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mercoledì
3
marzo
2021
Santi Marino e Asterio



galleria immagini  GARLASCO: L'OMICIDIO DI CHIARA POGGI
  Un caso analogo a quello di Cogne ?
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3 settembre 2007
Alberto smentito dal suo computer ?


Vacilla l'alibi di Alberto.
Ha sostenuto di aver lavorato alla sua tesi la mattina del delitto, e invece il suo portatile quel lunedì sarebbe stato acceso di buon'ora e subito spento, dopo una manciata di minuti appena, forse senza aver nemmeno salvato una sola volta il file conenente la tesi.
Mira ad accertare questo, con ogni probabilità, il sequestro che ieri mattina i carabinieri hanno eseguito nella sua abitazione di via Carducci.
Con un decreto firmato dal pm Rosa Muscio si sono fatti consegnare il cd contenente una copia della tesi, che lo stesso Alberto si era fatto rilasciare dai carabinieri martedì 14 agosto, all'indomani del delitto e del suo primo, lunghissimo interrogatorio, durato fino a notte fonda.

Quando gli chiesero cosa avesse fatto nelle ore in cui Chiara veniva uccisa, tra le 9 e le 12, disse di aver passato la mattina a scrivere la tesi, che doveva consegnare al relatore quattro giorni dopo, e poi mise spontaneamente a disposizione degli inquirenti il suo computer portatile: «Controllate, qui ci sono le prove».
Ma chiese ed ottenne una copia su dischetto della sua tesi, per poter continuare a lavorarci nei giorni successivi.
Una copia che ieri i carabinieri, dopo 19 giorni, sono andati a riprendersi.
Vogliono controllare le informazioni associate a quel file, in particolare la data dell'ultima modifica: se dovesse risultare antecedente al 13 agosto, o comunque in un orario della prima mattinata di quel giorno, vuol dire che Alberto alla tesi in realtà ha lavorato poco o nulla, e quindi ha mentito.

Le stesse informazioni sugli orari di modifica del file, ovviamente, sono contenute anche nell'originale della tesi che sta sull'hard disk del portatile di Alberto.
Ma quella prova forse è «bruciata». Se infatti qualcuno degli inquirenti ha aperto il computer per controllarne il contenuto, appurando così che la mattina del 13 agosto è rimasto acceso solo per pochi minuti, potrebbe averlo fatto in modo informale, forse addirittura prima che il pm firmasse il decreto di sequestro e comunque senza darne avviso ad Alberto.
Se così stanno le cose, il suo legale avrebbe buon gioco a sostenere che qualcuno ha rovistato nel computer senza le dovute garanzia per la difesa e potrebbe anche averlo manomesso.
Una prova così davanti ai giudici rischia di non reggere.
Il discorso cambia invece se le stesse informazioni si desumono dalla copia su cd del file della tesi, che è rimasta nelle mani di Alberto e che nessuno può aver alterato. In tal caso la prova sarebbe inattaccabile.
Claudio Bressani, La Stampa del 3 settembre 2007



31 agosto 2007
Un amico di Alberto sotto torchio per ore.
I carabinieri vogliono verificare se Marco Panzarasa abbia raccolto confidenze dall'unico indagato per l'omicidio di Chiara Poggi.

VIGEVANO (Pavia) — «Se si finisce per l'ora di cena? Credo proprio di sì, preparate per tutti». È ancora il pomeriggio di ieri quando Marco Panzarasa, 24 anni, l'amico più caro di Alberto Stasi, accusato dell'omicidio di Chiara Poggi, fa avvisare il padre, l'ex sindaco di Garlasco Luciano Panzarasa, di aspettarlo per mettersi a tavola.
La cena di Marco, però, alla fine si riduce a uno spuntino in caserma: merendine, bottiglietta d'acqua e caffè presi da un distributore automatico nella mensa della Compagnia dei carabinieri di Vigevano. Perché è da qui che il giovane, una laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti in tasca e una brillante carriera d'avvocato nella testa, uscirà solo in nottata, dopo ore e ore d'interrogatorio.

