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Bersani: le sue sono parole importanti
Le dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini rilasciate oggi a "La Stampa" scuotono il Pdl.
Un fronte anti-premier che vada dall’Udc all’Italia dei Valori, capace di tenere insieme i Democratici ma anche la nuova destra di Gianfranco Fini: una proposta che è ancora solo una ipotesi, ma che Pier Ferdinando Casini lancia convinto che questa sarebbe la strada da percorrere qualora Silvio Berlusconi forzasse la mano cercando di portare l’Italia alle urne anticipatamente, attaccando Quirinale, giudici, Corte Costituzionale. Pieno l’appoggio del Pd di Pier Luigi Bersani, mentre la maggioranza attacca convinta che sia un progetto con lo sguardo rivolto al passato dall’insuccesso garantito.
Io governo, mentre Casini ha paura delle elezioni, è la replica che nel Pdl si attribuisce al Cavaliere, che prepara il discorso di domani in Piazza Duomo a Milano. «Paura? Dovrebbe averla Berlusconi - ribatte a sera Casini, da Piacenza - Con 100 voti di maggioranza è costretto a minacciare il voto un giorno sì e l’altro pure. Ha perso la bussola, e senza bussola le elezioni si perdono. Gli italiani non capirebbero un altro fallimento. Ma scelga lui la strada, il problema è più suo che nostro».
In mezzo, Antonio Di Pietro, che dà un via libera condizionato, e Francesco Rutelli che dribbla un commento sul merito definendo lo scenario troppo «futuristico». Casini, in una lunga intervista alla Stampa, dice in realtà di augurarsi che «questa partita non si giochi», convinto che a Berlusconi spetti il compito di governare e risolvere «i problemi del Paese». Ma «sia chiaro - aggiunge poi - che se pensa di utilizzare la questione giudiziaria per trasformare la democrazia e la Repubblica in una monarchia, attaccando Napolitano e la Consulta, avrà una risposta chiara, netta e univoca da parte di tutte le forze che difendono la democrazia».
Il ragionamento include tutti i partiti di opposizione, ma lascia intendere che altri protagonisti potrebbero aggiungersi strada facendo: «Ci saranno sorprese», è però l’unica risposta che si lascia sfuggire il leader centrista incalzato su un eventuale ruolo di Gianfranco Fini (che a sua volta rilascia in proposito solo un ’no comment’).
Chi invece non lesina commenti è la maggioranza e in particolare il Pdl che oscilla tra lo scetticismo, il sarcasmo, e la certezza che lo scenario adombrato da Casini sia una operazione destinata al fallimento: «Non credo - dice il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa - che Casini possa pensare a una riedizione di quei fallimenti disperati di chi non dice altro che no a Berlusconi».
Quello di Casini «è un clamoroso autogol», sintetizza il portavoce del Pdl Daniele Capezzone; un progetto che facendo virare l’Udc a sinistra, è la previsione del presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, gli farebbe solo «perdere voti». E comunque, e ’ la tesi di molti, si tratta di uno scenario immaginario perchè «le elezioni anticipate non ci saranno», taglia corto il numero uno dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. Che quella di Casini possa essere una fuga in avanti sembra pensarlo anche Francesco Rutelli, che chiude la prima convention di Alleanza per l’Italia e che vede nel leader centrista un futuro compagno di strada: «Con Casini e con l’Udc noi vogliamo incontrarci e fare una cosa forte», ma l’ipotesi del ’fronte unicò «mi pare troppo futuribile - aggiunge - per parlarne oggi».
A Bersani invece le parole di Casini non sembrano guardare troppo in avanti: al contrario, sono «una conferma importante e seria» della «possibilità di uno schieramento molto ampio che possa diventare via via una alternativa positiva di governo». A patto che, mette le mani avanti Di Pietro, i candidati abbiano «il certificato penale pulito. Accanto a Casini ci sta Tabacci, persona con la quale ho dialogato spesso. Ma con Cuffaro - assicura - non dialogherò mai».
