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12
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2022
S. Euplo



Il Bilancio 2014 di Confindustria Piacenza

Ad ogni indizio di ripresa economica spesso corrisponde una delusione.
Ma quasi sempre ci sono motivi per risollevare la testa con fiducia e coraggio.
Succede alle imprese piacentine sul crinale di un altro anno da "montagne russe" e un 2015 che invece si si annuncia più fertile di opportunità: Expo 2015, la dismissione delle aree militari.

Ne parliamo con Emilio Bolzoni, presidente di Confindustria Piacenza, che ieri ha presieduto il tradizionale consiglio di fine anno, occasione per fare il punto sull'andamento economico con i rappresentati delle varie sezioni produttive. Un parlarsi liberamente su quanto funziona e quanto funziona meno.

Come chiude il 2014? Il polso della situazione?
«Ci aspettavamo un anno migliore rispetto al 2013, non è andata così. Ci sono stati alti e bassi, qualche mese ci ha dato speranze, poi di nuovo flessioni, come sulle montagne russe. Tendenzialmente il 2014 è stato un po' peggio del 2013, con una fine d'anno che si presenta con premesse interessanti per il nuovo. Il dollaro si è rivalutato e dà più spazio alle nostre esportazioni, il denaro è un poco più disponibile di prima da parte delle banche e con tassi molto interessanti, così bassi non si erano mai visti, c'è una ragionevole prospettiva di intervento della Bce con acquisto di titoli, senza contare che il 2015 sarà l'anno di Expo, ci sono premesse incoraggianti. Bisogna guardare al nuovo anno con la grinta necessaria».

Su Expo c'è stato anche un certo scetticismo iniziale, oggi però le imprese sembrano motivate ad essere in Piazzetta Piacenza. Sul treno veloce c'è pressing.
«Dubbi non ce ne sono più, Expo ci sarà e sarà molto bello, avremo molti ospiti, tocca a noi giocare bene la partita. Ci sono dei ritardi su certe cose che sarebbe stato utile avere ma non avremo, nel complesso non ho dubbi però che sarà un grande successo, con 21 milioni di visitatori. Sulla Piazzetta dovremmo riuscire ad avere cinquantadue aziende nei sei mesi, le richieste sono già tante, ci arriveremo. La piazzetta, la "Grande Zolla" è un successo, è bella, è diventata molto concreta, sarà visibile in uno dei posti migliori».

Come sta andando l'incoming delle aziende dall'estero?
«Bene, abbiamo anche ottenuto finanziamenti regionali.
Expo è il mezzo per far venire i nostri possibili clienti in Italia e mostrare tutto quello che di buono si ha. E' interessante per tutti, non solo per chi produce cibo. Stiamo lavorando anche molto con le aziende piacentine dell'agroalimentare, sono piccole e vogliamo accompagnarle in questa prospettiva eccezionale».

Il clima sociale è però difficile, qualche giorno fa si è avuto lo sciopero generale, a migliaia sono scesi in piazza anche a Piacenza. Il Jobs Act è nel mirino.

«Il Jobs Act è un libro da scrivere non ancora scritto, ci sono tanti capitoli condivisibili ma si tratta di scriverne i contenuti. Il Jobs Act copre ad ombrello tutto il mondo del lavoro, è giusto averlo fatto, per ora siamo nella fase dei lavori in corso. C'è stata però un'enfatizzazione estrema sull'articolo 18, ma il Jobs Act prende in considerazione tutto il problema del lavoro, con la protezione di chi non ha un contratto a tempo indeterminato, considera tutti gli aspetti del rapporto di lavoro, parlare solo di Articolo 18 significa sminuire qualcosa di molto più grande. Il Jobs Act deve darsi come obiettivo il problema della disoccupazione giovanile che in Italia ha percentuali enormemente più alte di altri Paesi, è un problema esclusivamente italiano. La disoccupazione giovanile da noi è tre o quattro volte di più di quella generale, questo si lega ai tipi di contratti che abbiamo e all'Articolo 18. Non possiamo continuare a mantenere i giovani al quarantadue per cento di disoccupazione. E' una bestemmia».