Il secondo dal giorno dell'omicidio di Chiara Poggi, sempre in qualità di persona informata sui fatti. Vogliono capire, i carabinieri.
Cercano riscontri e, in qualche modo, sperano di trovarli nell'unica persona di cui Alberto Stasi forse si fidava ciecamente.
«Quei due erano amici inseparabili », ripetono in molti a Garlasco.
L'attesa di Marco, faccia pulita, maglietta nera e pantaloni marroni, inizia alle quattro e mezzo del pomeriggio, su una sedia dell'ingresso della caserma.
Fino alle 19 aspetta di stringere la mano del capitano, Gennaro Cassese. E, intanto, forse già immagina a quali domande dovrà rispondere.
«Il giorno del delitto mi trovavo in Liguria, a Loano — spiega subito il ragazzo —. Ci ero arrivato alcuni giorni prima con gli amici. Poi sono partito da solo, in treno. Sono tornato a Garlasco nella tarda mattinata del 13 agosto».
I movimenti del giovane pare trovino immediatamente conferma, ma gli investigatori, che da giorni scavano nella vita di Alberto, di Chiara e di tutte le persone a loro più vicine, desiderano sapere di più. Il sospetto, che ancora va sciolto, è capire se Alberto possa aver in qualche modo chiesto aiuto dopo l'omicidio, sempre che sia stato lui a commetterlo.
E ci sono alcuni elementi da chiarire.
Primo: la bicicletta nera da donna vista davanti al cancello della villetta la mattina del delitto (anche il giovane Marco Panzarasa ne possiede una); secondo: la vicinanza tra la casa di Chiara e quella di Marco. Forse solo coincidenze.
O dettagli che potrebbero aprire nuovi scenari nell'inchiesta.
Erika Camasso
31 agosto 2007, Corriere della Sera




27 agosto 2007

GARLASCO (PAVIA) - «In questa fase dell'indagine non escludiamo nulla, stiamo ancora acquisendo dati, è una fase preliminare e allo stato indaghiamo a 360 gradi». È quanto ha affermato il procuratore della Repubblica di Vigevano, Alfonso Lauro, a proposito delle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto.
Il procuratore ha parlato dopo che si è concluso un vertice tenuto nella Procura di Vigevano tra gli investigatori che indagano sull'omicidio Poggi e esperti del Ris di Parma.

INDAGINE GRADUALE - «Il Ris ha fatto un numero enorme di rilievi e quello che ci hanno fornito oggi è un primo risultato di tutti i rilievi tecnici fatti, che ci permette di ragionare su cosa guardare, cosa cercare», ha spiegato ai giornalisti il procuratore, sottolineando che si tratta di un'indagine «molto graduale, che viene fatta step by step».
«Dobbiamo ancora vagliare, per esempio, dove cercare, se in casa o fuori casa», ha continuato il procuratore a proposito delle indagini sull'omicidio Poggi, certo gli esami del Ris «ci hanno chiarito un po' le idee», fornendo elementi che sono però «da valutare e interpretare», ha affermato ancora Lauro, evidenziando come sia «un pochino più chiaro il contesto pratico, esatto, dell’ambiente in cui è avvenuto il fatto».

NESSUN AMANTE SEGRETO - «Dobbiamo ancora vedere se cercare in ambito familiare o altrove» ha proseguito. Dubbi legati al fatto che l'omicidio è avvenuto «in un contesto di normalità».
«Non ci sono amanti segreti, né relazioni nascoste nella vita di Chiara - ha affermato - Non ci sono anomalie nel contesto in cui andiamo a indagare, per cui è tutto più difficile».

MOLTI ELEMENTI DA VALUTARE - «Prima non si capiva dove fosse iniziata e finita l'aggressione» ha spiegato ancora il procuratore che ha però precisato che «per definire la dinamica dei fatti si debba ancora valutare i molti elementi a disposizione».
Riferendosi a quanti speravano che dal vertice potessero emergere ragguagli e novità per capire a che punto siano esattamente le indagini, il procuratore ha più volte sottolineato «che non stiamo in una puntata di Csi, questa è un'indagine delicata difficile, una cosa lunga e non uno spettacolo», e ha poi tenuto a dire di non volere lasciare sulla strada di queste indagini «cadaveri morali».
Sempre in questo senso, Lauro ha ripreso i giornalisti per articoli «estremamente scorretti con attacchi personali, immotivati, ingiustificati e pretestuosi che non c'entrano nulla con le indagini» e ha invitato «a rispettare chi sta soffrendo» e di capire che le indagini sono «coperte da segreto istruttorio per legge». Dunque dopo aver più volte invitato nei giorni scorsi la stampa a fare «un passo indietro», il procuratore ha voluto personalmente prendere le difese del pm Rosa Muscio, titolare dell'indagine sull'omicidio Poggi.



23 agosto 2007

Indagini ''a 360 gradi'', concentrate anche a ricostruire nei dettagli la vita di Chiara Poggi e di chi le stava vicino.
Andando molto indietro nel tempo.

