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Fondazione Toscanini, cambia la musica

Debutta il nuovo consiglio di amministrazione della Toscanini e si replica tra un mese, quando il cda verrà riconvocato per avviare nel dettaglio quel processo di «rivisitazione» della fondazione artistica - la definizione è del nuovo presidente Maurizio Roi - voluto dalla Regione Emilia Romagna.

Il primo atto prevede modifiche statutarie che si concentreranno su due aspetti: il ripensamento della figura del sovrintendente e la possibilità di ampliare nel cda le rappresentanze di finanziatori privati che garantiscano quote di sovvenzione.

Ieri a Parma, a palazzo Marchi, sono andati in scena sia l'assemblea dei soci (di cui fa parte il Comune di Piacenza, rappresentato dall'assessora Giovanna Calciati), sia il cda, che si è ufficialmente insediato (indicato dal Comune e nominato dalla Regione vi siede Massimo Gambardella, direttore generale di Palazzo Mercanti).
Anche Parma ha designato i suoi rappresentanti: l'avvocato Fulvio Villa, già nel cda del Teatro Regio, per il Comune e Ivana Comelli (ragioniere capo) per la Provincia.
Questi esponenti completano un organismo che annovera la presenza dei tre direttori generali della Regione: Cristina Balboni (cultura), Gaudenzio Garavini (organizzazione, sistemi telematici e informativi), Luciano Pasquini (risorse finanziarie e strumentali) e di Claudia Gusmani (funzionaria regionale) e Umberto Melloni (commercialista).

Un parterre di tecnici che ha fatto parlare di commissariamento, confutato dal neo-presidente («la Regione ha fatto scelte di grande impegno»), seppure questo cda è solo provvisorio (si è sentito parlare della durata di cinque mesi che potrebbero non bastare).

In quanto a Roi - che mantiene la presidenza Ater, l'associazione teatrale Emilia Romagna - testimonia la forte integrazione e sinergia a cui la Regione aspira tra le istituzioni impegnate sul fronte di cultura e spettacolo.
«E' stato avviato un processo di rivisitazione - dice Roi - che ci porta a valutare l'opportunità di intervenire sullo statuto della Toscanini». La missione dichiarata è quella di modellare la governance della Fondazione alle mutate esigenze di bilancio, lievitato fino ai 24 milioni attuali, e alla crescita strutturale (la Fondazione gestisce tre teatri, due orchestre, un'accademia di formazione e attività internazionali).
La seconda ragione citata da Roi è da ricercare nel momento di crisi del settore spettacolo: una fase così difficile rende necessario un adeguamento politico. Ecco dunque l'esigenza di conduzione più stretta da parte degli enti proprietari di uno strumento «ora troppo monocratico e che ha bisogno di strutture più articolate». Sembra di intuire che anche il sovrintendente, come lo si intendeva fino ad oggi, forse non esisterà più.

Questa la chiave di lettura della nomina di un presidente come «figura politica forte», fa notare la stessa Calciati, e di un cda con competenze e professionalità tecniche a cui si sono allineate anche le nomine parmigiane.
L'assessora riferisce di un clima tranquillo e molto positivo in assemblea dei soci, improntato ad «assoluta collaborazione fra enti coinvolti».
«In un momento di tagli pesanti - prosegue - la Regione ha voluto unire forze ed energie tra Ater e Toscanini per mantenere alta la qualità dell'offerta».

Intanto la Fondazione ha stilato il preconsuntivo fino al 30 giugno e deliberato la domanda al ministero per accedere al fondo unico dello spettacolo entro il 31 gennaio.

La querelle intorno al soprintendente?
«Non c'è il problema di una persona - sostiene Calciati - ma di assicurare una governance adeguata che non sia solo nelle mani di una figura tecnica, per una struttura a servizio del territorio e degli enti locali».

Un'altra modifica statutaria dovrebbe riguardare le rappresentanze (a Parma erano presenti la Fondazione Cariparma e la Fondazione Monte di Parma, che non hanno ancora indicato i propri consiglieri).
Si parla di ampliamento con altri 3 membri del cda, a disposizione di soci privati.

E Piacenza?
«Oggi siamo pienamente dentro le decisioni di un circuito regionale e nazionale di alto livello, ciò grazie alle scelte fatte in questi tre anni».
pat.sof.


Per Baratta un futuro alla Filarmonica?
Solo voci, ma si dice che l'ex soprintendente ne assumerebbe volentieri la guida

Nel giorno del congedo dalla Fondazione Toscanini, Gianni Baratta tiene calato il sipario dei commenti e sceglie un comprensibile silenzio.
Ieri mattina il sovrintendente nominato dal precedente consiglio di amministrazione della Fondazione è decaduto «per una interruzione naturale», come si limita a sottolineare lui stesso, raggiunto al telefono. Ma è tutto.
L'uomo sembra orientato ad accettare con forza il suo destino, volendo parafrasare l'opera verdiana. Quale sia, non è ancora dato saperlo e lui lascia intendere di non esserne al momento informato.
Tante voci si sono rincorse, ma da più parti arriva l'invito a non "personalizzare" la nuova Toscanini in un "Baratta-sì-Baratta-no" vista la complessità dei problemi saliti alla ribalta della Fondazione e volti a ridisegnare l'istituzione.
Certo, la curiosità sul futuro di Baratta è naturale e legittima.
Ma pare difficile che - se si andasse ad una diversa definizione delle funzioni del soprintendente come pare - chi ha lavorato in passato in un certo modo possa continuare ad operare quando mutano e forse si ridimensionano le funzioni.
Fermo anche il no-comment di Baratta alle evoluzioni che si prospettano su quello che è stato il suo ruolo e che sono peraltro oggetto di riflessione del nuovo cda della Fondazione.
Ma gli "spifferi", le indiscrezioni corrono.
Eccole, con beneficio di inventario, tenendo conto che potrebbero venir smentite in men che non si dica.
Secondo i bene informati, Baratta non sarà più sovrintendente della Toscanini nel nuovo assetto, ma non è escluso che possa trovare un'altra collocazione a lui gradita alla guida della Filarmonica Toscanini, responsabile sia della programmazione degli spettacoli, sia del reperimento dei fondi.
La Filarmonica è uno dei diversi complessi artistici di cui dispone la Fondazione, in particolare destinata all'esecuzione di opere del grande repertorio sinfonico con la presenza dei maggiori solisti e direttori d'orchestra internazionali (altri istituti sono l'Orchestra stabile, l'Accademia musicale VerdiToscanini, il Coro della Fondazione Toscanini).
Si vedrà.
In quanto al presidente uscente, Antonio De Rosa, ieri mattina a palazzo Marchi, prestigiosa sede parmense della Toscanini, c'era anche lui che oggi è sovrintendente di Ravenna Manifestazioni e che con la Toscanini non c'entra più.
«Ho portato un saluto agli amici, il mio è un commiato affettuoso» ha dichiarato al volo.

A De Rosa è stato chiesto dai giornalisti se la svolta della Toscanini sia legata anche ai costi eccessivi.
«Il bilancio lo abbiamo approvato con un utile ante-imposte e al netto in leggera perdita, certo i tagli del 22 per cento al fondo unico dello spettacolo sono fonte di preoccupazione per la Regione e gli enti locali. Costituiscono un problema per l'intero mondo dello spettacolo».
Patrizia Soffientini, Libertà 17 gennaio 2006


pubblicazione: 17/01/2006
aggiornamento: 21/01/2006

Maurizio Roi (foto Libertà) 8841
Maurizio Roi (foto Libertà)

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