Notizia di questi giorni: in Italia la burocrazia fiscale fa sprecare all'impresa 269 ore all'anno per pagare le tasse, record europeo. Da tempo battete sul tema della semplificazione. Novità?
«E' uno dei problemi più importanti, se gli stranieri investono poco in Italia al primo posto dobbiamo mettere la legalità e sappiamo e vediamo quanto oggi sia un problema pesante, ma al secondo posto c'è la burocrazia, non si è fatto molto per risolvere il problema. Stiamo cercando di arrivare a un vero sportello unico a Piacenza. I quaranta adempimenti del nuovo imprenditore che fonda un'azienda con due dipendenti sono ancora quaranta, per fortuna non sono uno in più, almeno si può far in modo che queste quaranta operazioni vengano fatte nello stesso posto. Stiamo lavorandoci. E stiamo vedendo di metterci in mezzo noi come associazione per risolvere la cosa, facendo da intermediari. Abbiamo bisogno di aiuto, purtroppo le pubbliche amministrazioni hanno strumenti software diversi che non dialogano fra loro, è un lavoro complicato».

La Provincia va smantellandosi, il Comune ha lanciato il piano di sviluppo di implementazione economica ma è anche stretto da mancanza di risorse. Come va il dialogo con le istituzioni?
«Parlando di Provincia, stiamo assistendo a un'operazione ma nessuno è in grado dei dirci quale sarà il risultato finale, questo è preoccupante, non si sa ancora chi farà che cosa e con che struttura. Un'operazione così importante è partita senza avere chiaro l'obiettivo. Con il Comune ci sono incontri frequenti per portare anche avanti il discorso della logistica, è un progetto molto importante, potrebbe migliorare sensibilmente una parte di città qualche volta pericolosa, anche dal punto di vista dell'inquinamento. Arrivare là con i treni darebbe valore alla nostra logistica e toglierebbe tanti camion dalle strade. Creando un polo di eccellenza si avrebbero prospettive importanti dal punto di vista dell'occupazione, ci troviamo con una percentuale di colletti bianchi nettamente più bassa della media nazionale, se la nostra logistica si sviluppasse nella logistica competitiva, avremmo centri direzionali con posti di lavoro interessanti in più rispetto ad oggi. Stiamo cercando di sviluppare il discorso dei terreni industriali».

Lei ha assistito al convegno sulle aree militari, ci sono operazioni veramente sostenibili in vista delle dismissioni?
«E' una grande opportunità, non ci sono dubbi. Noi vediamo Palazzo Uffici in Piazza Cittadella, il risanamento della scuola dell'Infrangibile in fregio alla Pertite, un progetto sviluppato all'interno dell'associazione nostra. Ci sono tante altre opportunità. Piacenza può disegnare il suo sviluppo futuro».

Ma la residenzialità è in crisi.
«La chiave per noi sta nel collegamento con Milano, non ci sono dubbi, è evidente quanto ci stiamo puntando. Expo è il motore per fare quello che andava fatto prima e non si è fatto. Piacenza adeguatamente collegata con Milano potrebbe essere molto attrattiva come posto dove vivere per tanti cittadini lombardi che apprezzano un posto bello, tranquillo e sicuro. Se risolviamo il collegamento avremo una marcia in più».

Patrizia Soffientini
patrizia. soffientini@liberta. it
LIBERTA' 16/12/2014


La vera sorpresa riguarda il boom di investimenti in innovazione e le buone performance di alcune aziende.
Meccanica
Bene la Bolzoni che esporta l'89 per cento e chiude l'anno con un fatturato in leggero aumento, riferisce Emilio Bolzoni, dopo alti e bassi. Si alza l'attenzione delle banche verso l'impresa, testimonia Marco Livelli (Jobs) che per il 2015 attende esiti positivi. Anno altalenante, ma chiuso dignitosamente per Alberto Rota (Rota Guido, macchine agricole) con energie rinnovabili ferme e scenari europei non chiari sulla zootecnia, il 40 per cento si realizza all'estero. Per Mario Fornari (Telema, elettromeccanica) il 2014 si chiude con un 20 per cento in più di fatturato e discreta redditività, ma gli ultimi mesi vedono una flessione sugli ordinativi.
Per Gabriele Gasperini della Mcm la buona sorte è arrivata con importanti ordinativi nel settore aeronautico.
Lino Lazzari (Bft) denuncia stasi e sofferenza per chi lavora nel settore dell'estrazione e su turbine, fra problemi con le sanzioni in Russia e le delocalizzazione produttive. Francesco Casella (Casella Macchine agricole) chiude con un + 25 per cento sul 2013, bene l'estero e le macchine per il pomodoro.
Sergio Giglio (Biomedica Santa Lucia) parla di una fase ottima che porta da 500 a 650 i dipendenti. Si è investito, bene i rapporti con Gran Bretagna, Spagna, Brasile e Turchia. Marco Rebecchi (Rebecchi Group) archivia un buon anno, si diversifica e si cercano nuovi prodotti, pur vivendo su ordinativi "alla giornata".

