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Fondazione nel caos, si dimette Beniamino Anselmi

Fondazione, fine-corsa per Beniamino Anselmi, il vicepresidente vicario ha deciso di uscire di scena con i suoi passi e rassegnare le dimissioni dal consiglio di amministrazione entro martedì mattina.

E' lui stesso a rompere il silenzio e a darne l'annuncio (il sistema preferito in Fondazione) nel momento più acceso dello scontro e dopo l'articolo uscito ieri su Il Corriere della Sera, che non fa sconti all'ente filantropico (investimenti, titoli derivati, perdite, sfiducie incrociate, una figuraccia nazionale): «Le dimissioni le ho già scritte, non vedo l'ora di consegnarle e invito il presidente Francesco Scaravaggi e il consigliere Stefano Pareti a darle insieme a me, visto che si erano espressi in tal senso, diamo un segnale importante tutti insieme per far chiarezza».

La decisione per l'ex banchiere che non ha mai "mollato" è stata certo sofferta.

Perché si è arrivati a una tale rottura?
Risposta: «Le divergenze non hanno mai riguardato gli investimenti, per quelli bisogna rivolgersi a chi c'era prima, abbiamo avuto un'eredità che si è gestita con buon senso e qualche risultato, senza assumere rischi, con soldi sui depositi e al massimo obbligazioni a due anni. Ora abbiamo 50 milioni di liquidità sui conti. La divergenza tra noi cinque consiglieri e il presidente è stata solo sul modello di gestione».
E Anselmi torna ad elencare le cose da fare: introduzione del Codice etico, nuovo statuto, comitato immobili e appalti, albo fornitori, informazione su erogazioni date o negate, attivazione dei comitati di controllo già deliberati ma non attuati.
«Nel giugno 2013 - puntualizza - si voleva istituire un comitato di controllo esterno ai sensi della legge 231 e si era pregato un autorevole magistrato in pensione ex presidente di un tribunale lombardo di presiederlo, non si è potuto fare. E' tutto scritto nei verbali».

Evidentemente non hanno funzionato i modi se Scaravaggi si è sentito esautorato (Corsera li paragona a un "golpe").

Intanto la stampa nazionale punta l'indice contro una serie di investimenti sbagliati e Anselmi è amministratore da cinque anni della Fondazione.
«L'ho già detto - replica l'interessato - sono entrato nel maggio 2009 in Fondazione con Giovanni Rebecchi, l'investimento su Gibuti è del 2005, quello in Monte Parma di fine 2008, peraltro siamo stati gli unici in Monte Parma (di cui tuttora insieme a Giorgio Reggiani siede nel Cda, ndr) a non essere multati dalla Banca d'Italia».

Ma i 200 milioni parcheggiati in Svizzera sono dell'agosto scorso.
«E' ridicolo che dovessimo portare dei soldi in Svizzera per farli valutare, come si evince dagli atti della causa con l'ex direttore della Fondazione, il Cda ha vietato di farlo, il presidente ha però inopinatamente messo la firma all'operazione e per quell'errore ha poi chiesto scusa al consiglio generale».

Anselmi, è nell'occhio del ciclone e le richieste di dimissioni sollevate da più parti gli vengono indirizzate ad personam, come se lo spiega?
«Non l'ho capito,
siamo in cinque e la pensiamo allo stesso modo, Vigevano incluso, ma poi di che stiamo parlando? Tutte le delibere nel consiglio di amministrazione sono state prese all'unanimità salvo una sul mansionario del direttore che mancava da sette mesi e si è astenuto solo Scaravaggi, contrario Pareti».
pat. sof.
LIBERTA' 21/07/2014


L'affondo del Corriere: istituzione nel caos.
Marazzi: no comment, troppa polemica.


piacenza - Il giornalista economico Mario Gerevini ha firmato un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera intitolato "Derivati e soldi a Gibuti, la Fondazione di Piacenza nel caos".
Un pugno allo stomaco per l'immagine dell'istituzione di via Sant'Eufemia paralizzata da una "sfiducia circolare e collettiva".
Ma il Corsera non racconta niente di nuovo rispetto a quanto non fosse già stato scritto in tante tappe da prima dell'elezione di Francesco Scaravaggi, nel marzo 2013, ad oggi.
Con la sola eccezione della chiosa finale sul futuro presidente, vale a dire che: "Il sindaco di centrosinistra Paolo Dosi e il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, sembrano convergere sul nome del presidente dei notai, Massimo Toscani. Sarebbe la scelta giusta ma che si faccia presto, afferma il piacentino Corrado Sforza Fogliani".
Anche in via Solferino, prima che in piazza Cavalli, arrivano echi sul "presidente di garanzia". Potrebbe esser più complicato costruirgli intorno la squadra di garanzia e prima ancora avergli assicurato una larga maggioranza nel parlamentino che - pur con il disaccordo del Collegio sindacale - si cerca di convocare per sabato 26 luglio (elezione del nuovo presidente) in onore al "fate presto" lanciato dal presidente uscente.
Le lettere potrebbero essere già partite.
In quanto al Corsera non è tenero sulla Fondazione.
Parla "della manovra del parcheggio per sbaglio di 200 milioni in Svizzera sul conto della Jiulius Baer"; dei "dubbi sulla reale consistenza del patrimonio (342 milioni) "; del bilancio che "con la precedente gestione si era caricato di derivati su Mps, Intesa e Unicredit"; del milione perso su Banque de Dépot ed de Crédit Djiboutu, banca di Gibuti in Africa Orientale "operazione filantropica si disse, poi si scopre che la banca è privata di un certo Michel Torrielli... ".
Detto ciò e visto che è sotto accusa ancora una volta la gestione passata (e non solo) della Fondazione, abbiamo chiesto un commento all'ex presidente, ma Giacomo Marazzi declina con un no-comment.
«Ci sono già troppe polemiche in questo momento» si limita a dire.
In altri momenti però, prima della fine del suo mandato, aveva spiegato che l'operazione di investimento di 72 milioni in Monte Parma nasceva quando le banche andavano a gonfie vele, prima della bolla finanziaria e della crisi, e l'investimento alla banca di Gibuti era rubricato come operazione filantropica chiesta da Vigevano e condivisa con la Bei come aiuto a paesi in via di sviluppo.

Marazzi, da parte sua, aveva scelto di rendere il bilancio trasparente già dal 2005, caricandolo totalmente su Internet, con elenco di erogazioni fino a 300 euro.





pubblicazione: 21/07/2014
aggiornamento: 30/11/2014

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Beniamino Anselmi
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