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Giugno 2002/dicembre 2004: il sindaco a metà mandato.

Intervista di Giorgio Lambri

Trenta mesi a Palazzo Mercanti.
Roberto Reggi è al giro di boa del suo mandato di sindaco e tira le somme di questo “girone d'andata” (tanto per dirla nei termini calcistici cari al primo cittadino di Piacenza).
Un bilancio in “chiaro-scuro”, che Reggi ripercorre in questa lunga intervista, confessando che «è stata dura» e che, almeno una volta al giorno, si chiede «ma chi me l'ha fatto fare?», «quando non riesco a dare concretezza a un'idea o ad un progetto - spiega, ad esempio - o quando ricevo critiche ingenerose da amici o da persone che ritenevo tali mi scoraggio un po', ma poi riparto subito di slancio; è il mio carattere».
Il mestiere di sindaco, confessa, gli ha tolto «la vita privata», ma gli ha dato tanto in «rapporti umani». Non ha ancora in mente cosa farà “dopo”.
«Verso la fine del mandato - spiega - deciderò con calma se ricandidarmi. Ho il mio mestiere di ingegnere nel settore della produzione di energia che mi aspetta e questa è una grande fortuna».
Si dice sodddisfatto di questi primi trenta mesi ed in particolare della sua squadra di Giunta (che peraltro, in due anni e mezzo, ha sensibilmente modificato): «Il nostro punto di forza - afferma - è la passione e l'onestà di un team di assessori che ogni giorno mette nella politica una straordinaria passione e tanta onestà , senza alcun ritorno personale. Il nostro difetto? A voler ben guardare siamo una Giunta molto giovane e poco “scafata” politicamente; ci sono dei meccanismi per mantenere solida una maggioranza che alcuni di noi non conoscono; ma questo in fondo è un male per certi aspetti e un bene per altri».


Reggi, i miei primi 30 mesi
Dai “casi” Gelmini e Pareti fino alla Newco

Si dice che chi ben comincia è a metà dell'opera. Lei cominciò benissimo, sulle ali dell'entusiasmo di un esito elettorale travolgente. Ma poi, com'è normale per chi amministra, arrivarono le prime difficoltà. Quale è stato il giorno più bello e quello più brutto della sua esperienza di sindaco?
«Tutti le giornate hanno momenti positivi e momenti negativi. Un ricordo molto bello, ad esempio, è di qualche giorno fa quando, come presidente dell'Agenzia d'Ambito (la conferenza che raggruppa tutti i sindaci della provincia) ho visto approvare, senza alcun voto contrario, provvedimenti che garantiranno la gestione delle acque, degli acquedotti e delle fognature dell'intera provincia. In quell'occasione si è dimostrato che, quando c'è in gioco un interesse prezioso come l'acqua, non ci sono contrapposizioni politiche. I giorni brutti sono stati tanti, capita a volte che la “motivazione” che ti spinge a lavorare venga messa a dura prova dalle critiche».

Cominciamo ovviamente dalle spine di questa sua esperienza amministrativa.
E cioè dalle defezioni. Partiamo dal caso-Gelmini, l'assessore a cui lei ritirò la delega dopo le dichiarazioni sull'Ici, la goccia che fece traboccare il vaso di un rapporto che si era deteriorato nel tempo. A distanza di tempo pensa che si sia trattato di un problema solo politico oppure era anche una questione personale legata ad una presenza ingombrante come quella dell'ex-assessore?

«Il problema dell'ex-assessore Gelmini è che andava ad occupare spazi che non erano di sua competenza. Mi spiego con una metafora calcistica: voleva fare l'allenatore di una squadra che di allenatore ne ha già uno, cioè il sindaco. E questo non era accettabile».

“Caso-Pareti”, l'assessore che ha rinunciato all'incarico accusandola di aver pesantemente ridimensionato il suo assessorato. E che ancor oggi non risparmia critiche alla sua Giunta. Che cosa replica a quelle osservazioni?
«Quando sono costruttive le critiche sono sempre ben accette. Nel caso specifico, Stefano all'inizio aveva un carico di lavoro troppo pesante - tenendo fra l'altro anche l'Assessorato allo Sport, che decidemmo insieme di togliergli perchè non ce la faceva. Nell'ultimo periodo, quando poi c'è stata la sua rinuncia a una mia proposta di ulteriore ridimensionamento, lo vedevo ancora in difficoltà.
La mia intenzione, ci tengo a precisarlo, era di metterlo in condizione di lavorare meglio».