Un lavoro certosino, in attesa che dal Ris di Parma vengano i risultati degli accertamenti scientifici che potrebbero e dovrebbero dare la vera svolta all'inchiesta: il materiale a disposizione, prelevato dal medico legale sul corpo della vittima nel corso dell'autopsia, e' consistente (tra l'altro frammenti di pelle, peli, capelli), si procede per comparazione ed esclusione.
Con la speranza di un risultato positivo.

Ed e' su quello che puntano gli inquirenti che, dopo il lungo interrogatorio di Alberto Stasi, il fidanzato della ragazza massacrata nella villetta di Garlasco, e per ora unico indagato per l'omicidio, stanno battendo tutte le piste.
Stanno cercando riscontri ai particolari, a suo discarico, aggiunti ieri da Alberto durante le oltre nove ore di dichiarazioni spontanee al pm di Vigevano Rosa Muscio e ai carabinieri.
Particolari giudicati non molto rilevanti ma che comunque richiedono accertamenti.

''Io ho detto tutto quello che sapevo, che poteva essere utile a loro per scoprire chi e' stato. E basta'' ha detto il giovane universitario, uscendo stasera da un lungo incontro con il suo avvocato nello studio di Cernusco sul Naviglio, accompagnato dal padre, Nicola, che, a sua volta, ha definito questa ''una storia troppo assurda''.
Alberto e' apparso innervosito dall'assedio delle telecamere (''come va? come crede che vada?'', ''non so se mi hanno creduto o no, ho detto tutto quello che sapevo''), non ha risposto alla domanda sulle scarpe senza macchie di sangue (''non posso dire nulla, loro sanno e faranno. E basta''), ha chiesto ''rispetto per Chiara''.
In precedenza l'avv. Giovanni Lucido, il difensore di Stasi, aveva ripetuto che il ragazzo ieri davanti al pm ''ha chiarito.
Ha migliorato le espressioni che aveva adoperato in precedenza'', nel tentativo di cancellare quelle contraddizioni che gli sono costate l'avviso di garanzia.
Il legale, sottolineando che le prove dell'innocenza del ragazzo verranno fornite da ''elementi a latere'', aveva ricordato che Alberto, durante le dichiarazioni spontanee, ha ribadito di non sapere nulla:
''Lui li' non c'era ed e' arrivato quando Chiara era gia' morta. E' stato per lui uno choc''.

Oggi si e' continuato a scavare nelle pieghe delle conoscenze di Chiara, dei suoi familiari, del suo fidanzato, per mettere a fuoco le frequentazioni, abituali e non, anche di anni fa.
E questo per poi convocare, come si sta gia' facendo da giorni, nuovi testimoni che possano fornire una qualche traccia.
Tra le ipotesi ormai non si esclude nulla: non quella di una persona respinta o di qualcuno, al di fuori di Alberto e dell'ambito familiare, che possa aver nutrito nei confronti della ragazza rancore e invidia.
E gli investigatori danno l'impressione di avere fiducia in una soluzione.
Forse contano molto su qualche traccia lasciata da chi ha ucciso Chiara e che puo' essere portata alla luce solo dai sofisticati sistemi del Ris. Il fatto che per ora questo appaia un giallo inestricabile continua a far tenere i riflettori puntati su Garlasco: oggi e' arrivato anche Fabrizio Corona, il fotografo protagonista di Vallettopoli, che ha 'incoronato' le gemelle Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, quali personaggi piu' interessanti di questa drammatica vicenda.

E, intanto agli investigatori giungono, insieme a quelle di mitomani, parecchie chiamate di sensitivi da tutta Italia: vogliono fornire indicazioni, da loro percepite, per aiutare a sciogliere l'enigma.

Chi, invece, continua a starsene in disparte e' la famiglia di Chiara.
I Poggi hanno affidato ad un comunicato, diramato attraverso l'avv. Gianluigi Tizzoni, designato a rappresentarli nel procedimento penale, la piena fiducia nei magistrati e nei carabinieri che ''si stanno prodigando nella ricerca della verita' con ammirevole abnegazione, professionalita' e condiviso riserbo''.
E hanno ringraziato ''istituzioni, organi di informazione, i concittadini e tutte le persone che hanno dimostrato attenzione e solidarieta' per la tragica vicenda che ci ha colpiti''.
Su Alberto, che era con loro ai funerali di Chiara, silenzio.
Ora i Poggi puntano a ottenere il dissequestro della loro villetta in cui e' avvenuto l'omicidio e dalla quale, oggi, qualcuno ha tolto, dal mazzo di fiori deposto dieci giorni fa dalle gemelle Cappa, quella foto con Chiara che si sarebbe poi rivelata un fotomontaggio.

27 agosto 2007


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Omicidio aggravato dalla crudeltà

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pubblicazione: 03/09/2007
aggiornamento: 28/11/2007



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