzelli dalle quali d'altra parte si riesce forse a cogliere la chiave di lettura che al Piacenza Calcio potrebbero dare della querelle giudiziaria aperta dal Comune sui canoni non versati.
In quei «risvolti politici» attribuiti alla decisione della giunta sta il senso di una mossa che andrebbe perciò intesa al di là del merito economico del contenzioso.
Risvolti politici che potrebbero incardinarsi nei tribolati rapporti tra Palazzo Mercanti e il presidente del Piacenza Calcio nei vari fronti aperti tra le parti, che investono anche il destino dell'area verde tra via Morigi e via XXIV Maggio, di proprietà della famiglia Garilli.
Merita di essere ricordato un episodio di febbraio, quando il presidente del consiglio comunale, Benedetto Ricciardi (Ds), ebbe pubblicamente a segnalare lo stop ai biglietti omaggio per il Garilli che il Piacenza Calcio era uso concedere ai consiglieri comunali che scendevano in campo allo stadio come prologo alle partite di campionato.
Una decisione che fu messa in relazione con l'intesa raggiunta in quei giorni in maggioranza per rinnovare i vincoli a verde all'area di via Morigi, ponendo così fine alle ambizioni di edificazione cullate da Garilli.



Lo spigoloso match tra Reggi e Garilli.

(guro) Una partita nervosa e non priva di tensioni quella tra l'amministrazione comunale del sindaco Roberto Reggi e il presidente del Piacenza Calcio Fabrizio Garilli.
Una partita apertasi fin da inizio mandato, a metà 2002, e che si gioca su più campi, con interessi spesso profondamente divergenti.
E forse non è un caso se per i tre anni precedenti il Piacenza ha pagato regolarmente i canoni richiesti e ha smesso di farlo proprio dal campionato 2002-2003.
Così come probabilmente non ci si sbaglia a leggere nelle riluttanze sul fronte dei pagamenti per il canone di concessione dello stadio una ruvida risposta a distanza per i conti che a Garilli continuano a non tornare in via XXIV Maggio, nell'area verde di sua proprietà dove i piani di edificazione sono stati definitivamente affossati da palazzo Mercanti.
È di queste settimane la decisione della giunta e della maggioranza di rinnovare il vincolo a verde pubblico per il terreno e di stanziare a bilancio 2 milioni di euro per una procedura di esproprio pronta a scattare nel caso non si raggiunga una soluzione bonaria con la proprietà.
Caso che non appare per nulla remoto tanto che una delle preoccupazioni emerse nella maggioranza durante le recenti discussioni in consiglio comunale è stata proprio per il confezionamento di una procedura amministrativa che ponga al riparo da ricorsi giudiziari da parte di Garilli che vengono messi abbondantemente in conto.



pubblicazione: 04/08/2006

Lo stadio Garilli 10377
Lo stadio Garilli

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