“Caso-Vaciago”, l'ex sindaco - di cui lei fu assessore - che si è dimesso da consigliere sostenendo che in Consiglio Comunale sostanzialmente «perdeva tempo». Un affermazione “pesante”.
«Giacomo spesso fa dichiarazioni un po' provocatorie per segnalare cose che in fondo sono vere. Non tanto il il fatto che si perda tempo, quanto che si potrebbe utilizzare meglio il tempo che si ha in consiglio comunale. Su questo sono d'accordo con lui. Non sono d'accordo che questa sia una motivazione sufficiente per dimettersi, Giacomo poteva andare avanti e dare il suo costruttivo contributo alla “squadra” consigliare».

Rispetto alla squadra iniziale ha cambiato molto.
Lei è un ex-calciatore, non è rischioso cambiare formazione a partita in corso?

«Prima di tutto non sono affatto un ex-calciatore, ma un calciatore tuttora in attività, tempo permettendo. Scherzi a parte, quando un allenatore “legge” e “interpreta” la partita, ha il dovere di cambiare i giocatori se pensa che quelli che ha in panchina possano fare meglio».

Della sua squadra di Giunta non fanno più parte nemmeno Elefanti e Tansini, il primo passato alla Newco, il secondo diventato assessore provinciale. Al loro posto ci sono “uomini di partito” come Carini e Alberto Squeri. Qualcuno ironizza che in questo modo lei ha voluto “blindare” la maggioranza. Cosa risponde?
«Io non ho scelto Carini e Squeri perchè sono uomini di partito; li ho scelti per le loro capacità di amministratori, che infatti stanno già dimostrando. E' vero che appartengono di più ai partiti rispetto ad uno dei loro predecessori, ma questo non è negativo. Al contrario, mi aiuta ad avere relazioni più forti con i partiti in un momento in cui essi debbono riprendere un ruolo che è mancato in questi ultimi anni, cioè quello di fare da intermediari tra le istanze dei cittadini e le scelte amministrative».

Restiamo alle spine di questi primi trenta mesi.
Parliamo di urbanistica e partiamo dall'ex-Acna.
Recentemente lei ha incassato il “no” di una parte della sua maggioranza che si dice perplessa sull'ipotesi di trasferire fuori città (a Cà degli Ossi) le quote di edifici che erano previsti nell'area ex-Acna. Come pensa di superare questo impasse? Si ridiscuterà questa ipotesi di delocalizzazione che ha fatto tanto discutere?

«Non è vero che ho incassato un “no”. Se fossi andato alla votazione avrei incassato un “sì”.
Ho ritirato io la proposta perchè ho ritenuto necessario un ulteriore approfondimento.
Non volevo arrivare, su un provvedimento così importante, a una spaccatura nella maggioranza. Questo approfondimento si sta facendo e non è un problema legato alla scelta di Cà degli Ossi.
Quello che si discute è la scelta di usare le delocalizzazioni come strumento miglioramento del piano regolatore vigente».

La questione delle aree verdi - ad esempio quella di via XXIV Maggio di proprietà di Camuzzi - c'è un contenzioso che blocca di fatto un polmone della città. Cosa pensa di fare?
«Ecco, questo è un classico esempio di come le delocalizzazioni potrebbero essere utili. Si potrebbe decidere di spostare i volumi previsti su quell'area in un altro posto e in questo modo ottenere due risultati: liberare un'area verde e completare un'area già destinata ad edificazione».

Polo Logistico, una scelta epocale, ma che ha suscitato più di una polemica per i problemi ambientali connessi. I suoi alleati di Rifondazione, come ricorderà, votarono contro e la decisione fu presa grazie anche al sostegno del centrodestra. Ma come saranno soddisfatte le compatibilità ambientali?
«Intanto c'è da dire che la scelta del Polo Logistico non è di per sè anti-ambientalista. Teniamo conto che - per sua natura e per la sua localizzazione - Piacenza è già di fatto un centro logistico nazionale. Lo sarebbe stato anche senza questa scelta, che vuole quindi ordinare una situazione già esistente e in prospettiva futura sempre più forte, attraverso dei meccanismo di controllo ambientale. Il che è certamente meglio rispetto ad un'assenza totale di deliberazioni. Cosa stiamo facendo? Stiamo monitorando gli interventi che si stanno realizzando - dalle opere di urbanizzazione in poi - e stiamo spendendo i soldi che entrano per questi interventi; li utilizziamo per realizzare opere a favore della città e che andranno a mitigare l'impatto ambientale del Polo Logistico».

