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Giacomo Vaciago si dimette.

Vaciago lascia: «In aula soltanto volgarità»

Dice di non poterne più di un consiglio comunale capace solo di «pettegolezzi e volgarità», tribuna per le più colossali «stupidaggini». Una «perdita di tempo», insomma. Della quale fa volentieri a meno, per questo si è dimesso.
Giacomo Vaciago non è più consigliere comunale.
Da ieri, quando ha comunicato al municipio per iscritto la sua decisione.
E le motivazioni sono quelle sopra esposte.

Il gruppo della Margherita perde dunque un elemento di spicco come l'ex sindaco (dal '94 al '98) e si trova così a dover avvicendare ben tre consiglieri: i due chiamati a subentrare ai neo assessori Alberto Squeri e Paolo Dosi, più il sostituto di Vaciago.
In consiglio entrano perciò non solo Pierangelo Romersi e Claudio Ferrari, ma anche Emanuele Pasquali, ossia i primi tre dei non eletti nella lista dei centristi alle elezioni del 2002.

«Non se ne poteva più di un consiglio comunale dove si sentono solo pettegolezzi e volgarità», ha spiegato Vaciago.
Lunedì scorso, alla seduta di ripartenza dopo la pausa estiva l'ennesimo esempio, secondo l'ex sindaco: «Mi ero preparato un nobile discorso a commento della visita a Piacenza del presidente della Repubblica, ma mi sono guardato bene dal prendere la parola di fronte a un'alluvione di pettegolezzi e volgarità».
Il riferimento implicito è ai massicci interventi dell'opposizione critici verso il rimpasto di giunta appena varato dal sindaco Roberto Reggi.
Lo si capisce quando per esemplificare il suo disagio lunedì in aula cita una tesi fatta propria ed esposta da vari esponenti della minoranza e cioè che «gli assessori valgono in base ai voti che hanno avuto» nelle liste per il consiglio.
«Una stupidaggine da politica del Ghana», emblema, secondo Vaciago, di un'assemblea improduttiva e inutilmente dispendiosa: «Una seduta costa 10mila euro, tutti soldi dei piacentini, ma anziché parlare dei problemi della città ci si riunisce solo forse per far guadagnare il gettone di presenza a qualcuno.
Io speravo di poter contribuire alla soluzione dei problemi di Piacenza, ma non è possibile; e se non servo a niente preferisco andare a casa e impegnare più utilmente il mio tempo».
Queste le spiegazioni di Vaciago che non è nuovo a simili exploit.
Nella primavera del '98, a soltanto un paio di mesi dalla scadenza del mandato, si dimise a sorpresa da sindaco.
Mai chiarite del tutto le ragioni, anche se va annotato come pure in quell'occasione la mossa facesse seguito a un'accesa seduta di consiglio comunale interrotta dalla mancanza del numero legale per l'uscita dall'aula delle minoranze.
Clamorose anche le dimissioni da consigliere subito dopo le elezioni di quella stessa primavera del '98 che videro sconfitto lo schieramento di Vaciago.
Spiegate, nell'occasione, con l'amarezza per i veleni e i colpi bassi con cui, a giudizio dell'ex sindaco, il centrodestra aveva giocato la sua campagna elettorale.

Ora un altro forfait a sorpresa.
Che, come nei casi precedenti, apre più interpretazioni sulle reali motivazioni.
Grosso modo tre le ipotesi.
La prima, che si tratti davvero di un non più sopprimibile moto d'insofferenza verso lavori consiliari già finiti in passato nel mirino di Vaciago.
La seconda, che ci sia una vena polemica verso il recente rimpasto, su cui del resto sono noti i giudizi negativi di ambienti vicini all'ex sindaco. Ma sul punto l'interessato ha negato decisamente (pur annotando come Reggi «esageri a discutere tanto con i partiti»).
Così come decisamente ha negato la terza ipotesi, quella che porta alla Fondazione di Piacenza e Vigevano e alla possibilità che Vaciago accarezzi l'idea di conquistarne il timone.
Il vertice di via Sant'Eufemia è in scadenza, ma per la presidenza c'è un'incompatibilità precisa (confermata dal nuovo statuto in via di approvazione, nonostante l'ipotesi di sopprimerla o attenuarla sia stata valutata): poltrona vietata ai consiglieri comunali a meno che non abbiano lasciato la carica da non meno di un anno prima del rinnovo.
Per l'ex sindaco non c'è dunque, allo stato, la possibilità di succedere a Gian Carlo Mazzocchi.
Si aprirà tra un anno, e se per il vertice di via Sant'Eufemia prendesse forma un accordo per una staffetta in corso di mandato (dura quattro anni), Vaciago potrebbe entrare in gioco per il secondo tempo della partita. Nega, si diceva, l'ex sindaco. Che assicura: «Non ho fatto calcoli di quel tipo, mi sarei dimesso un anno fa se avessi avuto certe ambizioni. La mia scelta è dettata esclusivamente dalla delusione per consigli comunali come quello di lunedì. Lì dentro mi sentivo un marziano».
Gustavo Roccella

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Commento di Filiberto Putzu :

In parte Giacomo Vaciago ha ragione.

Talvolta le sedute del Consiglio Comunale sono improduttive o presentano all'ordine del giorno argomenti non sempre fondamentali.
Non era il caso dell'ultima seduta di Consiglio comunale dopo ben 2 mesi di pausa dei lavori, e con importanti avvenimenti (politici e non) intercorsi nel periodo 20 luglio-20 settembre.

Va ricordato che Vaciago (per legittimi motivi di lavoro) è stato finora tra i meno presenti in aula.

Inoltre non regge la motivazione che "non possa incidere sul governo e relativo benessere della città", perchè Vaciago non è all'opposizione ma dalla parte di chi ha vinto le elezioni a Piacenza.

Spiace che per l'ennesima volta, dall'alto (forse) dello scranno di docente universitario lanci sentenze sugli altri Consiglieri accusandoli di "scarsa qualità" .
Chi si (auto)loda spesso s'imbroda....



pubblicazione: 23/09/2004
aggiornamento: 17/11/2007

L'ex sindaco Giacomo Vaciago 3822
L'ex sindaco Giacomo Vaciago

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