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Giuseppe Parenti è Cavaliere del Lavoro

Insignitodell'onorificenza a Roma dal Presidente Napolitano

Arriva per primo al Quirinale, in avanscoperta.
Sono le 8.30, la famiglia sta per raggiungerlo sul colle più autorevole d'Italia.
Per l'ingegner Giuseppe "Beppe" Parenti, neo cavaliere al merito del lavoro, sono ore tutte da assaporare, dolci come il miele delle sue api di Borghetto.
Già, perché la storia di questo imprenditore volitivo comincia tra le arnie che gli regala il papà agricoltore.
«Avevo 14 anni e da allora ho sempre nutrito una grande passione per le api - ci racconta mentre nel salone del palazzo presidenziale cominciano ad affluire gli ospiti - ho letto tanti libri sull'argomento e ancora oggi vado a tener conferenze, ma per produrre il miele ora c'è chi mi aiuta».

Dal più laborioso degli insetti, Parenti sembra aver preso quell'attitudine a non impigrirsi mai, a ronzare continuamenti intorno a certe idee, a certi progetti.
Ma senza strafare, piuttosto con il passo cauto e concreto dei piacentini.
«Bisogna guardare avanti, pensare cosa sarà necessario in futuro.
In quanto a me, ho sempre cercato di copiare - confessa - perché era un pò la mia natura anche a scuola, però cercavo di migliorare, di metterci qualcosa di mio, per poter fare uno scatto in avanti».

Si spiegano così i primi brevetti industriali di Paver e Lafer, cresciuti oggi al bel numero di 57.
«Questo accade perché noi abbiamo sempre avuto un quaderno dove vengono segnate tutte le innovazioni di processo e di prodotto dell'azienda.
E così mi sono accorto che se supero le dieci innovazioni ogni anno le cose in azienda vanno bene, se non succede le cose funzionano meno e allora mi dico che bisogna pensare un pò di più, perché quando il mercato tira proprio in quel momento qualcun altro sta correndo e se ci sediamo, non appena il mercato va in crisi, si finisce nelle difficoltà».

Una stretta di mano calorosa ad un altro neo-cavaliere, il bolognese Clementino Bonfiglioli, "re" dei riduttori, e uno sguardo sorridente e forse ansioso all'ingresso, in attesa di veder spuntare la famiglia, con la figlia Isotta incinta di otto mesi.
«Non vorrei nascesse proprio oggi mio nipote».
Il giorno è già unico, in tutto e per tutto:
«Ma non riesco a distinguere bene se è un punto d'arrivo o un punto di partenza, come cavaliere sento che mi calano sulle spalle altre responsabilità e però è anche una grande soddisfazione, alla fine è una verifica di quanto si è riusciti a fare nella vita partendo da zero».

Ai cavalieri dell'ordine istituito nel 1901 da Vittorio Emanuele III, élite imprenditoriale del Paese, si pone anche un vincolo etico e morale per migliorare le condizioni di vita e di lavoro nel Paese.
Che ne dice Parenti?
«È qualcosa che noi abbiamo sempre sentito, la resposabilità del lavoro, ci siamo sempre preoccupati per la cassa integrazione, che per fortuna abbiamo evitata, siamo stati tra i primi a costruire case per i nostri dipendenti, guardiamo al valore sociale dell'azienda.
Le imprese sono la ricchezza del territorio e hanno un valore collettivo importante, è necessario favorirle, appoggiarle, non lasciate allo sbando o seviziate dalla burocrazia».

E cosa farebbe per dar energia ad un languente sistema-Paese?
«Favorirei la cultura d'impresa, intendendo l'azienda come un bene di tutti e diminuirei il pubblico aumentando la quota di privato.
In Ialia tutto quello che è privato funziona bene e tutto quello che è pubblico funziona meno bene».