(da La Stampa del 12 dicembre 2009)
Casini: "Voto anticipato? Un fronte unico anti Silvio" di CARLO BERTINI
Se Berlusconi vuole andare al voto anticipato sappia che si troverà di fronte alle urne uno schieramento repubblicano in difesa della democrazia». Nel suo studio al quinto piano di Montecitorio dove si gode una vista magnifica sui tetti di Roma, Pier Ferdinando Casini distende le gambe su un tavolino sorseggiando un tè con l’aria di chi si sente «in forma smagliante».
E tra un ragionamento e l’altro, Casini non lesina stoccate: dà del «paranoico» al premier, «con simpatia s’intende»; avverte Formigoni che per allearsi con l’Udc alle regionali deve dimostrare di non essere succube della Lega. E annuncia che appoggerebbe Emiliano con il Pd in Puglia anche se Vendola si presentasse lo stesso.
Casini, cosa c’è in fondo al tunnel? Perché questi strappi continui del premier? «L’unica strategia plausibile è che ritenga di andare al voto anticipato, non c’è altro modo di spiegare un comportamento così dissennato. Così trasmette un’immagine di sua insicurezza e di precarietà dell’Italia. E’ chiaro che in queste condizioni una richiesta di elezioni anticipate farebbe emergere uno schieramento repubblicano a presidio della democrazia. E poiché penso che la democrazia sia un valore io mi schiererei “senza se e senza ma” in sua difesa».
Sta dicendo che se la situazione precipitasse lei farebbe fronte comune alle elezioni con il Pd e Di Pietro? «Innanzitutto dico che uno schieramento repubblicano dovrebbe interpellare le coscienze di tanti parlamentari della Pdl, che non credo possano accettare una deriva di questo tipo. Aggiungo che una divisione del Paese così lacerante sarebbe perniciosa e mi auguro che Berlusconi non segua questa strada. Ma un caso del genere richiederebbe una risposta inedita rispetto a quelle che si sono prefigurate fino ad oggi. Osservo però che minacciare le elezioni anticipate non significa averle».
Se il Capo dello Stato, in caso di dimissioni del premier, desse un incarico a Fini per un governo istituzionale lei lo voterebbe? «Chi guida un esecutivo lo decide solo il presidente della Repubblica. E’ chiaro che noi saremmo disponibili a una soluzione istituzionale e continuo a mantenere la mia convinzione che in cinque minuti si potrebbe fare un governo».
Cosa spinge Berlusconi a confliggere con Fini e Napolitano? «Lui ha una certa allergia alla diversità. Ieri toccava a me, oggi a Fini e domani a qualcun altro. Preferisce un governo a sua immagine e somiglianza. Ma ritenere che questo presidente della Repubblica sia parte di una contesa contro Berlusconi è una fuga dalla realtà. Siamo alla paranoia generalizzata. Che dovrebbe fare Napolitano? Inveire contro i giudici? La deposizione di Graviano dimostra poi che il meccanismo in essere è di garanzia per tutti. E’ una deriva inconcepibile a quindici anni dalla discesa in campo con cento voti di maggioranza. Dov’è questo complotto?».
A proposito, a lei è mai venuto in mente di bonificare i suoi uffici quando era presidente della Camera? «Sono cose ordinarie, sì l’ho fatto anche io. Ma lo fanno anche a Palazzo Chigi».
Fini, oggetto di attenzioni a destra e sinistra, è stato tirato per la giacca da Rutelli. Un errore o un salto in avanti? «Io di Rutelli posso parlare solo per le cose giuste che fa. Quelle sbagliate non le commento. Non ho la pretesa di arruolare nessuno in un mio futuro Partito della Nazione, ma se si creeranno condizioni nuove, come dice la canzone, si scoprirà solo vivendo».
Abbiamo cominciato con le politiche, finiamo con le regionali che sono certificate da una data sicura e imminente. Appoggerà Formigoni in Lombardia? E voterebbe Emiliano in Puglia anche se Vendola si presentasse lo stesso? «Contro Formigoni non abbiamo nulla. Ma se Formigoni vuole fare il “Re Travicello” della Lega ne prenderemo atto. Vedremo intanto se oggi a Milano firmerà con me in segno di solidarietà al cardinale Tettamanzi offeso dai leghisti. Per quel che riguarda la Puglia, ricordo che Emiliano è un sindaco e nella sua giunta c’è l’Udc. Poiché governa bene Bari credo che potrebbe governare bene la sua regione».
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