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Gaetano Rizzuto e Libertà.

SIAMO LO SPECCHIO FEDELE DI PIACENZA.

COSA CHIEDIAMO AD UN QUOTIDIANO LOCALE ?
A quel giornale che ci racconta ogni mattina di avvenimenti pubblici e vicende private, vita e morte, lo stesso che rende protagonisti il vicino o la commessa tanto quanto il ministro in visita. Chiediamo che sia "testimone del nostro tempo" o "specchio fedele"? E se diventa specchio è sintomo, vittima o persino complice della realtà nella quale viviamo? Fatti ed opinioni, mera ricostruzione o interpretazione? Riconoscersi e/o fidarsi?
"Un giornale locale deve essere pluralista, rappresentare tutte le realtà.
Deve essere un giornale necessario, di servizio e così pure strumento di dibattito.
Un giornale locale non può essere di parte. Deve essere il giornale di tutti, proprio per non tradire una parte dei lettori"
.

UN GIORNALE DI TUTTI ?
"Certo che si può. Significa raccontare con grande onestà gli avvenimenti ascoltando tutte le campane. Offrire un'informazione completa con diversi strumenti di valutazione per consentire al lettore di farsi una propria idea".
Così deve essere Libertà nelle intenzioni del suo direttore, Gaetano Rizzuto.
"Ci facciamo garanti dell'obiettività nei confronti dei lettori; e Libertà supera gli esami tutte le mattine in edicola. Evidentemente il lettore si riconosce in questo giornale tanto è vero che detiene un record, il 77 per cento di chi acquista un giornale a Piacenza, compra Libertà".

