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Giovani, meno sognatori dei padri

Prima girnata degli Stati Generali alla Cavallerizza

Sono tantissimi, carini, allegri.
Riempiono il salone della nuova Cavallerizza come fosse un raduno rave.
Invece si fa "politica".

E, sorpresa, questa politica creativa e stimolante piace ai giovani.
Non stufa, non c'è bisogno di darsi pizzicotti per restar svegli a certi discorsi noiosi.
I ragazzi anzi sono eccitatissimi, fanno il tifo per questo o quell'istituto, urlano quando ci vuole, si spellano le mani negli applausi per dire ai grandi che il video e il sito realizzati dai coetanei sono divertenti e fanno pensare.

In questo clima ieri mattina centinaia di giovani hanno tenuto a battesimo la "tre giorni" degli stati generali, nati per loro stavolta.
Loro che nel 2020 avranno poco più di trent'anni e magari saranno seduti sulle poltrone occupate oggi dagli amministratori, saranno i dirigenti e gli attori di una vita pubblica da cui sembrano così poco attratti.

E' bello raccontarsi, raccontare cosa esce dall'inchiesta su mille e ottocento ragazzi (mille e trecento delle scuole superiori e cinquecento universitari) curata dall'università Cattolica per Vision 2020.

E quel che esce è un gran minestrone - saporitissimo - c'è tutto e il contrario di tutto.
Sembra di spiare in un caleidoscopio dove basta mezzo giro per cambiare l'intero mosaico.
Gli amministratori, molti assessori di Provincia e Comune, sindacalisti, insegnanti seguono attenti l'esposizione del questionario e le mille spinte divergenti che contiene.

Chi si alza e se ne va prima del tempo viene subito frustato dalle battute dei ragazzi.
Attenti, i giovani ci guardano.

C'è la contraddizione tra la fantasia al potere e il potere della realtà, che impone a questi adolescenti modelli razionali, di successo, ma non zittisce i sentimenti e le emozioni, non mette sotto chiave la paura della solitudine, l'ansia, la noia, il disinteresse verso le responsabilità, e neppure spegne - grazie al cielo - la voglia di essere felici e l'ottimismo di guardare avanti con fiducia.
Pochi i sogni, poche fughe nell'assoluto, nessuna trasgressione, come capitava invece ai genitori, piuttosto un guardare al sé e ai dintorni del sé, con aspirazioni che finiscono per apparire persino conservatrici ai quaranta-cinquantenni, figli del '68, seduti pure loro in platea:
la salute da salvaguardare?
Il nucleo stretto delle amicizie?
La voglia di restare a vivere nella propria terra?
Un tempo chi investiva su queste cose?!

Giovani costruttori, i ragazzi 2006, che pensano di più alla casa, a mettere insieme una famiglia e una posizione, lavorando onestamente, che non a cambiare il mondo, a intessere relazioni sociali allargate e condivise.

La loro felicità arriva da qui, della vita comunitaria invece gli importa poco, osserva Paolo Rizzi (Università Cattolica).

«Vedono davanti una vita da costruire - spiega il professor Pierpaolo Triani, insegnante di scienze della formazione all'Università Cattolica - più che non vivere l'attimo fuggente».

E sono positivi sul domani, i ragazzi piacentini.
Contenti di vivere.
Ma investono su se stessi non sulla società.
Triani ne sottolinea il sapersi impegnare, l'alta autostima.
E parallelamente, l'essere lontanissimi dall'impegno sociale, dal volontariato, dagli interessi religiosi. C'è un sano pragmatismo anche nelle priorità per il territorio: svetta l'ambiente, seguito d tecnologia, innovazione e sanità.

Sollecitati dal coordinatore della mattinata, il direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto, altri insegnanti affondano le mani in un'analisi non così facile, vista la complessità dei dati.
Ma qualche pista chiara c'è.

Patrizia Pugni, docente del Romagnosi, osserva come dalle interviste sia cresciuta nei giovani la fiducia verso la scuola, la formazione locale, gli insegnanti, le opportunità formative in genere.
E se chiamati a lavorare in gruppo i ragazzi ci sono.
Da qui bisogna partire per far nascere una coscienza civica, il gusto della partecipazione e non lasciar cadere l'interesse svegliato oggi.