Newco, una scelta importante ma anche questa discussa. C'è chi dice che in questa super-alleanza, questa multiutility con Parma e Reggio, noi conteremmo molto poco? Che cosa replica?
«Pur avendo il 6,48% di questa società, che è la quarta in Italia, noi abbiamo la possibilità di agire esattamente come Parma e Reggio Emilia per tutte le scelte strategiche, avendo introdotto un meccanismo per cui queste scelte importanti si decidono con il 95% della proprietà. In più abbiamo il nostro delegato (Marco Elefanti ndr.) che ha la titolarità di tutti gli investimenti sul territorio dell'azienda. Credo che fosse difficile pensare di contare più di così».

L'approvazione del Bilancio è slittata a gennaio. Che cosa c'è aspettarsi, soprattutto per quanto riguarda il mantenimento dei servizi a fronte dei tagli che i comuni sostengono vi siano stati nelle erogazioni da parte del Governo?
«Questo è un problema serio, che accomuna le amministrazioni di centrodestra e quelle di centrosinistra. Noi abbiamo fatto la scelta di mantenere inalterati i servizi per le persone più i difficoltà - anziani e bambini - che non saranno rimensionati. Dove sarà necessario tagliare? Forse nelle risorse destinate ai lavori pubblici, magari non avremo i fondi di cui disponevamo l'anno scorso per le asfaltature. Speriamo di compensare questo deficit con operazioni in abbinamento con il privato».

L'accusano di aver aumentato le tasse con l'introduzione dell'Ici e quest'anno per la prima volta con l'addizionale Irpef. Che cosa risponde?
«E' vero, abbiamo incrementato l'Ici e stiamo per introdurre l'addizionale Irpef, ma lo facciamo per realizzare più servizi a favore delle categorie deboli (e credo che questo sia sotto gli occhi di tutti) oltre che per interventi importanti sulla viabilità (anch'essi visibili). Siamo comunque la città capoluogo che vanta la tassazione più bassa in questa regione e non solo».

Parliamo di traffico. La rivoluzione della viabilità è stata una delle scelte forti di questa Giunta. Ma non sarà stata un po' troppo forte, con cinquanta rotonde, alcune delle quali - stando ad un referendum tra la gente - non venivano ritenute del tutto necessarie?
«Per dare un giudizio definitivo bisogna aspettare che tutto il nuovo “sistema-viabilità” sia completato e che, ad esempio, siano stati tolti molti altri semafori che ancora rallentano il traffico. Mi limito però ad un'osservazione, a proposito del “referendum” di Libertà sulle rotonde. Anche quella di piazzale Milano aveva suscitato parecchie perplessità, ma se lo rifacessimo adesso il referendum, che cosa direbbe la gente, ora che se n'è dimostrata concretamente l'utilità»?

«I nostri “fiori all'occhiello”?
Credo che la mia maggioranza possa andar fiera dell'aver saputo recuperare un ritardo nei servizi per l'infanzia e per gli anziani accumulato in passato.
Abbiamo fatto investimenti importanti per l'edilizia scolastica e nelle strutture sportive (tra qualche mese sarà pronto il nuovo Palabanca).
Siamo intervenuti in modo significativo anche sulla viabilità e nel settore della cultura. Ritengo che il fatto di aver portato a Piacenza in pianta stabile il maestro Riccardo Muti con l'orchestra Cherubini simboleggi il nostro impegno a rivitalizzare la città.
Senza contare tutti gli altri interventi di rinnovato legame tra la Cattolica e le aziende piacentine con progetti innovativi finanziati dalla Regione e che abbinano il sapere del nostro ateneo con le caratteristiche innovative delle nostre aziende».

