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venerdì
30
ottobre
2020
San Gerardo



I giovani? Felici e disincantati

di PAOLO RIZZI

Piacenza 2020 vista dai giovani, primi protagonisti della grande kermesse degli Stati Generali che iniziano oggi alla Cavallerizza.
Verrà presentato il video realizzato dai ragazzi, il sito web e soprattutto l'esito di un questionario sottoposto a 1.800 studenti: a illustrarlo ci saranno i ragazzi stessi.
Intervengono anche i docenti.
Di seguito ecco le anticipazioni offerte da chi ha seguito in prima persona questo lungo percorso, Paolo Rizzi (Università Cattolica, Laboratorio di Economia).

I giovani e il futuro di Piacenza: ecco come vedono il loro domani (e quello della città) 1.300 studenti delle scuole superiori piacentine e 500 studenti universitari, finiti sotto la lente di un'indagine.
Il filo conduttore di tutte le risposte è quello di un sano individualismo, mentre ambiente, innovazione, sanità le richieste per il futuro.

Il lavoro visto dai giovani -
Cosa preoccupa di più i nostri giovani rispetto al loro futuro lavorativo?
Innanzitutto la difficoltà di trovare un lavoro.
Poi l'insicurezza sulle proprie capacità e al terzo posto il momento di crisi economica che stiamo vivendo.
Infine la scarsa conoscenza del mercato del lavoro
Quali sono gli aspetti del lavoro ritenuti più importanti dai giovani?
Prevale la sicurezza del posto, confermando i timori e le preoccupazioni sulla situazione economica attuale.
Poi lo stipendio e la possibilità di fare carriera.
Solo in terza battuta la possibilità di migliorare e crescere e di imparare cose nuove.
Al quarto posto i rapporti con i superiori o con i compagni di lavoro.
Ancora l'autonomia nell'organizzazione del lavoro e mansioni stimolanti e non ripetitive.
Poi l'orario di lavoro e la possibilità di viaggiare, mentre la vicinanza con il luogo di lavoro appare all'ultimo posto, rivelando in apparenza una buona disponibilità alla mobilità anche geografica, non confermata però da altre domande.
Emerge ancora la preferenza per il lavoro autonomo (57,6%) rispetto al lavoro dipendente (21%) in palese contraddizione con la scelta della sicurezza come aspetto più importante del lavoro.
Abbastanza realistica la risposta alla domanda «Come ti immagini tra dieci anni per quanto riguarda il lavoro?»: il 76,2% si vede con un lavoro stabile e circa il 15% con un lavoro precario e sappiamo che le percentuali purtroppo sono più o meno coerenti con il dato attuale.

Lo sguardo al futuro -
Da tempo le analisi sociologiche evidenziano situazioni di confusione e insicurezza nella psicologia giovanile, anche nella nostra realtà.
La prima novità importante dell'indagine è al contrario l'emergere di condizioni psicologiche dei nostri giovani più orientate al positivo, tanto che le risposte più condivise sono risultate:
«So impegnarmi molto per ciò in cui credo» (90% di molto/abbastanza d'accordo),
«Spesso mi sento felice» (87%),
«Quando mi sento in difficoltà so che posso contare sull'aiuto di qualcuno» (83%)
e «Sento che sono io a decidere della mia vita» (82%).
Quindi coscienza delle proprie capacità, fiducia nell'aiuto degli altri, disponibilità all'impegno personale, addirittura sensazioni di felicità e capacità di autoironia.
E' quello che serve nel nostro tempo così grigio, veloce, triste.
E' la speranza di un futuro diverso.
Certo non dobbiamo nascondere i lati oscuri della psicologia giovanile:
molti si sentono confusi (52% molto o abbastanza),
hanno paura delle critiche degli altri (40%),
si sentono spesso tristi (34%).
Ma il dato nuovo è che prevalgono i sentimenti positivi, forse proprio perché la situazione sociale ed economica è oggi più difficile, meno sicura del passato.
E' vero, rispetto a pianificare il futuro prevale ancora l'ancoraggio al presente, la "vita liquida" (Bauman) ce lo richiede, ma emerge finalmente anche la volontà di avere idee chiare sul domani.
Non a caso l'atteggiamento principale quando i giovani pensano al futuro risulta l'ottimismo (24%) rispetto alla confusione (17%), il vivere alla giornata (16%) e la serenità (12%) rispetto all'ansia (5%) e al pessimismo (5%).
Tra 10 anni i nostri diciottenni si immaginano di vivere sposati o conviventi (62%) o da soli o con amici (30%); solo il 7% si vede ancora nella famiglia di origine.
Sappiamo che oggi non è affatto così, ma anche questo dato potrebbe indicare una inversione di tendenza, la voglia di uscire dal nido protettivo che allunga l'adolescenza ben oltre i limiti fisiologici. Cosa spaventa di più?
La solitudine (26%), la malattia (25%), la morte (24%).
Fortunatamente non la responsabilità, la vita., il rapporto con gli altri.

