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Fondazione, convince l'operazione verità

Ha convinto tutti Massimo Toscani.
Il plauso per lo stile innovativo che ha inteso portare alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, fatto di frequenti e trasparenti scambi di comunicazioni con gli attori del territorio, consiglio comunale compreso, gli è arrivato da un po' tutti i settori politici all'audizione dell'altro ieri davanti all'assemblea di Palazzo Mercanti.

Per il presidente della Fondazione, insediatosi in via Sant'Eufemia il 27 ottobre scorso, era una sorta di gran debutto in società dopo la lunga stagione dei veleni che ha caratterizzato l'ente che custodisce e gestisce il patrimonio formatosi in decenni di risparmio da parte dei correntisti dell'ex Cassa di Risparmio.
Veleni per le lotte di potere consumatesi a ogni rinnovo dei vertici, veleni seguiti alle contestate operazioni finanziarie che hanno prodotto pesanti perdite di bilancio, contribuendo non poco a depauperare il patrimonio della Fondazione: nel giro di un decennio è passato da 440-450 milioni di euro agli attuali 340-360 stando alle più recenti stime degli effettivi valori di mercati, appositamente richieste da Toscani a tre istituti di credito.

E' con il dettaglio di quei numeri, mettendo a confronto le poste e gli investimenti iscritti a bilancio con i controvalori di mercato quantificati dalle banche, che Toscani si è presentato all'audizione consiliare. Un'esposizione contabile fatta di proiezioni di slides e di supporti cartacei che non ha precedenti, e che non ha risparmiato uno sguardo per certi versi impietoso sulle partite più spinose ereditate dal passato, in gran parte dal doppio mandato del presidente Giacomo Marazzi: dall'acquisto delle azioni di Banca Monte Parma pagate 73 milioni di euro e svalutatesi di oltre 48 milioni alla sottoscrizione di fondi "spazzatura" costata una causa con l'advisor JP Morgan, dai titoli trasferiti in Svizzera e poi precipitosamente fatti rientrare all'investimento di un milione di euro finito in una banca di Gibuti tramite la società di diritto lussemburghese Notrine (operazione di cui in Fondazione «non c'è uno straccio di delibera», ha rivelato in aula Toscani).

Un esercizio di trasparenza che ha riscosso, si diceva, il consenso bipartisan del consiglio comunale. Marco Tassi (Pdl) ha parlato di «trasparenza che qui non si era mai vista» e ha lodato la «professionalità» di Toscani e della sua squadra (il cda) che «dimostra come il vento sia cambiato».
Simile il giudizio di Mirta Quagliaroli (M5s) che con il compagno di gruppo Andrea Gabbiani ha definito l'audizione «un'ottima premessa per il nuovo corso».
«Da piacentino da stasera mi sento un po' più tranquillo», ha commentato Roberto Colla (Moderati), «per la prima volta abbiamo visto la fotografia precisa del patrimonio della Fondazione e sappiamo dove si sta andando».
Di «testimonianza di civismo esemplare» ha parlato Stefano Borotti (Pd) individuando nella nomina di Toscani & c. «il messaggio che a un certo punto nella vita delle persone certe competenze e professionalità possono essere messe al servizio della comunità». «Ho colto in lei», si è rivolto direttamente al presidente, «il senso sfidante della ripartenza della Fondazione che esce da situazioni difficili, e anche però un principio di razionalità, un metodo, che mi convincono». Nello specifico: «La necessità di fare squadra, perché le comunità o sono questo o non sono, e la messa a punto di buoni progetti nell'ottica di premiare un po' di più il merito e le proposte capaci di effetti moltiplicatori».
L'enfasi sulla progettualità anche Paolo Garetti (Sveglia) l'ha posta con forza.
Così come Filiberto Putzu (Fi) che l'ha utilizzata per polemizzare con le amministrazioni di centrosinistra colpevoli a suo dire di «mantenere dormiente la città».

