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domenica
20
settembre
2020
Santi Andrea K. Taegon, Paolo C. Hasang e compagni martiri



Fini : "Il PdL non c'è piu', nuovo patto per il Governo"

Quello della mia «estromissione» dal Pdl è «un atto, e non ho nessuna difficoltà a dirlo, che forse è stato ispirato a chi lo ha scritto, e so che non lo ha scritto Berlusconi, da quel libro nero del comunismo che ci fu consegnato quando demmo vita a alleanza nazionale perché soltanto dalle pagine del peggior stalinismo si può essere messi alla porta senza alcun contraddittorio e con motivazioni che sono assolutamente ridicole».

È questo uno dei passaggi forti del discorso del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco della Festa Tricolore.

Mirabello «è diventata ed è per un giorno capitale della politica italiana».
Gianfranco Fini dedica alla cittadina nel Ferrarese l’inizio del suo intervento.
Ricorda che «qui affondano le radici di parte della mia famiglia e qui tanti anni fa un uomo capace di guardare innanzi» Giorgio Almirante, «indicò al suo popolo la necessità di un salto di generazione». Mirabello, prosegue, è il «luogo delle emozioni che nel corso del tempo si sono rinnovate. Qui la destra italiana ha vissuto momenti importanti. Fu ancora qui che preconizzammo ulteriore svolta che portò alla nascita del Pdl».
Ma, ha sottolineato «l’emozione di ieri è nulla rispetto a questo momento. Mai mai mai ho provato un’emozione forte come stasera».




LA QUESTIONE GIUSTIZIA
Una delle «questioni forse più spinose» che ha visto contrapposti i due fondatori del Pdl è la questione della giustizia.
«Il garantismo - dice Fini - è un principio sacrosanto, ma mai può essere considerato come una sorta di impunità permanente. Deve essere, infatti, garantita la condizione che processi si svolgano e si concludano e che si accertino se ci sono responsabilità».
«Io non sarò mai contrario al lodo Alfano o al legittimo impedimento».
Poi il leader di Fli ha aggiunto: «Berlusconi ha il diritto di governare senza che una parte della magistratura lo possa mettere fuorigioco. Ma quel simpatico dottor "Stranamore" che è l'onorevole Ghedini non deve trovare una soluzione purché sia. Dobbiamo lavorare non ad una legge "ad personam", ma per una legge, come in altri paesi d'Europa per tutelare la figura del capo del governo. E quindi non la cancellazione dei processi, ma la sospensione».
Infine conclude: «La riforma va fatta per garantire gli onesti. Tutti vogliono che i processi si concludano in tempi brevi, ma la cosa inaccettabile è che una volta definiti i tempi congrui, li si renda retroattivi, lasciando così le parti lese e le vittime con un pugno di mosche in mano».


GHEDDAFI
Fini ha duramente criticato l'accoglienza riservata a Gheddafi, «uno spettacolo poco decoroso quello con cui è stato accolto un personaggio che non può insegnare nulla né del rispetto delle donne né della dignità della persona».
Certo, ha riconosciuto, «da ex ministro degli Esteri conosco la 'real politik', ma non può portare a una sorta di genuflessione nei confronti di chi non può ergersi né a maestro né a punto di riferimento».

IL PARLAMENTO
«Il Parlamento non può essere una sorta di dependance del governo».
Fini ha chiosato: «Governare non può mai significare in alcun modo comandare. Governare è comprendere le ragioni altrui e garantire equilibrio tra i poteri». E «chi ha responsabilità istituzionali deve rispettare tutte le altre istituzioni, a partire dal Capo dello Stato, che è un punto di riferimento».
«Bisogna dire chiaramente che la magistratura è un caposaldo della democrazia italiana».

BERLUSCONI
«Berlusconi ha tanti meriti, ma anche qualche difetto: in primo luogo di non aver ben compreso che in una democrazia liberale non può esserci l'eresia, perché non c'è l'ortodossia. Siamo tutti grati a Berlusconi, e lo dico senza ironia, per quello che ha fato soprattutto nel 1994 per fermare la "gioiosa macchina da guerra", ma la gratitudine non può significare che ogni volta che si indica una strada diversa si incorre in una "lesa maestà"».
«Non ci può essere una lesa maestà perché non c'è un popolo di sudditi ma di cittadini», ha aggiunto Fini.
Ma «governare non può mai, in alcun modo, significare comandare» dice Fini.
Piuttosto, conclude, «significa garantire equilibrio tra i poteri e garantire le ragioni altrui».