I valori, la fiducia nelle istituzioni, l'associazionismo -
Anche questa indagine conferma la graduatoria delle cose importanti nella vita che analoghe rilevazioni in Italia e a Piacenza (2002) hanno già evidenziato in passato.
Si conferma quindi la centralità dell'amicizia da un lato (78% di molto importante), dell'amore (70%) e della famiglia (67%) cioè l'"irresistibile ascesa della socialità ristretta" ad indicare la forte preminenza di valori legati alle relazioni interpersonali, amicali, affettive.
Le altre componenti del blocco della vita personale, l'autorealizzazione e la vita confortevole, che completano il nucleo di valori riferibili all'intorno sociale immediato della persona, risultano meno indicati.
In generale tuttavia appare che la scelta «molto importante» diminuisca di peso rispetto alla precedente rilevazione a Piacenza, ad indicare forse un relativo «disincanto» valoriale dei giovani piacentini.
Al secondo posto appare il blocco di significati valoriali che fanno riferimento ai principi della vita collettiva afferenti libertà e democrazia (46% di molto importante), solidarietà (27%), eguaglianza (33%) e patria (21%).
Si osserva tuttavia in questo ambito una consistente perdita relativa di importanza rispetto al passato e rispetto al dato nazionale.
Il terzo nucleo è quello relativo ai valori di tipo evasivo che comprendono il divertimento (53%), lo svago nel tempo libero (47%), le attività sportive (28%).
Infine il gruppo di valori associati all'impegno personale e quindi studio e interessi culturali (23%), impegno sociale (13%), impegno religioso (9%) e impegno politico (7%).
L'immagine complessiva dei giovani piacentini risulta quindi legata fortemente agli affetti, alla socialità ristretta e all'evasione autoreferenziale, ma non del tutto lontana dalla vita "collettiva" come testimoniano i consensi registrati dai valori della civicness quali libertà e democrazia e solidarietà. Semplicemente queste scelte di principio non sembrano tradursi in azioni e impegni personali coinvolgenti (sociali, religiosi, politici).
Come se si trattasse di una cultura civica "disincarnata" e astratta, in attesa perenne di concretizzazione e di sperimentazione.
Nell'analisi della fiducia verso le istituzioni, in Italia e in generale in tutti i paesi occidentali, osserviamo da anni una continua erosione di coesione sociale, soprattutto nei riguardi delle realtà politiche.
Non è un fenomeno contingente legato solo a Tangentopoli, tanto che la deriva di sfiducia continua anche negli ultimi anni.
La distribuzione della fiducia tra le diverse istituzioni registrate nell'indagine locale riflette fedelmente quella ottenuta nell'indagine nazionale: al primo posto gli scienziati (verso cui nutre "molto/abbastanza" fiducia il 78% dei giovani piacentini intervistati) e all'ultimo posto gli uomini politici (10%).
Al secondo posto l'Onu (64%) mentre l'Unione europea perde molti consensi (56%) a testimonianza del difficile momento del processo di unificazione continentale.
Al contrario gli insegnanti guadagnano fiducia enfatizzando il ruolo fondamentale della scuola nella formazione dei giovani di oggi.
Tutte le altre istituzioni, ad eccezione dei militari, perdono significativamente preferenze, in particolare i giornali, la Chiesa, la pubblica amministrazione ed i magistrati.
In generale nell'area della fiducia diffusa rimangono le istituzioni internazionali, evidenziando una propensione cosmopolita e un'apertura internazionale positiva nei nostri giovani.
Ancora con buona attrattività verso i giovani risultano le istituzioni di controllo e sicurezza pubblica, che confermano le tensioni legate all'incertezza e ai pericoli della criminalità organizzata e non.
Tra le aree in deficit di fiducia emergono in primis tutte le istituzioni politiche: oltre agli uomini politici, in fondo alla graduatoria, anche i partiti. i sindacalisti, i funzionari dello stato e il governo riscuotono scarsi riconoscimenti.
Gli effetti traumatici di Tangentopoli, ma la stessa ascesa della socialità ristretta evidenziata nel sistema dei valori dei giovani, possono essere indicati come le due spiegazioni di questo fenomeno di erosione fiduciaria della politica, più contingente il primo, più antropologico e culturale il secondo.
Ma anche i media in generale, televisioni e giornali non godono di particolare apprezzamento, nonostante, anzi forse proprio per la pervasività dei mezzi di comunicazione nella vita dei giovani di oggi.
Tra le attività del tempo libero prevalgono gli SMS, ascoltare musica, guardare la tv, parlare con gli amici. In seconda battuta le attività sportive, la frequenza di locali, girare in moto o in auto, leggere, navigare in Internet e chattare.
Meno del 20 per cento dei giovani piacentini va tutte le settimane in discoteca, suona un strumento, frequenta l'orario e va al cinema settimanalmente.
Ancora meno diffuse sono le attività culturali e di volontariato.
Infatti l'aggregazionismo non appare molto diffuso: il 42% appartiene a gruppi sportivi, il 26% a gruppi studenteschi, il 21% a gruppi parrocchiali o religiosi, il 18% a gruppi musicali o culturali.
Solo il 16% fa esperienze di volontariato, rispetto al 31% di chi lo ha fatto in passato.