E' molto, troppo bassa invece la fiducia nelle istituzioni, politiche o partitiche, ma anche nella magistratura, nella comunicazione.
«La sfida - commenta dal palco Valeria Volpini, docente dell'istituto Colombini - è recuperare questa profonda disaffezione sulla partecipazione sociale».
Sfida per adulti e adolescenti, insieme.

La prima giornata del piano strategico si chiude così, con una festa per gli occhi nel bel "teatro" della Cavallerizza, luminoso e gigantesco.
Bibite e panini per la merenda e ancora tanta voglia di parlarsi.

La giornata riserva anche due momenti di pura gioia, la presentazione del video "2020 Sguardi a colori" e del sito web attivo dalla prossima settimana "PiaceaNoi", una piazza virtuale dove mettersi in gioco.

Da segnalare che la giornata dei giovani ha avuto il sostegno della Banca di Piacenza, contributi per gli stati generali arrivano da Cassa di Risparmio e Credito Cooperativo.
Patrizia Soffientini



Gli umori di chi avrà trent'anni nel 2020.
«C'è sfiducia verso le istituzioni, ma non nella scuola»


I politici tendono la mano, ma i giovani chiedono di più.
Ascolto vero, attenzione non formale, risposte.
E' una platea dura da conquistare quella della Cavallerizza, un po' come il teatro Regio di Parma per un cantante lirico.
E gli amministratori che hanno voluto gli stati generali ora cercano nel loro vocabolario parole che possano toccare la sensibilità dei ragazzi.
Forse, quando portano i saluti delle proprie amministrazioni, già sanno che gli esiti dei questionari raccolti su 1.800 studenti li inchioda ad un indice di gradimento bassissimo.
Non c'è fiducia nella politica e nella sua azione.
Per fortuna, noterà qualcuno in corso di lavoro, ce n'è nella scuola e nel sistema formativo, visti dagli adolescenti come punti di forza della nostra comunità.
«Vogliamo ripensare al territorio insieme a voi» promette il sindaco Roberto Reggi che parla della città sognata, e spera nell'energia creativa di chi è giovane e che potrà agire anche dall'interno del comitato strategico chiamato a selezionare la trentina di progetti finora arrivati alla segreteria del piano strategico.
«Gli Stati Generali? Sono un progetto di crescita e di speranza - dice Gian Luigi Boiardi, presidente della Provincia - che si basa sul confronto tra sistemi territoriali, non sui campanili».
Anche ai politici serve guardare il mondo con gli occhi dei ragazzi immaginare profili nuovi a una provincia che vuole tornare ad eccellere.
Realista come sempre, Giuseppe Parenti, presidente della Camera di Commercio, avverte i giovani che dovranno far la valigia e viaggiare fuori dai confini per lavorare, il posto sicuro non c'è più, ma questo - se rende meno comoda la vita - apre le porte anche all'arricchimento e alla crescita.
Un consiglio:
«C'è bisogno di preparazione scientifica, fa male lo sbilanciamento degli studi a favore delle materie umanistiche, chi lavora nella tecnologia ha il posto assicurato».

Poi tocca a loro, sette studenti affrontano altrettanti capitoli del questionario sui giovani che Libertà ha anticipato nell'edizione di ieri.
Sono Mariangela Salvante, Stefano Rabizzoni e Barbara Fadda (facoltà di Economia della Cattolica) e Gabriele Raggi (istituto Romagnosi) Martino Provini (liceo scientifico Respighi), Michela Aiolfi e Olga Marina (liceo Cassinari).
La fotografia che ne esce val la pena di essere ricordata per sommi capi: i ragazzi sono concreti, puntano alla sicurezza sul lavoro, un buon stipendio e una buona carriera, ma hanno anche voglia di imparare, il materialismo viene così temperato.
Più della metà punta ad un lavoro autonomo di prestigio e buona rendita.
Tra dieci anni tanti si vedono con un lavoro stabile.
Psicologicamente sono spesso felici, fiduciosi negli altri, ottimisti, autoironici a volte temono le critiche e non cercano le responsabilità.
Molto ambito il rapporto familiare, ma spaventa la solitudine.
Amore, amicizia e famiglia sono tra le priorità, personali ma anche successo e denaro.
Tra le figure di riferimento, piacciono gli scienziati, meno i politici.
Abitudini: domina l'uso di cellulari, l'ascolto di musica, lo sport, addio invece al volontariato, ai gruppi politici e sociali.
Cosa vuol dire essere piacentini?
Molti non sentono un'appartenenza ai nostri luoghi che vedono imprigionati in una realtà statica, poco stimolante dove conta molto l'apparenza.
I pericoli maggiori sono visti nell'uso di droghe pesanti e abuso di alcol ma anche nella mancanza di ideali.
Della nostra realtà i giovani apprezzano le buone opportunità formative, gli spazi culturali, l'essere in un tranquillo rifugio.
Cosa si vuole in più? Musica, spazi per giovani.
E di meglio per il territorio? Cura dell'ambiente, tecnologia e sanità.


