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Garilli dice basta: il Piacenza Calcio è fallito.

Bastano quaranta minuti per sancire la resa di Fabrizio Garilli e l'uscita di scena della famiglia che ha fatto il Piacenza più grande di sempre, ma ha concluso la sua parabola portandolo al fallimento.

L'amministratore unico alza bandiera bianca, ammette di non potere più "ragionevolmente opporsi alle istanze di fallimento", anticipa in un comunicato la decisione che il giudice Maurizio Boselli ha rimandato, promettendo "tempi rapidissimi". Diciamo 48 ore o giù di lì, per scrivere la fine ufficiale a una storia che è già finita ieri, primo giorno di primavera, alle 13.10.

Ce lo aspettavamo tutti, ma quando capita ti rendi conto di quello che è successo. E prevale la tristezza, nasce un senso di vuoto che va ben oltre l'aspetto puramente sportivo. E' una fetta di gloriosissima storia di una città intera che finisce in fumo. Nel disinteresse generale. Sì, perché fuori dal Tribunale, a parte la pattuglia dei cronisti, ci sono tre tifosi di numero: Davide e "Cece" Reboli e Pierfrancesco Villani. La marcia estiva per le vie del centro è già un ricordo sbiadito. C'è anche Camillo Delnevo, addetto stampa biancorosso.

Garilli affida il suo addio a un comunicato che ha già in tasca quando entra in Tribunale, accompagnato dai suoi avvocati.
Nel quale ricorda gli sforzi (tanto di cappello) fatti dalla sua famiglia in questi anni, sottolinea come gli appelli (tardivi, troppo tardivi) fatti alle realtà imprenditoriali locali siano caduti nel vuoto. Finisce sommerso dalle richieste di fallimento e, comunicato a parte, a voce esprime un solo concetto: «Mi ha sorpreso e fatto male leggere quello che ho letto sul quotidiano locale».
Ohibò: e che cosa c'era scritto?
Che gli ultimi anni sono stati scanditi da una pessima gestione della società.
Non è forse vero?
Non è forse vero che più di un anno fa abbiamo lanciato l'allarme sulla situazione della società?
Non è forse vero che il sindaco Roberto Reggi raccolse quell'appello e che si sentì dire da Fabrizio Garilli e dal suo amministratore delegato Maurizio Riccardi che i conti erano a posto e non c'era bisogno di alcun aiuto né di lanciare alcun allarme?
Non è forse vero che lo stesso Riccardi, prima di passare la palla a Gallo e Gianfranceschi (!) disse pubblicamente di lasciare una società senza debiti? Peccato, l'uscita di scena della famiglia Garilli sarebbe potuta essere contraddistinta da ben altra classe.

L'appuntamento nello studio del giudice Maurizio Boselli è per le 12.40, ma i protagonisti arrivano venti minuti prima. Garilli, in giacca sportiva, è circondato dai suoi legali: i milanesi Ruggero Stincardini, Franco Maccabruni e Stefano Barbiera e la piacentina Maria Cristina Bagnalasta. Facce scure, mento alto, nemmeno rallentano quando sono attorniati dai cronisti. "Cece" rivolge parole non certo benevole nei confronti dell'ex-amico ed ex-presidente.

Alle 12.30 arriva il pubblico ministero Antonio Colonna (che, fedele a se stesso, non rilascia dichiarazioni né prima né dopo, al pari di Boselli). Quindi è la volta dell'avvocato Francesco Macrì, che assiste Baggi, Cascio e Ferrari, i tre tecnici biancorossi che a loro volta hanno fatto istanza di fallimento. E, stando nel corridoio, si scopre che c'è anche il dottor Gherardo Senna, in rappresentanza dell'avvocato Sonia Gallesi, che rappresenta altre due società che hanno chiesto il fallimento. Sono due società di autonoleggio: la Palestra Tour di Codogno e la Sailing Tour di Fiorenzuola, che a loro volta vantano crediti per l'uso di pullman e pullmini (nel secondo caso si parla di circa 10.000 euro).

Dall'esterno dello studio, arrivano sonore risate.
L'attesa per fortuna è breve: gli avvocati di Garilli prendono atto che ormai la situazione è pecipitata e nulla fanno per opporsi all'accoglimento dell'istanza di fallimento, che arriva dopo due proroghe concesse da Boselli. Un periodo nel quale la società è riuscita solo (ultima tranche martedì) a pagare gli stipendi dei primi tre mesi (luglio, agosto e settembre).

