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Fondazione, parla Massimo Toscani

Domani il notaio Massimo Toscani ripresenterà ufficialmente la propria candidatura alla presidenza della Fondazione di Piacenza e Vigevano in vista dell'assemblea del Consiglio Generale del 26 settembre.
I consiglieri potranno scegliere tra la figura del presidente dei notai piacentini e quella di Giuseppino Molinari che sempre domani presenterà la propria candidatura. Abbiamo chiesto al notaio Toscani di tracciare i punti fondamentali del suo impegno per la Fondazione.

Notaio Toscani, com'è nata la sua candidatura?
Non ho mai pensato di poter essere candidato per la presidenza della Fondazione, sino a che, ai primi di luglio, il presidente della Camera di Commercio, Il sindaco di Piacenza ed il presidente della Provincia mi hanno contattato e mi hanno manifestato l'idea tra loro condivisa di propormi quale presidente della Fondazione. Ho espresso le mie perplessità e mi sono riservato ogni decisione. Ho poi deciso di accettare poiché mi è parso che la mia candidatura, più che un riconoscimento personale, fosse un riconoscimento alla funzione del notariato di terzietà e trasparenza, ma anche e soprattutto di capacità operativa. La vera molla, a dire il vero, è stata una telefonata fatta ad un mio collega della Regione il quale ebbe a reggere la presidenza di analoga Fondazione del suo territorio e che testualmente mi disse essere stata una esperienza straordinariamente positiva. Mi convinsi quindi che ci si poteva provare.

La sua candidatura a luglio aveva ricevuto l'appoggio del sindaco, del presidente della Provincia, del presidente della Camera di Commercio. C'è ancora questo sostegno?
Ritengo di sì. Questo sostegno è essenziale. La mia, credo che sia ben chiaro a tutti, non è mai stata una autocandidatura attorno alla quale raccogliere consensi, ma sono stato chiamato dalle Istituzioni che Lei ha citato. Il loro mancato sostegno farebbe cadere uno dei presupposti della mia disponibilità.

Un notaio alla guida della Fondazione. Sarà un commissario o un presidente super partes?
Tra gli elementi distintivi del notariato la terzietà, l'indipendenza e la trasparenza sono quelli essenziali. Non ho nessuna intenzione di fare il commissario, ma, se eletto, di fare il presidente. Il notariato si è anche distinto per capacità operativa. Chi mi conosce sa che sono uno stakanovista. Si è perso anche troppo tempo ed un commissario, credo, rallenterebbe ulteriormente ogni attività. Bisogna buttarsi nel lavoro poiché la Fondazione deve riprendere velocemente la propria operatività.

Da troppo tempo attorno alla presidenza della Fondazione c'è una battaglia con posizioni contrapposte. Pensa di riuscire a riportare la pace?
Se ci fossero dieci candidati alla presidenza tutti darebbero le medesime risposte: siamo qui per unire, per superare le contrapposizioni, per riportare la pace. Cambierebbero solamente i termini lessicali in base al linguaggio che ciascuno usa per esprimere gli stessi concetti. La sua domanda mi ricorda un mio vecchio collaboratore al quale chiesi se una pratica complicata era andata a posto. La sua risposta fu "dottore si sa dopo se tutto è andato a posto". Ogni candidato spera di riportare la pace; solo dopo si potranno giudicare i risultati. Devo sottolineare che conosco quasi tutti i membri del Consiglio Generale, coi quali credo ci sia un rapporto, con alcuni anche di lunga data, di stima reciproca. Questo può facilitare il lavoro. Sono sicuro che sarebbe un piacere lavorare insieme.

Pensa che il suo particolare osservatorio delle cose piacentine, così come appaiono dalla sua professione, possa in qualche modo aiutarla nel governo della Fondazione?
Sono piacentino da molte generazioni e per questo penso di conoscere il territorio e le sue problematiche. Credo che ciò, oltre alla professione che esercito, mi possa essere d'aiuto. Sarà però essenziale la collaborazione di tutte le Istituzioni locali e di tutti i membri del Consiglio generale per poter percepire e recepire in tempi brevi tutte le istanze spesso mutevoli che provengono dalla società civile.

