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sabato
31
ottobre
2020
Sant' Alfonso Rodriguez



galleria immagini  I conti con la realtà
  di MASSIMO FRANCO
il beppe (1) giaguaro (2) monti mario (3) silvio piacve sempre.... (4)
il beppe (pic 1) giaguaro (pic 2) monti mario (pic 3) silvio piacve sempre.... (pic 4)
Ha vinto un’Italia euroscettica: almeno nei confronti della politica del rigore economico.

Un terzo polo è spuntato, ma non è quello di Mario Monti: moderato, europeista, governativo.
È invece quello radicale, protestatario e populista di Beppe Grillo, che ha raggiunto percentuali sorprendenti.


Ma accanto al comico che è riuscito a strappare un quarto dei voti, c’è un altro vincitore.
Si tratta di Silvio Berlusconi che ha scommesso sulla propria sopravvivenza.
Ed è riuscito a garantirsela con una corona di liste satelliti che gli ha fatto superare il centrosinistra al Senato in termini di seggi; e sfiorare un’affermazione clamorosa alla Camera.

Per paradosso, Pier Luigi Bersani perde politicamente, pur vincendo il premio di maggioranza a Montecitorio.
Era sicuro di farcela.
Ma ha sottovalutato l’onda d’urto grillina e la resistenza aggressiva del berlusconismo.

Adesso fare un governo sarà obbligatorio; ma dare corpo a un’alleanza duratura si profila impossibile. Il fantasma che si cercava di esorcizzare, l’instabilità, si è materializzato con una forza dirompente e inattesa.
E ora è lì, a dilatare il senso di impotenza di partiti che si sono illusi di ingessare la situazione non facendo la riforma elettorale.
E hanno provocato la reazione rabbiosa di un’opinione pubblica decisa a spazzare via la Seconda Repubblica.


Come accade spesso, l’esito è ambiguo.

Berlusconi, che aveva portato l’Italia sull’orlo del precipizio finanziario, dimostra che la sua stagione da premier è finita; ma la sua capacità di parlare alla pancia del Paese rimane molto forte.

La sinistra ribadisce l’incapacità di superare diffidenze più radicate di qualunque pronostico favorevole.

E il centro di Monti rimane schiacciato non solo dal sistema elettorale, perché altrimenti non si spiegherebbe la vittoria di Grillo, ma da una rivendicazione dei sacrifici che l’elettorato ha rifiutato.
Il sostegno dell’Europa al premier non ha sortito nessun effetto; anzi, forse ne ha avuto uno negativo.


È come se l’Italia avesse interiorizzato l’idea di una sospensione della democrazia; e si fosse rifiutata di analizzare i riflessi internazionali del voto.
Di più: ha deciso di sfidarli, assecondando umori ostili a un’austerità valutata non per gli effetti benefici sui conti pubblici, ma per quelli negativi sulla crescita e sui posti di lavoro.

Monti paga una scelta controversa, l’impopolarità e l’inesperienza.
C’è solo da sperare che non si prenda una rivincita se l’Italia dovesse riemergere dalle elezioni isolata a livello europeo.


Il saldo della scelta democratica compiuta nelle urne andrà calcolato nei prossimi mesi.
Se non si troveranno un accordo e un’unità su alcune riforme, la prospettiva di una legislatura corta, cortissima, diventerebbe pericolosamente verosimile.
Col rischio di un commissariamento ben più traumatico di quello percepito negli ultimi mesi.


Massimo Franco, Corriere della Sera del 26 febbraio 2013


Categoria
 :.  TRACCE




pubblicazione: 26/02/2013
aggiornamento: 27/02/2013



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