Tangenziale e secondo ponte sul Po, due “partite” importanti per ridare respiro a questa città.
«Per la “tangenziale sud” il 2005 sarà un anno importante.
Spero di firmare al più presto l'ordinanza che bloccherà il traffico pesante in città contribuendo a risolvere i nostri problemi di traffico e di inquinamento.
Per il ponte sul Po ho saputo che l'Anas sta approntando il progetto esecutivo.
Ci aspettiamo che il Governo rispetti gli impegni presi e finanzi l'opera, anche se su questo non ho molta fiducia. Io continuerò a lottare, ancora affiancato - spero - dai parlamentari piacentini, fino ad oggi molto attivi su questo fronte».

Parliamo di inquinamento e di targhe alterne. Lei arriva spesso in ufficio in bicicletta. Ma trova non poche difficoltà nel convincere i suoi cittadini a fare altrettanto e ad utilizzare i mezzi pubblici. Come mai?
«E' difficile cambiare le abitudini della gente, non dimentichiamo che Piacenza è una città che ha un altissimo rapporto tra auto e numeri di abitanti, abituata quindi alla comodità della macchina. Lavoriamo per invertire questa tendenza, ad esempio, migliorando la rete delle piste ciclabili ed allargando la zona a traffico limitato».

Su Palazzo degli Uffici la Giunta era partita in quarta per la soluzione ex-Unicem e poi avete dovuto fare marcia indietro. E adesso?
«E' rimasta la volontà di realizzare un'unica sede degli uffici comunali, perchè averne diciotto sparpagliate in tutta la città crea inefficienza e costi aggiuntivi per i cittadini.
Io non ho perso questo obiettivo, l'ho sto soltanto ridefinendo e nelle prossime settimane vi dirò in che modo».

Come esce la maggioranza dai recenti congressi dei due maggiori partiti che vi sostengono?
I Ds, ed esempio, hanno discusso della “separazione delle carriere”: da una parte i politici e dall'altra gli amministratori. Questo poichè i partiti vengono accusati di avere sempre meno idee e di appiattirsi sulle scelte degli amministratori. Che cosa ne pensa?

«Intanto rilevo con piacere che i Ds hanno eletto un segretario molto giovane e capace che saprà certamente gestire questa fase. Credo che sia un dibattito condivisibile. E' giusto che l'amministratore possa concentrarsi sul suo lavoro ed abbia alla spalle chi si occupa di politica e che in questo modo può essere, in un certo senso, la sua coscienza critica».

La Margherita si è spaccata in due: resta nella coalizione di centrosinistra, ma c'è una parte del partito che rivendica la propria identità centrista e maldigerisce la coesistenza con Rifondazione Comunista. Lei è sindaco ma anche esponente di questo partito, che ne pensa?
«L'identità del nostro partito è chiara, forte e salda, c'è nella Margherita una diversità di vedute su dove si vuole arrivare. Sono d'accordo con chi ribadisce il radicamento ai valori del cattolicesimo ed ai valori evangelici, ma non con chi mette in discussione il rapporto con Rifondazione Comunista, ritenendolo non del tutto necessario. In un sistema bipolare, se si vuole governare, bisogna ricercare l'alleanza di tutti quelli che condividono gli stessi valori. E io credo che Rifondazione mostri di condividere parecchi valori evangelici molto di più di tanti partiti del centrodestra. Con Rifondazione si possono e si debbono fare accordi programmatici nella chiarezza dichiarata agli elettori».

Restiamo in politica.
La nascita del Centro Popolare Europeo di Dario Squeri a suo avviso peserà sulle esperienze amministrative del Comune e della Provincia?

«Se da' un contributo alla politica ed alle scelte amministrative con critiche costruttive può pesare positivamente, ma se si limita a fare - come sta accadendo - dei proclami senza molta concretezza non credo proprio».

Qual è la scommessa più importante che la sua Giunta affronta nella seconda parte di mandato.
«Prima di tutto completare il programma che ho promesso di realizzare. Ma in particolare mi piacerebbe riuscire ad intervenire più concretamente sull'attuale debolezza che a mio avviso caratterizza il sistema educativo e l'aggregazione giovanile. Oggi ai giovani noi diamo solo beni materiali, a volte anche in eccesso, ma non ci preoccupiamo abbastanza di curare l'aspetto educativo. Mi impegno a trovare nuove proposte e soluzioni a questa richiesta di spazi aggregativi e proposte educative».






pubblicazione: 27/12/2004
aggiornamento: 29/12/2004

Roberto Reggi 4846
Roberto Reggi

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