PDL
«Il Popolo della libertà non c'è più», ha detto il presidente della Camera.
Dunque, «non potrà accadere che Futuro e libertà possa rientrare in ciò che non c'e più», ha sottolineato, «ora si va avanti».
Attualmente, ha aggiunto, «c'è il partito del predellino, ma il Popolo della libertà non c'è più. È in qualche modo Forza italia che si è allargato».
«Il Pdl come lo avevamo immaginato e conosciuto non esiste più, è finito il 29 luglio».
La data si riferisce alla riunione dell'ufficio di presidenza che lo ha di fatto espulso dal partito.
«Il Pdl non può essere derubricato a contorno del leader, un grande partito deve essere qualcosa di più del coro dei plaudenti».
Un grande partito liberale, aggiunge il presidente della Camera, «deve essere una fucina di idee, un polmone che respira e che dà ossigeno anche all'intera azione del governo». E allora, sottolinea, «rivendicare il diritto di avanzare delle proposte, la necessità di esprimere delle critiche, di svolgere delle analisi e fare delle valutazioni non può essere frazionismo, boicottaggio, controcanto. È piuttosto democrazia interna, altro che teatrino della politica».


PATTO DI LEGISLATURA
«Si va avanti - dice il presidente della Camera dal palco di Mirabello - senza ribaltoni o ribaltini, senza cambi di campo. E senza atteggiamenti che possano dare in alcun modo agli elettori la sensazione che noi si abbia raccolto voti nel centrodestra per poi portarli da qualche altra parte».
«Sosterremo lealmente quei punti» che il premier presenterà alle Camere, «ma noi chiederemo, e non dovrà esserci negato, di discutere di come si traducono in realtà i titoli delle riforme».
«Avanzeremo in Parlamento con spirito costruttivo le nostre proposte. Non per remare contro, ma per far camminare il governo più veloce».
«Cercheremo di dar vita a quello che è stato chiamato un patto di legislatura per arrivare al termine dei 5 anni e riempire di fatti concreti gli anni che separano dal voto».



LEGGE ELETTORALE
«Gli italiani hanno il diritto di scegliere non solo il premier ma anche i loro parlamentari».
Con questa frase Fini apre alla riforma della legge elettorale.
«Poi discuteremo come, se con il collegio o la preferenza, ma è un diritto degli italiani», ha aggiunto Fini, che ha sottolineato il suo «mea culpa, perché a quella legge ho contribuito anche io» ma sono «vergognose le liste ’prendere o lasciare’».


ECONOMIA
«Fli deve anche fare tutto il possibile per affiancare ai soliti due temi, federalismo e giustizia, anche altri temi come quello di far ripartire l'economia. Anche per essere coerenti con il monito del capo dello Stato e delle imprese».
Poi ha aggiunto:
«C'è un'Italia preoccupata e sfibrata. L'ottimismo non è solo la forza della volontà. L'ottimismo si deve tradurre nella capacità di fare la riforme. Il nostro governo ha ben fermato la crisi, ma oggi dobbiamo far ripartire l'economia. Non basta che i nostri conti pubblici tengono. Dobbiamo far ripartire l'economia. Come? Facendo le riforme che erano nel programma originario del Pdl. Riforme che portino una sintesi, ad un nuovo patto tra il capitale e il lavoro. Mettendo i produttori di ricchezza dalla stessa parte della barricata». Poi ha rilanciato «la grande assise del mondo del lavoro». «Se nell'ambito di cinque punti si deve ridurre carico fiscale, la proposta che noi facciamo è: interveniamo sul quoziente familiare per far sì che chi ha figli, anziani e disabili a carico abbia un peso fiscale minore», puntualizza Fini.

ETICA
«Chiamo a raccolta l'Italia che lavora che è poi l'Italia onesta», ha detto Fini: «L'Italia onesta è quella dell'etica del dovere: quella dell'etica che un padre insegna ad un figlio. Il senso del dovere, di appartenenza e civico».
Per Fini «non bisogna avere paura di aiutare i più deboli. Sono i deboli che hanno bisogno di garanzie e non i più forti. Questo per me è il centrodestra e della politica con la p maiuscola».

LA CONCLUSIONE
«Ridiamo un senso alla politica e andiamo avanti nel nome delle nostre idee».
Così Fini ha concluso il suo intervento, durato circa un'ora e mezza. «Quando avevamo 18-20 anni, quando nessuno pensava che saremmo entrati in Parlamento e avremmo ricoperto cariche istituzionali - sottolinea Fini - amavamo dire che se un uomo non ha fiducia nelle sue idee e non è pronto ad impegnarsi per quelle idee, anche se scomode, o non valgono nulla quelle idee o non vale nulla quell'uomo». E siccome «le nostre idee valgono certamente - conclude - è nel nome di quelle idee che va avanti l'impegno la lotta e l'azione di futuro e libertà».

05 settembre 2010


pubblicazione: 05/09/2010
aggiornamento: 06/09/2010

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