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martedì
5
luglio
2022
Sant'Antonio Maria Zaccaria



I silenzi sul piano strategico "Vision 2020"

di DANIELE FORNARI

Quale sarà lo scenario economico del 2008?
Quale sarà la crescita del nostro paese?
Quali saranno le condizioni di benessere delle famiglie?
Quali nuove sfide dovranno affrontare le imprese?
Quali saranno gli effetti per la realtà piacentina?

A differenza di un anno fa le previsioni appaiono meno favorevoli.
Volendo usare la felice metafora di un'economista lucido e rigoroso come Michele Salvati (Corriere della Sera, 24 dicembre) si potrebbe osservare che la "ventata" di crescita che aveva investito l'Europa negli ultimi due anni si sta trasformando in un "venticello" che per l'Italia rischia di essere decisamente più smorzato rispetto a quello degli altri paesi.
Questa metafora trova conferma nelle stime di incremento del PIL nazionale per il quale si prevede mediamente una crescita intorno all'uno per cento, anche se per molti analisti si tratterebbe di una stima addirittura troppo ottimistica.
Al riguardo va tenuto presente che molti Istituti di Ricerca stanno rivedendo al ribasso le previsioni di crescita 2008 ipotizzate per i principali paesi europei.

Sulle prospettive dell'economia pesano principalmente tre fattori.
Il primo fattore è rappresentato dal forte rialzo dei prezzi dei prodotti energetici e alimentari registrato nel secondo semestre 2007 e di cui si sentiranno i maggiori effetti nei prossimi mesi.
In novembre l'inflazione nella zona euro è salita al 3,1% annuo, arrivando a raggiungere il livello massimo degli ultimi 12 anni.
Le tensioni inflattive potranno avere conseguenze negative sia sui consumi sia sugli investimenti.
La propensione al consumo delle famiglie infatti risulterà penalizzata, oltre che dalla riduzione del budget di spesa disponibile al netto delle imposte e dei cosiddetti consumi "obbligati" (carburanti, utenze, etc), dalla presenza di forti aspettative negative che finiranno per accrescere le situazioni di risparmio precauzionale.
La dinamica degli investimenti delle imprese, invece, potrebbe essere rallentata dalla presenza di strette monetarie e di politiche creditizie selettive per tenere sotto controllo contemporaneamente le minacce inflazionistiche e la crisi finanziaria originata dai mutui subprime americani.
Per questa ultima crisi, di cui non sono ancora completamente chiare le dimensioni e le implicazioni sull'economia reale , si prevedono comunque tempi critici con sfide difficili e complesse per i sistemi bancari e finanziari.
Il secondo fattore è rappresentato dal clima di sfiducia e di pessimismo che caratterizza le percezioni e le sensibilità delle persone.
Nelle ultime settimane in Italia , più che negli altri paesi , è cresciuto il livello di preoccupazione per il futuro tanto da coinvolgere l'80% degli individui.
Le cause di questo clima vengono associate, nell'ordine, alla crescita della criminalità , al peggioramento della situazione economica del paese, all'aumento delle tasse , all'aumento dei prezzi, all'instabilità politica.
In generale dalle ricerche socio-economiche scaturisce un quadro di frustrazione diffusa e di ridotte motivazioni personali tali da penalizzare la produttività del lavoro e lo sviluppo di progetti innovativi.
Si tratta di una situazione trasversale alle diverse età e ai diversi mestieri tanto da rappresentare una situazione pericolosa per il futuro del paese.
Senza volerli prenderli come verità assolute, i giudizi espressi nei giorni scorsi dal New York Times e dal Times sulla "infelicità" italiana rappresentano comunque un campanello d'allarme su cui riflettere.
Il problema non è tanto il declino di un'immagine molto stereotipa come quella della "dolce vita", ma bensì la percezione dell'assenza di un'energia positiva , di una reazione "pro-attiva", di una progettualità su cui costruire un nuovo modello di fiducia e di sistema-paese.
In molte individui prevale sempre più l'orientamento a gestire la routine, la quotidianità , a mettere delle "pezze", a discutere di tutto e di niente , a non assumersi responsabilità, a non individuare le priorità, a fare grandi discorsi senza concretezza, a pensare che è sempre colpa degli altri.
In realtà in questo quadro di riferimento poco entusiasmante è anche giusto riconoscere e sottolineare che, nonostante tutto, l'Italia va avanti grazie al contributo e alla passione di professionalità eccellenti formate da operai, imprenditori, insegnanti, medici, volontari, funzionari pubblici.
Nel campo economico questa eccellenza è riscontrabile nell'andamento positivo dell'export che , anche nel 2008 (e questa è finalmente una buona notizia!), dovrebbe registrare incrementi positivi simili a quelli rilevati nel 2007.
In particolare si tratta di incrementi ottenuti principalmente con produzioni ricche di contenuti di servizio, di personalizzazione e di ricerca confermando che anche in Italia esistono capacità di impresa e di creazione di valore aggiunto per competere sui mercati internazionali.