Marco Colosimo (Piacenza Viva) si è detto fiducioso che Toscani vada fino in fondo nell'"operazione verità" che porti a individuare «i colpevoli degli sciagurati investimenti del passato», così da avviare conseguenti «azioni di responsabilità» nei confronti degli ex amministratori.
«Si finisca l'operazione di chiarezza che è stata iniziata», ha dato man forte Massimo Polledri (Lega) secondo il quale «abbiamo bisogno di recuperare credibilità dopo il disonore caduto sulla città» a seguito dei rapporti ministeriali e delle inchieste dei mass media nazionali sui rovesci finanziari della Fondazione che hanno portato a una perdita patrimoniale «quantificabile in circa mille euro a piacentino».
«Sicuramente ora c'è buona volontà», è l'apertura di credito concessa da Polledri a Toscani che «non ha nessuna colpa». D'altra parte, «potrà muoversi in modo limitato perché ad esempio sull'operazione Banca Monte Parma non potrà esserci un giudizio severo dal momento che oggi accanto a lei siede chi c'era anche allora».
«Sono stati buttati 100 milioni di euro», ha osservato polemico Tommaso Foti (Fdi), «adesso siamo la maggioranza a dirlo, ma prima eravamo in pochi a sostenere che una banda mandava a picco la Fondazione usandola come un bancomat e comprando spazzatura».
Gustavo Roccella
LIBERTA' 14/12/2014


guro) E' finita la stagione della Fondazione-bancomat. Se fino a ieri chi voleva un aiuto economico dalla Fondazione presentava la richiesta che passava direttamente al consiglio di amministrazione e spesso capitava (specie se si poteva contare di buoni appoggi all'interno) che il contributo si concretizzasse in modo quasi automatico - un po' come un bancomat per l'appunto -, d'ora in avanti si volta pagina, ha assicurato il presidente Massimo Toscani intervenendo l'altro ieri in consiglio comunale. L'iter sarà questo: l'associazione "x", il signor "tal dei tali" propone la domanda di erogazione che sarà presa in carico da una delle commissioni interne fresche di costituzione (composte da un membro del cda, gli altri del consiglio generale); è lì, in commissione, che si svolgerà il grosso del lavoro di scrematura, un'opera consultiva che precede l'approdo della pratica in cda dove si deciderà il destino della richiesta.
E d'altra parte, anche in caso di esito positivo, l'erogazione avverrà solo dopo la presentazione della relativa documentazione che sarà sottoposta al vaglio del direttore generale Marco Mezzadri e del suo vice Tiziana Libé.
A quel punto il presidente potrà mettere la sua firma - unitamente a quella del presidente vicario - sull'ammissibilità della domanda e sul quantum da erogare.
«Un percorso che garantisce un controllo molto pregnante», ne ha parlato Toscani in audizione. E a Massimo Polledri (Lega), che ammoniva dal rischio di «conflitti di interesse nelle presidenze delle commissioni», ha risposto assicurando che, «se si manifestassero sarò spietato». «E' un discorso ovvio per un notaio», ha aggiunto in riferimento alla sua professione.
Molto apprezzato dal consiglio comunale l'approccio di assoluta prudenza che si intende dare in materia di investimenti finanziari.
Dopo le scottature del recente passato, con scelte avventurose dagli esiti fallimentari e cause legali avviate contro advisor e agenzie di consulenza, la prudenza diventa la principale parola d'ordine. «Credo che sia giusto che ogni cda possa avere un suo advisor», ha anche considerato in proposito Toscani informando della pubblicazione di un bando (scadenza il 22 dicembre) per la scelta del nuovo consulente finanziario (attualmente è Banca Profilo).
A fine audizione il consiglio comunale ha votato all'unanimità un ordine del giorno che esorta a non disperdere gli investimenti e a seguire un indirizzo di specifico sostegno alla famiglia.




pubblicazione: 14/12/2014
aggiornamento: 18/12/2014

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