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martedì
11
agosto
2020
Santa Chiara



Fiaccolata per dire no al terrorismo

La data ancora non è certa e così le modalità anche se tutto lascia propendere per la serata di giovedì.
Sarà una fiaccolata e metterà insieme tutte la associazioni locali che operano a contatto con il mondo dell'Islam, gli amministratori pubblici della città, i piacentini ed i musulmani di Piacenza.

Tutti insieme per dire no al terrorismo.

Ne ha parlato il sindaco Paolo Dosi a margine dell'incontro ufficiale tra i rappresentanti della comunità islamica piacentina e la giunta comunale nella sala del Consiglio comunale.

C'è l'assenso di massima dei musulmani piacentini che hanno chiesto di avere un momento in cui si spieghi bene alla cittadinanza che l'Islam e la violenza sono due mondi diversi.
L'hanno ribadito chiaramente ieri pomeriggio, usando la parola "disperazione" di fronte agli attentati di Parigi.

«Tutto quello che abbiamo costruito in questi anni è stato quasi completamente distrutto in un attimo» dice Hajar Boulakchour.
Con il capo coperto dal chador nero e azzurro è la referente per il gruppo dei Giovani Musulmani di Piacenza. E' l'unica donna della delegazione formata da otto persone e guidata da Arian Kajashi, di orgine albanese.

E' Dosi che come primo cittadino ha voluto convocare i suoi cittadini musulmani all'indomani degli attentati di Parigi ma anche, osserva il sindaco, delle stragi in Nigeria.
«Ciò che ha creato più scalpore e timore è la motivazione di tipo religioso portata dai terroristi» evidenzia Dosi.
«A Piacenza noi abbiamo un'esperienza di integrazione consolidata nel tempo - sottolinea - la nostra è una delle città in Italia in cui è maggiore la presenza degli extracomunitari a scuola a significare che le persone che sono venute a Piacenza hanno trovato un ambiente che le ha accolte ed hanno potuto costruire qui una propria storia lavorativa e famigliare».

«Ma quello che è accaduto potrebbe minare la convivenza civile in una comunità come la nostra - è realista Dosi -. E' questa la preoccupazione che ci ha spinto a concordare questo momento, per ribadire da parte nostra l'importanza di costruire in questa città di oltre 2.200 anni uno sviluppo comune rispettando tutte le espressioni culturali, personali e religiose, creando quegli anticorpi che impediscano che certe manifestazioni di violenza si possano presentare anche qui».

«La comunità islamica di Piacenza è una realtà ben radicata - assicura Kajashi -, non ci sono persone che arrivano, stanno qui un paio d'anni, poi se ne vanno. E' una comunità che vede il suo futuro in questa città ed in questa città vuole dare il suo contributo».
Ancora: «Siamo scioccati da ciò che è successo, quello che è accaduto non ha nulla a che fare con l'Islam».
Federico Frighi
LIBERTA' 13/01/2015


«Vigiliamo ma qui non ci sono teste calde».
Kajashi: chi è violento non conosce la religione, l'Islam è amore, pace e rispetto.

A Piacenza non ci sono teste calde o mele marce e comunque la vigilanza è alta anche tra la stessa comunità musulmana. Il rappresentante del Centro Islamico, Arian Kajashi, lo spiega chiaramente. «Quando vediamo una persona in difficoltà con la religione - dice - la mandiamo dall'Imam e la segnaliamo al consiglio direttivo del Centro Islamico». Sì, perchè parlare di violenza, per i musulmani di Piacenza, vuol dire essere fuori dall'Islam. «I terroristi dimostrano di non conoscere la religione, sennò non si sarebbero comportati così - è convinto -. Quando il nostro profeta è stato maltrattato non si è mai vendicato ed ha perdonato tutti come fratelli. I fatti di Parigi non hanno nulla a che fare con l'Islam».
Kajashi ammette l'esistenza di alcuni musulmani fuori dalla "strada maestra": «E' vero, non possiamo negarlo, persone che o per motivi politici, economici o per altri motivi usano la religione per arrivare ai loro obiettivi. Perchè così facendo cercano di trovare più seguaci nella comunità islamica». Sul territorio piacentino la comunità musulmana è formata da etnie variegate, persone provenienti da Albania, Montenegro, Bosnia, Macedonia, Maghreb: «Tutti noi ci troviamo nei centri islamici alla Caorsana e in altri tre centri di città e provincia». La situazione, dopo gli attentati di Parigi, è diventata pesante. Si respira islamofobia ad ogni angolo: «Ultimamente stiamo percependo un comportamento ostile nei confronti di noi musulmani. Si continua poi a dire che le comunità islamiche non condannano questi atti. Anche questo non è vero. Noi abbiamo sempre condannato quello che accade oggi anche in Siria o in Medio Oriente. Abbiamo condannato dall'inizio gli attentati di Parigi così come tutti gli altri attentati terroristici».
Ma non ci si ferma alla condanna: «La comunità islamica di Piacenza, dal 2007, da quando è stata costituita in associazione, ha sempre lavorato per la pace e l'integrazione, a partire dal dialogo interreligioso, contraria ad una ideologia di violenza. L'Islam piacentino è quello insegnatoci dal nostro profeta: amore, pace, convivenza, rispetto reciproco. E' questo ciò che noi facciamo nei nostri quattro centri. Il terrore non appartiene ad alcuna religione. E le vittime dei terroristi non sono solo i cristiani o gli europei ma sono tutti, compresi noi musulmani».
fed. fri.




pubblicazione: 13/01/2015

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