Escono i protagonisti, si accalcano taccuini e telecamere.
Garilli rifiuta il contraddittorio, esprime la sua amarezza e la sua polemica nei confronti di chi firma questo articolo, poi se ne a passo svelto, dopo avere consegnato il comunicato, invano inseguito dai colleghi più giovani.

Ora inizia un'altra attesa: la nomina da parte del Tribunale del curatore fallimentare. Che dovrà fare l'inventario e garantire l'ordinaria amministrazione, poi sarà nominato il comitato dei creditori che dovrà esprimersi sull'eventuale piano di riparto del curatore, che dovrà quindi mettere all'asta il titolo. A quel punto, si capirà se c'è qualcuno che ha intenzione di subentrare. Per ora, nessun segnale.

Paolo Gentilotti
paolo. gentilotti@liberta. it
LIBERTA' 22/03/2012


Questo il comunicato che Fabrizio Garilli, a sua firma, ha distribuito al termine dell'udienza.

Con mio grande rammarico informo che, nonostante gli innumerevoli sforzi, non solo economici, fatti in questi ultimi mesi, la società Piacenza Calcio, all'udienza odierna, non ha potuto ragionevolmente opporsi alle istanze di fallimento pendenti contro la stessa.
Purtroppo, come ben noto, la richiesta di un pronto intervento rivolta alle Autorità ed alle Istituzioni Comunali e Provinciali, nonché alla classe imprenditoriale locale, per consentire alla squadra e alla città di Piacenza, di continuare la propria presenza nel panorama calcistico italiano, del quale, pur con alterne fortune, è stata protagonista, anche grazie agli ingenti sforzi profusi da mio padre, dalla mia famiglia e da ultimo dal sottoscritto, non ha ricevuto l'esito sperato, in quanto nessun imprenditore si è reso anche solo disponibile ad esaminare l'ipotesi di supportare il piano di rilancio della Società sotto la vigilanza del Tribunale. Infatti, l'aumento di capitale deliberato dall'assemblea dei soci del Piacenza Calcio lo scorso mese di gennaio 2012, dopo la copertura delle perdite pregresse effettuata con la rinunzia a crediti miei e della mia famiglia per più di 3 milioni di euro (risorse finanziarie effettivamente versate nel corso del 2011), non è stato sottoscritto da alcun soggetto: i contatti coltivati con gli interlocutori interessati nel periodo in questione (tra cui la società danese Propreco) si sono rivelati poi non percorribili per diverse ragioni, ben note al Tribunale.
Nemmeno la politica di efficientamento e rinnovamento societario (quali a titolo esemplificativo e non esaustivo l'abbattimento dei costi del personale, l'incremento delle entrate tramite cessioni di calciatori con contratti troppo onerosi per la categoria disputata, il contestuale rafforzamento delle squadra, la sostituzione del socio Italiana SrI) perseguita con la pazienza dei fornitori e soprattutto, il prezioso aiuto di tutti i collaboratori ed i dipendenti della Società, a cui va il mio personale ringraziamento, oltre ai risultati sportivi ottenuti nell'ultimo periodo dalla squadra con grande spirito di dedizione e grazie al costante supporto della tifoseria che non ha mai fatto mancare la sua presenza, sono stati in grado di stimolare l'intervento finanziario di soggetti terzi, indispensabile per garantire la continuità aziendale e con essa, la progressiva soluzione dei problemi.
Alla luce di ciò, non potendo né io né la mia famiglia fare, da soli, ulteriori sforzi economici (da ultimo, il sottoscritto, per il tramite di un ulteriore indebitamento bancario personale, nella giornata di ieri, si è fatto carico del pagamento dell'ultima rata degli stipendi arretrati della squadra) tali da garantire alla Società ed alla squadra, sin dall'immediato, un futuro degno della sua storia e la permanenza almeno nell'attuale divisione, non mi è restato che prendere atto della situazione, offrendo la mia piena collaborazione a chi mi sostituirà.



pubblicazione: 23/03/2012
aggiornamento: 29/04/2012

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Categoria
 :.  SPORT



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