Il rapporto con Piacenza -
L'identità piacentina emerge in modo significativo anche se non totalizzante:
il 45% dei giovani si sente di appartenere alla città, al quartiere, alla provincia o alla regione in cui vive. Una discreta fetta di giovani si identifica con il Nord del paese, solo il 14% nell'Italia e addirittura solo il 4% nell'Europa.
I passi da percorrere per la costruzione culturale e identitaria dell'Unione europea sono ancora molti.
Non a caso alla domanda «essere piacentino per te significa...», la risposta prevalente (45%) risulta «vivere nella provincia di Piacenza», mentre le voci «esprimere una cultura particolare» e «esprimere un modo di essere» appaiono molto meno condivisi.
Come a dire che l'aspetto prettamente geografico e casuale prevale su quello socioculturale.
Dal punto di vista economico, Piacenza è vista come realtà statica (58%) o in crisi, ma una quota significativa legge anche l'economia locale in crescita (20%) o florida.
Tra le cause di maggior pericolo per i giovani piacentini emergono soprattutto l'uso di droghe pesanti (23%), l'abuso di alcool (20%) e l'alta velocità sulle strade (16%), come purtroppo i continui incidenti anche mortali ci dimostrano quasi quotidianamente.
Significativa anche l'autocritica relativa alla mancanza di ideali e di senso di responsabilità, segnalato da circa il 20% degli intervistati.
Solo il 18% afferma che vivere a Piacenza non sia un limite, mentre la maggioranza giudica Piacenza come realtà chiusa (20%), dove conta solo l'apparenza (19%), dove non capita mai nulla, che offre poche occasioni di svago e di divertimento.
Gli stimoli che offre Piacenza quindi non sono molti: nonostante ciò Piacenza è un «tranquillo rifugio» perchè è una realtà dove ci si conosce tutti.
Ed infatti il 44%, potendo scegliere, continuerebbe a vivere nel nostro territorio.
Cresce tuttavia anche la voglia di andare a vivere in altri posti, altre regioni (18%) o all'estero (28%). Perché meno del 10% ritiene che Piacenza offra buone possibilità di svago, lavoro, formazione, cultura.

Il futuro di Piacenza -
Il giudizio sulle iniziative per i giovani realizzate nel territorio piacentino appare severo: a parte le attività e gli eventi sportivi (voto 2,9 su 5), le altre azioni sono giudicate insufficienti (dagli spazi per giovani agli eventi musicali, dalle attività ricreative alle occasioni di partecipazione sociale e politica che registrano il voto più basso con 2,3).
Tra le richieste allora prevalgono gli eventi musicali, confermando che il nuovo linguaggio e la nuova forma di comunicazione dei giovani sia ormai la musica;ma anche gli spazi (come quelli che il Comune capoluogo sta realizzando).
E poi la domanda più importante nell'ottica del Piano Strategico: su quali aree intervenire per il futuro di Piacenza.
revale il tema ambientale che conferma la scelta della sostenibilità del nuovo Piano Strategico.
In secondo ordine tecnologia e innovazione, per dare più competitività alla nostra economia.
La terza priorità riguarda il sistema sanitario, su cui incide anche la domanda di servizi più efficienti ed adeguati ai crescenti bisogni.
Ancora eventi culturali e musicali, più richiesti direttamente per le aspirazioni dei giovani piacentini.
E di nuovo economia e lavoro per sottolineare l'urgenza di creare nuove opportunità di inserimento in una realtà ricca ma meno dinamica di altri contesti territoriali.
Agli ultimi posti delle priorità appaiono invece l'integrazione multietnica (un problema non particolarmente sentito?), la partecipazione nei processi decisionali (ancora la scarsa fiducia nella politica), le pari opportunità tra uomini e donne (forse già superato dai giovani), i servizi sociali (forse poco conosciuti).
L'impegno per gli altri e la comunità significa per i nostri giovani «dedicarsi a chi ha bisogno» (46%), più che fare volontariato in una associazione (che in teoria sarebbe la stessa cosa). Ancora il fare politica solo per il 7% degli intervistati.
E in conclusione, quale contributo pensano di offrire i giovani piacentini in futuro alla propria terra? Prima di tutto mettere su famiglia ed educare bene i figli.
Poi fare bene e con onestà il proprio lavoro. In subordine le virtù civiche: pagare le tasse, tenersi informati sulle vicende pubbliche, andare a votare. Solo in fondo l'impegno personale, religioso o politico che sia.
Questa lontananza convinta dalla politica ci deve far pensare.
Ma da un certo punto di vista hanno ragione loro: se tutti facessimo bene le cose importanti della vita (famiglia, lavoro, amicizia) forse staremmo tutti meglio.

(Libertà del giorno 8 giugno 2006)


pubblicazione: 08/06/2006
aggiornamento: 20/06/2006

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