Può anticiparci le linee generali del suo programma?
Le linee guide risulteranno dal programma che depositerò presso la Fondazione. Posso in breve sintesi anticipare che trasparenza e coinvolgimento del Consiglio Generale saranno tra le mie priorità. Il momento è difficile, è inutile sottolinearlo, e le risorse sono ridotte, per cui ritengo che la Fondazione debba, nel rispetto delle norme statutarie volgere particolare attenzione ai più deboli ed alle fasce bisognose. Mi piacerebbe che la Fondazione divenisse organo propulsore e coordinatore di programmi e progetti che possano avere proficua ricaduta sul territorio e che si potranno attuare solo con l'intervento di diversi soggetti. Da soli oggi non si va da nessuna parte.

Che cosa farà nei primi cento giorni da presidente?
Occorre conoscere bene ciò che si andrà ad amministrare, per cui sarà indispensabile una ricognizione urgente del patrimonio della Fondazione; cercherei di portare a compimento il trasferimento del diritto d'uso gravante sul complesso Santa Chiara, operazione già portata molto avanti dal presidente Scaravaggi; questo servirebbe ad inquadrare con più chiarezza la situazione degli immobili della Fondazione per ottimizzare l'utilizzo degli stessi e cercare di liberare risorse. Chiederei al Consiglio Generale la presentazione di progetti e proposte sui quali cercare una comune condivisione. La macchina deve ripartire in fretta. A questo scopo sarà indispensabile stringere un forte legame con il personale della Fondazione, Direttore Generale e dipendenti tutti.

Ha già pensato al suo Consiglio di amministrazione? Come lo formerà?
Bisogna per prima cosa pensare alla elezione del Presidente, dopo si penserà al Consiglio, ma sarà sicuramente il Consiglio del Presidente, sempre che il Consiglio Generale vorrà condividere le proposte di nomina. Conosco più di una persona su cui contare; dovranno essere tutti votati al servizio, capaci di creare gruppo e con conoscenze specifiche. Ci vorrà anche la loro disponibilità.

Fino a qualche giorno fa era il candidato unico. Come giudica l'entrata in campo di Giuseppino Molinari? E' tranquillo?
Sono sempre stato tranquillissimo. La mia candidatura non è partita da me, ma alcune Istituzioni del territorio mi hanno chiesto di accettarla e l'ho fatto con spirito di servizio. Nessun problema se la carica fosse attribuita ad altri. Sono ancora in piena attività professionale e so benissimo come impiegare il mio tempo. Posso assicurare, però, che in caso di mia elezione, mi butterei a capofitto in questa nuova sfida con grande entusiasmo e determinazione.

I piacentini guardano timorosi al destino della Fondazione e aspettano. Anche con una certa ansia. Che messaggio vuole lanciare?
Io, da piacentino, sono certo che la Fondazione verrà salvaguardata e svolgerà la propria funzione per lungo tempo. Il suo patrimonio è della collettività e verrà salvaguardato con gestioni prudenti e oculate. Il messaggio che vorrei lanciare corrisponde al concetto che ho della Fondazione. La nostra Fondazione, ma probabilmente le Fondazioni in genere, sono considerate dalla collettività quali centri di potere, ma esse sono nate per essere, e così dovrebbero essere percepite, come centri di servizi. Per usare termini molto semplici esse sono nate "per fare del bene". Chi partecipa, in qualsiasi forma, alla gestione della Fondazione, deve avere ben chiara la convinzione di spendere il proprio tempo a servizio della collettività, senza il minimo tornaconto personale ed in assenza assoluta di conflitto di interessi. Credo che trasparenza e vicinanza al territorio possano servire a ricreare l'immagine che mi auspico la Fondazione possa riprendere. La Fondazione si dovrà riavvicinare al cittadino comune affinché questi la senta finalmente come cosa propria. E questo per il futuro Presidente sarà già un ottimo risultato.

Federico Frighi
LIBERTA' 14/09/2014


pubblicazione: 14/09/2014
aggiornamento: 20/09/2014

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