Quasi nullo l'interesse all'integrazione multietnica.



«Politici, ci ascoltate molto poco»
Alla presentazione del sito realizzato dai ragazzi s'accende la critica


Benissimo l'idea di una piazza virtuale per incontrarsi tra giovani, ma i ragazzi chiedono anche alle istituzioni di essere ascoltati quando vengono interpellate sui problemi concreti che li riguardano da vicino e fanno notare:
«Perché il presidente della provincia Boiardi e il sindaco Reggi non sono stati presenti quando abbiamo presentato il portale di noi giovani?».

L'ultimo appuntamento della mattinata di ieri alla Cavallerizza era proprio riservato al nuovo portale www.piaceanoi.it, che sarà on line entro la fine di giugno.
Un'iniziativa che sta prendendo forma grazie al gruppo di lavoro composto da: Giovanna Palladini, coordinatrice editoriale, Mauro Ferrari, art director, gli insegnanti Angela Zilioli, dell'istituto per geometri Tramello, e Michele Sartori, dell'isii Marconi, e gli studenti G.Mario Scaravella, Andrea Cavalli e Natale Leonardi (dell'istituto Tramello), Laura Cordani, Elena Eleuteri e Tommaso Sala, del liceo Colombini, Andrea Rossi e Marcello Petrini, del liceo Gioia, Andrea Vergata e Andrea Reggi, dell'Isii.
Il portale raccoglierà una serie di canali tematici:
Piace crea, sull'arte, dalla pittura alla musica;
Piace photo, destinato a diventare - auspica Mauro Ferrari - un immenso archivio di immagini;
Piace disco, sull'attività delle discoteche;
Piace Hi-tech, sulle ultime novità;
Piace sport, con notizie di carattere sportivo, e il mercatino Piace usato.
«Occorreva rendere appetibile per i giovani un luogo in cui ritrovarsi, per scambiarsi proposte sul futuro di Piacenza» spiega Ferrari. Il portale nasce infatti all'interno dei progetti del piano strategico Piacenza 2020. Come in una fortunata pubblicità, «si è pensato al buco con la mente intorno, cioè il portale tramite il quale i ragazzi saranno stimolati a fornire suggerimenti su come vogliono la città». Ogni canale ha un responsabile e un moderatore. «Ci sarà inoltre un'area di blog, dove scatenare la fantasia a partire dalle tematiche lanciate dal curatore».
Per l'insegnante Sartori, il web può trasformarsi in un'efficace momento di comunicazione tra le testate di istituto, mentre la collega Zilioli ha constatato la validità dell'esperienza sul piano didattico: «Ha dato la possibilità agli studenti di capire come nasce un sito».
Anche i ragazzi sembrano entusiasti del progetto.
«Possiamo produrre qualcosa che abbia attinenza con la nostra realtà, collaborando con studenti di altri istituti» dice Petrini, 19 anni.
«Mi è stato utile considerare un sito, dal punto di vista del designer» aggiunge Vergata, 19 anni, prossimo perito informatico. «Può inoltre essere interessante per esprimere la nostra opinione su varie tematiche». Eleuteri e Cordani rivolgono un messaggio alle istituzioni.
«Non basta dire che i giovani sono una risorsa se poi manca l'ascolto concreto. Quando abbiamo chiesto una risposta su un problema effettivo, come la sede della scuola, non abbiamo avuto nessun riscontro». «
È facile dire "collaboriamo" con i giovani, ma ci deve essere la volontà per farlo» sottolinea Cordani.
«Non a caso le istituzioni politiche nei questionari sono quelle con la maggiore percentuale di sfiducia».
Anna Anselmi


pubblicazione: 09/06/2006
aggiornamento: 20/06/2006

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