Ma con i sindacati della Camera di Commercio ha fatto pace il neo cavaliere, nonché presidente camerale?
«Ma abbiamo avuto solo momenti costruttivi - minimizza - c'è stato un malinteso e lunedì ci incontriamo, però resto convinto che va premiata la meritocrazia e non può essere un sistema uguale per tutti se no si offendono i più bravi».
Cavalier Parenti, la produttività è importante, ma per l'imprenditore viene sempre prima l'uomo o il lavoro?
«Certamente è più importante l'uomo, ma senza lavoro l'uomo è un pover'uomo, economicamente e di spirito.
Il lavoro è fondamentale, una molla interna che tutti abbiamo, che ci fa crescere».
Patrizia Soffientini, Libertà del 28 ottobre 2006



Pier Luigi Bersani sta scendendo il pendio di Palazzo del Quirinale, il sagrato laico della Repubblica, e punta lo sguardo dritto dalla nostra parte.
Fa un sorriso da conterraneo, un cenno con la testa, contento, par di capire, di veder tanti piacentini calati nella capitale per Giuseppe Parenti, neo cavaliere al merito del lavoro.
Anche la stretta di mano tra il ministro dello Sviluppo e l'imprenditore che si è fatto da sé, oggi insignito della croce al merito dal presidente Giorgio Napolitano, ha un vigore speciale.

Ieri mattina al palazzo presidenziale, nel salone blu e oro di rappresentanza, sommerso di affreschi e arazzi, tra i venticinque nuovi cavalieri del lavoro nominati il 2 giugno scorso da Napolitano, il contingente padano era decisamente robusto.
È arrivato anche se solo per qualche ora il sindaco Roberto Reggi, che vuol onorare la «frenesia ingegnosa» di Parenti e fargli sentire vicina tutta la città.
È venuto il prefetto Alberto Ardia,la mano dello Stato a Piacenza.
E naturalmente la famiglia dell'ingegnere, la moglie, signora Carla Fioruzzi, il figlio Nicola che segue le orme paterne, le figlie Carolina e Isotta, quest'ultima in dolce attesa del piccolo Roberto, e il marito di lei Matteo Prati e ancora la sorella dell'ingegnere Maria Teresa.
I fratelli Luigi e Cesare, compagni di impresa in Paver e Lafer?
«No, sono a Piacenza in azienda, non potevamo venir via tutti» spiega l'ingegnere prima di prendere posto sulle poltrone riservate ai cavalieri e alle autorità dal rigido cerimoniale del Quirinale, sotto la torreggiante vigilanza dei corazzieri.
C'è tutto il gotha imprenditoriale italiano per questo ambito riconoscimento, il primo assegnato sotto il settennato di Giorgio Napolitano.
Ecco avanzare Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore ed editore fra i primi in Italia, con la figlia Azzurra e il marito Pier Ferdinando Casini, c'è Ernesto Colnago, geniale costruttore di biciclette che il mondo ci invidia e che anche Reggi vorrebbe conoscere, e si affaccia Sergio Marchionne, il signor Fiat, raggiunto da Luca Cordero di Montezemolo che scorta il suo manager insignito del cavalierato.
Ci sono Giuseppe Stefanel, un nome maiuscolo nel mondo della moda e Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, reduce dal processo di fusione tra l'istituto di credito e San Paolo Imi. E un piccolo esercito di imprenditori, funzionari e politici d'alto rango. (omissis)

I cavalieri ricevono uno ad uno l'onorificenza, alternandosi ai giovani più meritevoli delle scuole superiori italiane, quegli alfieri del lavoro che custodiscono già il futuro.
Arriva il turno di Parenti («l'ho visto molto emozionato» dirà il figlio Nicola).
Strette di mano, i mille flash dei fotografi.
Vengono evocati gli inizi della sua avventura imprenditoriale, che lo vede fondare Paver con lo zio Francesco Montenet e due soli operai, oggi il suo gruppo per calcestruzzo per ediliza e arredo urbano è tra i primi in Italia, con 57 brevetti e 350 dipendenti.
Il momento di gloria è breve ma intenso. La cerimonia volge al termine, ecco il ricevimento ufficiale riservato nelle splendide sale del palazzo, e infine di nuovo l'uscita sul colle tra amici, fotografi, una ressa di curiosi. (omissis)
Parenti è raggiante, saluta l'amico già cavaliere Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica, prima di lasciare il Quirinale.
Gli onori non sono finiti per l'ingegnere piacentino, presidente di Camera di Commercio e già di Confindustria Piacenza. Ci sono da studiare progetti sociali insieme alla federazione dei Cavalieri al merito, in un incontro collegiale, poi arriverà la serata di gala nel bel complesso di Santo Spirito in Sassia.
Per un giorno - ma che sia un giorno solo - l'impresa di famiglia può aspettare.
Patrizia Soffientini, Libertà del 28 ottobre 2006


pubblicazione: 28/10/2006
aggiornamento: 29/10/2006

Giuseppe Parenti, Cavaliere del Lavoro 11116
Giuseppe Parenti, Cavaliere del Lavoro

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