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2020
Sant'Orsola e compagne martiri



Il Brambilla-partito, un terremoto

Berlusconi smentisce per calmare gli animi, ma va avanti.

UGO MAGRI
ROMA
La reazione imbizzarrita di Forza Italia non s’è fatta attendere.
Già di prima mattina Silvio Berlusconi è stato tempestato di chiamate dai suoi più stretti consiglieri (tranne Bondi, irraggiungibile perché non prende l’aereo e torna dagli Usa come nell’Ottocento via mare).
Hanno terrorizzato il Cavaliere sui «danni devastanti» che avrebbe causato la notizia della «Stampa», secondo cui i Circoli della libertà si trasformeranno molto presto in partito, e Berlusconi stesso potrebbe darne l’annuncio venerdì prossimo a Courmayeur.
Col risultato di indurlo alla smentita.
«Ma devo proprio farlo?», ha detto ai suoi collaboratori prima di lasciarsi convincere.

Sta di fatto che Bonaiuti, il portavoce, gli ha personalmente diffuso una dichiarazione dove si denunciano «sfrenate fantasie ferragostane, costruite di sana pianta», e si intima agli altri giornali di girare al largo.

«Tanto per cominciare», si legge nella nota, «non sarò il 24 agosto a Courmayeur per fondare un nuovo partito.
E, per continuare, Forza Italia è il partito che ho l’orgoglio di aver fondato nel 1994 e che resta il baluardo della libertà e della democrazia nel nostro paese».

Una promessa d’amore eterno, da consumato tombeur de femmes, per rassicurare come una moglie sospettosa il suo stato maggiore, fibrillante da giorni.
Anzi da settimane, perché l’ultima crisi di gelosia forzista nei confronti della Brambilla è scoppiata a fine luglio, quando il Cavaliere ha cominciato a parlare apertamente nelle riunioni interne di Partito della libertà da far nascere senza ulteriori indugi.

Con un traguardo minimo e uno ambizioso.

L’obiettivo minimo più volte enunciato davanti a interlocutori autorevoli (e numerosi) consiste in un partito-satellite che, sfruttando i Circoli, tenti l’aggancio di spezzoni di società civile.
E recuperi i delusi di Forza Italia, le vittime delle faide intestine, i giovani emarginati, quelli buttati fuori perché in urto col capatàz locale...
In tutto il Sud, particolarmente in Campania, sono tantissimi.
Addirittura c’è un dirigente al lavoro, Carlo Vizzini, per censire le liti intestine nel movimento berlusconiano.
Secondo i calcoli del Cavaliere enunciati in un incontro col neo-dc Alberto Alessi (Gianfranco Rotondi testimone), il partito guidato da MVB potrebbe fruttare il 3-4 per cento e in caso di elezioni almeno una cinquantina, tra deputati e senatori.
Buttali via.
Difatti l’organizzazione ferve.
In Veneto già circolano lettere di accredito per i responsabili locali del nuovo partito.
E si stanno organizzando in tutt’Italia i pullman per una grande manifestazione, sempre a Courmayeur, il 15 di settembre.
Fin qui però siamo al marketing, dove Berlusconi è ineguagliabile.

Poi c’è il bersaglio grosso: la riunificazione del centrodestra sotto la nuova bandiera.
Con il referendum che stravolgerà la legge elettorale e obbligherà i partiti più piccoli a confluire nei «listoni» (se vorranno godere del premio di maggioranza).
Ed eccola già infiocchettata, la superlista alla quale tutti, da Fini a Casini, dovranno bussare: il Partito della libertà.
Ma qui sorgono i problemi.

I Circoli, ad esempio.
Trasformarli in partito non sta bene a Marcello Dell’Utri, che ne è stato l’ideatore.
Per lui debbono conservare un taglio culturale, pre-politico.
Ne ha messi su a centinaia, non vuole cederli alla Brambilla e solleva il caso in tutte le occasioni.
Pure la freddezza di Giulio Tremonti è proverbiale, e certo non gli hanno scaldato il cuore alcune esuberanze di Maria Vittoria come l’ultima su Vanity Fair:
«La mia ricetta?
Funziona con 14 cani e 24 gatti.
Volete che non funzioni con Fini e Tremonti?».

Lo stesso Silvio giudica la ragazza un po’ arrogante, i cortigiani giurano che comincia a esserne stufo. Ma i veri nemici del PdL sono tra via del Plebiscito (staff del Cavaliere) e via dell’Umiltà (sede di Forza Italia).
Quelli che temono per il posto e sparano su qualunque novità, si tratti del neo-movimentismo democristiano o dell’attivismo alla Brambilla.

Sognano un universo immobile, laddove Berlusconi s’è reso conto che con questo partito, e quest’alleanza, non va più da nessuna parte.
Suo sfogo costante è:
«Fini sbaglia regolarmente mossa, di Casini non mi posso fidare, dopo Bossi il diluvio...».

Alle volte sogna di fare da solo, il «suo» partito contro tutti.
Ha perfino commissionato un sondaggio (che però lo dissuade: senza gli alleati non arriverebbe al 40 per cento).
Se Bonaiuti e Cicchitto, che fingono di cadere dalle nuvole, non gli avessero afferrato la giacca, lui sarebbe andato dritto a Courmayeur.
«Qui nasce il nuovo partito che rifarà l’Italia», doveva essere la storica frase.
Qualcuno, molto in alto, scommette che dopo la smentita non la pronuncerà mai più, e pure «su MVB calerà il sipario».
Però, forse, non conosce il Cavaliere.


NOSTRO PS.
Michela Vittoria Brambilla a casa sua (oltre ad un figlio di 2 anni e a un compagno non ancora marito) ha un piccolo zoo.
Dice la Brambilla :
«possiedo 14 cani, 24 gatti, 7 caprette, 2 asini, circa 200 piccioni e tre galline che si chiamano come me, mia sorella e mia madre».
(da La Stampa del 20 maggio 2007)


pubblicazione: 20/08/2007
aggiornamento: 21/08/2007

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