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martedì
5
luglio
2022
Sant'Antonio Maria Zaccaria



Fondazione : indagine della Procura

Investigatori della Guardia di Finanza di Piacenza ieri per tutta la mattinata nella sede della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Le Fiamme Gialle hanno acquisito una fitta documentazione relativa ad operazioni finanziarie eseguite dall'ente negli ultimi anni.
Gli ufficiali hanno agito su delega dei sostituti procuratori della Repubblica Antonio Colonna e Roberto Fontana titolari di un fascicolo d'inchiesta aperto dal febbraio del 2013.
L'indagine è scaturita da un esposto presentato a quel tempo dall'ex presidente della Fondazione Giacomo Marazzi.
Esposto in cui venivano denunciate presunte irregolarità e si lamentavano i continui attacchi all'allora gruppo dirigente
(dei contenuti dell'esposto riferiamo ampiamente in un articolo a parte ndr).
Il fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica era ed è tuttora un cosiddetto "modello 45" in cui vengono iscritte le notizie che non costituiscono reato e che necessitano di una fase di accertamenti preliminare per verificare appunto se nelle vicende vi siano o meno violazioni al codice penale.
E la vicenda giudiziaria si trova tuttora in questa fase: non vi sono dunque iscritti nel registro degli indagati.
La Procura, con deleghe alle Fiamme Gialle sta in sostanza verificando se vi siano elementi tali da giustificare la contestazione di reati.
Per farlo i magistrati inquirenti hanno la necessità di acquisire documenti ufficiali della Fondazione in cui siano riportati gli iter relativi al percorso e alla conclusione di diverse operazioni finanziarie finite sotto la lente.

Quello di ieri mattina è il secondo "accesso" dei militari della Finanza negli uffici di via Sant'Eufemia. Una "visita" analoga era stata effettuata anche qualche settimana fa e aveva portato sui tavoli degli inquirenti diversi documenti.
A questi ultimi si sono aggiunti altri carteggi che verranno esaminati dagli investigatori e dai magistrati a caccia di eventuali reati.
A quanto risulta, i vertici e i dipendenti della Fondazione hanno prestato la massima collaborazione e fornito tutto quanto richiesto dagli investigatori nel Nucleo di polizia tributaria.

La Procura ha anche inserito nel fascicolo le decine di articoli del nostro quotidiano e di quotidiani e settimanali a diffusione nazionale usciti nei mesi scorsi.

In merito agli sviluppi della vicenda si possono attualmente fare soltanto delle ipotesi. E l'indagine potrebbe anche sconfinare all'estero.
I magistrati potrebbero rilevare che nel complesso si possa essere trattato della cosiddetta mala gestio di fondi amministrati, senza incorrere in reati. Ma potrebbero essere ipotizzate irregolarità negli investimenti e non è escluso si possa sconfinare in violazioni al codice penale.
Fulvio Ferrari
da LIBERTA' del 05/08/2014


L'origine dell'inchiesta va cercata lontano, nei fatti di un anno e mezzo fa. Precisamente il 2 febbraio 2013 il nostro quotidiano ha dato notizia di un esposto presentato in Procura che cadeva come un macigno nel bel mezzo della battaglia per il rinnovo della presidenza della Fondazione, battaglia che avrebbe portato Francesco Scaravaggi al vertice dell'istituto dopo un duro scontro con l'altro contendente, l'industriale Sergio Giglio.
Gli attacchi ripetuti sulla gestione uscente della Fondazione e sugli investimenti fatti, avevano indotto il presidente in scadenza, Giacomo Marazzi e tutto il consiglio di amministrazione a presentare l'esposto.
Del Cda uscente facevano parte i vicepresidenti Luigi Cavanna e Roberto Bellazzi (di Vigevano), i consiglieri Beniamino Anselmi, Vittorio Cavanna, Giovanni Rebecchi, Giorgio Reggiani.


Nell'esposto il vertice della Fondazione puntava il dito su «voci, calunnie, illazioni» circa la fragilità del patrimonio della Fondazione e su documenti «non veritieri» fatti circolare negli ambienti che contano della città. Il consiglio di amministrazione uscente voleva dunque tutelare la propria onorabilità per vie legali e si affidava all'avvocato Paolo Veneziani.
Le ragioni di un gesto così eclatante a fine mandato furono spiegate da Marazzi con queste parole: «E' la conseguenza di un clima che si è creato in città in relazione al rinnovo degli organi della Fondazione che, a parere del consiglio di amministrazione, ha superato il livello di tollerabilità. Dobbiamo difendere l'immagine della Fondazione e di tutti i consiglieri sia del Cda, sia del consiglio generale, che hanno operato in Fondazione».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il documento arrivato anche sui più alti tavoli istituzionali, fra cui la scrivania del sindaco e quella del presidente della Provincia, materiale attribuito a un grosso istituto di credito italiano (circolava voce che si trattasse di Mediobanca), dove si adombrava una mala gestio, ma non risulta che tale documento sia stato emesso.
«Mediobanca - obiettava l'esposto - ha espressamente smentito di aver mai prodotto un documento analogo». I materiali erano orientati a mostrare le perdite patrimoniali e le debolezze dei titoli. Dal canto suo, i firmatari dell'esposto affermavano invece di aver «sempre agito in maniera corretta e nell'esclusivo interesse della Fondazione».

Si chiedeva quindi all'autorità giudiziaria di valutare se fossero ravvisabili profili di illiceità di qualsivoglia natura» nella ridda di «voci», di «documenti anonimi» tesi a dipingere un ente «allo sbando, da commissariare» e in una situazione finanziaria «drammatica».

Nel materiale circolato si parlava di tre criticità (l'accensione di un finanziamento con la Lombard Assurance, l'operazione Swap Fresh Monte Paschi, l'acquisto di titoli derivati, la partecipazione in Banca Monte Parma) che avrebbero implicato minusvalenze per molti milioni e 55 milioni di perdite implicite. Ben diversa era la lettura dei dati fornita da Banca Profilo, advisor della Fondazione, affermava il Cda. Non è tutto. L'esposto faceva riferimento anche a un altro documento anonimo circolato, riguardava su presunti conflitti d'interesse chiamando in causa, pur senza nominarlo, uno dei candidati alla presidenza della Fondazione (Sergio Giglio, ndr). E anche su questo documento e sui suoi contenuti i vertici ancora in carica della Fondazione chiedevano accertamenti all'autorità giudiziaria a buon nome dell'ente.

Un bel ginepraio davvero.
Dell'esposto - unico documento scritto da cui possa muovere un'indagine - non si è saputo più nulla fino a ieri mattina.
Nel frattempo è stato eletto Scaravaggi, ci sono state ancora contestazioni sugli investimenti e le burrascose dimissioni di tutto il nuovo Cda dell'istituto, cronaca recente.
Ed è passato un solo un giorno, domenica 3 agosto, tra quelle dimissioni rese sabato e la visita della Guardia di Finanza in via Sant'Eufemia di ieri, lunedì.
Non si è perso tempo per aprire un nuovo, imprevedibile capitolo sulla storia della "cassaforte" dei piacentini.
pat. sof.



pubblicazione: 05/08/2014
aggiornamento: 03/05/2015

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