Alimentari
Sante Ludovico (Pizza più Uno) parla di un anno molto migliore in volumi e fatturato (+13 per cento), ora si punta a Usa e Giappone, bene il mercato europeo, investiti 3 milioni su prodotti nuovi. Giuseppe Colla (Colla, formaggi) vede crescere i volumi, meno il fatturato, le nuove frontiere sono Australia, Israele e Cina, il futuro è all'estero e gli investimenti 2015 saranno massicci.
Per Sergio Dallagiovanna (Molino Dallagiovanna) con export triplicato ed e. commerce si va bene, investimenti per 3,5 milioni. Cala il consumo di carni bovine, informa Antonio Fiorani (Fiorani Carni), fatturato stabile, meno utili. Bene l'agrifood, Silvio Ferrari (Gargill) registra in + 3 per cento di fatturato locale (800 milioni di euro) di un Gruppo che nel mondo fa 120 miliardi, si cercano nuove quote di mercato. Grande spinta per Giarola Savem, Stefano Giarola riferisce di con un centinaio di prodotti (fra cui i noti Marsala e Cremovo) e ben 2 milioni di bottiglie annue con crescita di consumi domestici e nuove opportunità in Texas.
Per Giorgio Zambianchi (Agesco) vanno registrati i prezzi del pomodoro e della pasta in tendenziale rialzo, se ne giovano le aziende di trasformazione.

Costruzioni
Per Mariolina Bolzoni (Canova) si vedono i primi segnali di ripresa con un portafoglio ordini che dà fiducia. Molto grigio il panorama invece per Domenico Toscani (Toscani Immobiliare), troppa incertezza fiscale e normativa sulle case, e troppo invenduto, anche Pierangelo Bellini (Edilstrade Building) che "regge" lavorando in Veneto, Liguria e Piemonte, per l'immobiliare è crisi nera. Antonio Cogni (Cogni) vede un ritorno dei clienti industriali ma se il 2014 vede un aumento di fatturato, il 2015 non promette così bene. Maurizio Croci (Croci Costruzioni) parla di continuità dal 2007 ad oggi di utili e fatturato (per il 95 per cento nel settore privato).

Credito
Mario Zurlini (A&B Broker) parla di crisi generale del settore, ma di migliori prospettive sul 2015 e Piergiulio De Vecchi (Popolare Lodi) annota segni di risveglio sugli investimenti delle aziende.

Terziario
In anni duri, la Team Memores Computer di Alberto Liverani registra + 5 per cento sul 2013 e importanti investimenti fatti; molto bene Ivri, come attesta Gabriele Lombardi (400 milioni di fatturato), nella quale cui è entrata la Famiglia Basile.

Abbigliamento
Giancalo Galerati (Ime) vede perdurare la crisi anche sul 2015.

Ambiente
Gianni Amasanti (Asia) annuncia + 20 per cento di fatturato, età media dei dipendenti 32 anni e retribuzioni sui 60 mila euro. Trs Ecologia Srl nel 2014 ha un aumento di fatturato di circa il 10 per cento.

Plastica e Chimica
Vanno bene le cose per Safta, attesta Massimo Ratti: +7 per cento sul 2014, venti assunti e 7 milioni di euro investiti in tecnologie, export a + 80 per cento, con apertura di stabilimenti in varie aree geografiche.

Autotrasporto
Pierpaolo Rossi di Bourgey Montreuil (41 milioni di fatturato, + 27 per cento sul 2013) parla di buone prospettive.

Legno
Giuseppe Conti (Saib) ha fatto importanti investimenti, il fatturato cresce su un mercato tutto nazionale.

Grafiche Carlo
Rigolli (Scriba) archivia un piccolo utile, nonostante la crisi del settore stampa tradizionale, nel 2015 punterà sul packaging.


pubblicazione: 16/12/2014
aggiornamento: 18/12/2014

Betti e Bolzoni 19112
Betti e Bolzoni

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