Il terzo fattore è quello della governabilità vale a dire la presenza di una politica più credibile e adeguata ai bisogni del paese.
Il bisogno di questa presenza ha trovato una incredibile conferma ( in un'epoca in cui si legge sempre di meno!) nel grande successo che ha avuto un libro come "La Casta" diventato il bestseller letterario dell'anno.
Troppo spesso le esigenze politico-partitiche prevalgono su quelle dello sviluppo.
Troppo spesso la politica è lontano dalla gente e dai problemi reali del paese.
Negli ultimi dieci anni (ripartiti grosso modo tra Governi di centro-sinistra e di centro destra ) il legislatore non è sembrato molto preoccupato dei grandi cambiamenti che hanno rivoluzionato la geografia economica e sociale mondiale.
Questo non significa dire che non vi siano stati miglioramenti ,ma che questi non sono stati sufficienti per mettere il paese nella condizione di affrontare le nuove sfide della globalizzazione.

Di fronte a queste sfide appare sempre più necessario uno "shock di modernizzazione" basato sulle riforme istituzionali, sull'istruzione e sulla formazione dei talenti, sull'efficienza dei servizi, delle infrastrutture, della burocrazia, dell'energia .
Per ottenere questo risultato occorre un governo forte, capace di decidere e di resistere sia alle pressioni degli interessi di parte sia ai veti di coalizione.

Gli scenari e le criticità ipotizzate per l'economia italiana potrebbero valere anche per la realtà piacentina.
Nel 2008 l'economia locale potrebbe registrare un andamento fortemente polarizzato.
Da un lato quello negativo dei settori sostenuti dalla domanda locale come il settore del commercio e delle costruzioni .
Dall'altro quello positivo dei settori sostenuti dalla domanda estera come il settore manifatturiero e quello turistico.
Nel primo caso le performance delle imprese rischiano di essere penalizzate da una significativa contrazione dei consumi e degli investimenti delle famiglie con effetti destabilizzanti per molte realtà aziendali.
Per queste realtà sarà fondamentale operare sia sulla struttura dei costi in modo da poter recuperare efficienza (anche attraverso l'adesione a formule associative ancora poco sviluppate a livello provinciale) sia sulle politiche commerciali per soddisfare una domanda crescente e sempre più selettiva di "value for money" vale a dire la ricerca da parte dei consumatori di un corretto rapporto tra prezzo e qualità dei prodotti-servizi offerti.
Nel secondo caso lo sviluppo delle imprese sarà influenzato dalla loro capacità di operare sui mercati internazionali intensificando la presenza nei mercati extraeuropei ed asiatici vale a dire nei mercati per i quali sono previsti i maggiori tassi di crescita.
Di buon auspicio per le esportazioni piacentine sembra essere comunque l'elevato grado di penetrazione dei prodotti locali in Germania per la quale vi sono previsioni di crescita superiori a quelle italiane.
In ogni caso lo sviluppo complessivo locale rischia di essere penalizzato dal minor tasso di apertura internazionale, pur se in crescita, della economia piacentina rispetto a quello dei territori limitrofi.

In questo scenario complesso e difficile si impone anche per Piacenza qualche riflessione sulla governabilità e sul ruolo della politica locale.
In particolare negli ultimi mesi si è registrata dall'esterno la sensazione di un "raffreddamento" degli entusiasmi e delle passioni che nel 2005 e nel 2006 avevano alimentato il piano strategico "Vision 2020".
A che punto è il piano?
Su quali assi si sta lavorando?
In quali "territori" , fra quelli individuati (qualità della vita, impresa, apprendimento, accoglienza), sono state implementate le indicazioni fornite dai progetti-bandiera e ratificate dagli Stati Generali?
Quante iniziative del piano strategico sono state realizzate nel 2007 e quali saranno realizzate nel 2008? Quali aggiustamenti si rendono necessari?
Per quali ragioni si sta profilando l'ipotesi di chiudere l'Agenzia di Marketing creata dalle Istituzioni locali ( a seguito anche del progetto Vision 2020) per promuovere lo sviluppo locale?
E' una questione di risorse professionali e finanziarie o di ruoli e funzioni dell'Agenzia?

Mai come in questo momento, di grande complessità ed incertezza a livello nazionale ed internazionale, appare necessario porsi delle domande sul futuro e la "modernità" di Piacenza.

DANIELE FORNARI


pubblicazione: 02/01/2008

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Categoria
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