CENTOVENTI ANNI COMPIUTI DA POCO, Libertà arrivò per la prima volta in edicola il 27 gennaio del 1883 su iniziativa di Ernesto Prati. Un paio di settimane fa il numero speciale in contemporanea con un doppio annuncio: la nascita della Fondazione Libertà e l'intitolazione del museo della stampa a Marcello Prati. Ma, annuncia il direttore Rizzuto, altre iniziative sono in programma per i 120 anni del quotidiano.
"Una serie di convegni che abbiano quale filo conduttore la parola 'Libertà' attraverso l'intervento di poeti e scrittori; quindi verso maggio o giugno verrà allestita presso lo spazio 'Le Rotative' una grande mostra dedicata ai 120 anni di storia del giornale e della realtà piacentina. E ancora altre iniziative sono previste in autunno".
Gaetano Rizzuto è direttore di Libertà dal settembre del 2000. O meglio ancora, è direttore di Libertà ma anche del giornale di Telelibertà e di Libertaonline, un caso unico che rappresenta un'occasione speciale attraverso la quale "questi tre mezzi di comunicazione si integrano e si aiutano a vicenda per offrire un'informazione completa che può raggiungere un target più vasto, ben al di là dei tradizionali lettori".
E già come numero di lettori non si scherza: "Trentaquattro mila copie distribuite ogni giorno, con ben quattro mila affezionati abbonati.... Fin dagli esordi, il giornale di Ernesto Prati fu precursore, sia come linguaggio che come impostazione, di un giornalismo moderno. Per 120 anni, Libertà ha rappresentato la società piacentina nel bene e nel male. Un giornalismo pacato, non gridato ma che continua oggi come allora a raccogliere la sfida di essere sempre all'avanguardia".
Un osservatorio privilegiato, quello di Gaetano Rizzuto. Come di chi guarda dall'alto, e dopo due anni e mezzo di 'frequentazioni' piacentine spiega che la città gli si sta svelando giorno per giorno.
"Piacenza è come una bella signora che si concede poco alla volta. Una città in cammino, aperta verso il futuro che è ancora da costruire. Una città ricca, molto ricca, situata in una posizione strategica unica in questa parte d'Italia. Che può giocare un ruolo da protagonista sia in Emilia ma anche nel rapporto intenso con Milano e la Lombardia. Una realtà con grosse potenzialità sia sul piano delle vie di comunicazione che per la filiera legata all'agroindustriale. Una città che può avere un ruolo ancora più importante se riuscisse a puntare ad una maggiore visibilità.
La voglia di aprirsi c'è - continua Rizzuto - ma ancora non è stata trovata la via giusta. Oggi però l'immagine che esce è quella di non essere sempre unita sugli obiettivi da conquistare. Dovrebbe avere più coraggio nel scegliersi il futuro, riuscendo a pensare in grande. L'impressione è che stia vivendo di rendita, senza voler rischiare troppo. Qualcosa però negli ultimi tempi si sta muovendo".
ALLUDE AL PATTO STRATEGICO ?
"E' nato due mesi dopo il mio arrivo. Gli amministratori non sembravano credere troppo nel Patto. Io arrivavo da Genova, direttore del Secolo XIX, dove la città si era da poco mobilitata attorno agli Stati Generali, una sorta di Patto. Là fu un fallimento. Decidemmo che Libertà e la televisione dovessero avere un ruolo positivo. Seguendo da vicino i lavori. Il mio obiettivo era quello di far discutere attorno a quei progetti l'intera città. Perché si potesse passare dai progetti prioritari ai piani. Ma, uno dei difetti che colgo a Piacenza è che quando si è vicini alla scelta, vengono fuori i 'frenatori' i protagonisti del "non fare". Piacenza deve saper individuare quei quattro o cinque progetti che servono a costruire il domani".
Un siciliano, Gaetano Rizzuto, che oggi si sente anche piacentino.
"Vivo fino in fondo il rapporto con la terra nella quale lavoro. Giro molto dalla città alle vallate, ascolto molto, ricevo tante lettere ed e-mail da tutto il mondo, mi aiutano a capire che tipo di giornale vuole Piacenza. Ed è questo il percorso che sto seguendo d'accordo con l'editrice Donatella Ronconi per garantire ai piacentini un giornale nel quale tutti abbiano diritto di cittadinanza, un giornale indipendente da ogni potere".
GIORNALE DI OPINIONE O DI SERVIZIO ?
"Un giornale utile a capire quello che succede e come cambia la realtà.
Ma anche strumento di dibattito. Un giornale completo nella parte nazionale, completissimo in quella locale".
Un giornale nel quale si riconosce?
"Sono convinto che si possa fare del buon giornalismo anche in provincia, dove il rapporto tra chi fa il giornale e chi lo legge è diretto. Ho una redazione giovane, ben affiatata, cronisti che sanno scavare e giornalisti più anziani che sono la nostra memoria storica. Sappiamo che la gente vuole trovare tutto sul "suo" giornale. Dal problema dell'inquinamento alle buche sotto casa. E questo rapporto diretto tra Libertà e i cittadini esiste".
Come si spiega, anche in piccole realtà, la nascita di giornali concorrenti?
"Negli ultimi vent'anni tante sono state le iniziative editoriali in concorrenza con il giornale storico. Ma da nessuna parte il nuovo giornale è riuscito a scalzare il giornale leader. Io sono convinto che in una realtà come quella piacentina non ci sia spazio per un altro concorrente. La concorrenza quando c'è è un bene, alla fine sceglie il lettore e i piacentini hanno scelto Libertà. In tempi non sospetti avevo detto a Italia Oggi che a Piacenza non c'era spazio, e che se qualcuno aveva voglia di perdere un po' di soldi… si accomodasse pure. Questo avevo previsto nell'agosto del 2000. Libertà non teme concorrenza".
Però poi sono arrivate le elezioni di miss piscina, e così via…
"Libertà storicamente non ha mai fatto iniziative oggi tanto di moda legate al 'gadget'. Abbiamo invece dato in omaggio ai nostri lettori alcune immagini legate alla storia di Piacenza e che ben si collegavano all'appuntamento del 120° anniversario. Un viaggio nel passato che pensiamo di continuare. Successivamente, abbiamo pensato di giocare un po'. E così è arrivato miss e mister piscina; quindi l'elezione della commessa. Un successo incredibile.
Dove deve migliorare Libertà?
"Premesso che Libertà è un giornale che va benissimo, diciamo che mi piacerebbe riuscire ad essere ancora più capillare. Essere presenti in tutti e 48 comuni della provincia per raccontarla sempre più dettagliatamente".
COSA COMPORTA AVERE TRA GLI EDITORI ANCHE IL GRUPPO ESPRESSO
"Innanzitutto occorre precisare che avere alle spalle un editore puro - Donatella Ronconi e la figlia - è certezza di indipendenza. In due anni e mezzo non ho mai subito la benchè minima pressione. Un'editrice attenta e scrupolosa nel lasciare indipendente la redazione e nel difenderla da attacchi esterni. Se ho commesso degli errori, li ho fatti da solo con i miei giornalisti. La presenza dell'Espresso è una ricchezza in termini di know how. Una presenza discreta che non impone nulla".
Per finire, un desiderio...
"E' per Piacenza. Mi piacerebbe che la città creasse le condizioni per far 'rientrare' i dieci mila pendolari verso Milano; insomma che riuscisse a contrastare la 'fuga di cervelli'."



pubblicazione: 15/02/2003
aggiornamento: 26/12/2004

Quotidiano Libertà 2949
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