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martedì
30
novembre
2021
Sant'Andrea apostolo



Fashion shopping? No swapping parties.

di Alessandra Retico e Anna Battista

Negli Stati Uniti e in Inghilterra li chiamano 'swapping parties' e sono incontri chic per scambiarsi abiti firmati.
Si organizzano in bar o locali, anche attraverso community in rete.

Fare shopping con i tempi che corrono non è molto di gusto e se non proprio volgare sicuramente poco cool.
Comprare costa e inquina, l´armadio gonfio di magliette e jeans è un mausoleo della colpa e non c´è verso di svuotarlo del significato che ha: troppa merce, troppi sprechi, troppo.
Il fastidio della sovrabbondanza ha toccato l´anima della moda, e allora eccola l´idea, il baratto, l´antica forma di scambiare valore con valore equo, in questo caso magari un Gucci con un Prada perché salvare il pianeta d´accordo ma mai senza un tocco di eleganza.

Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna già da qualche anno gli swapping parties, feste del baratto chic, hanno creato circoli virtuosi di beni e comportamenti: vestiti griffati da portarsi a casa al posto dei propri lasciando intatta la carta di credito e anche la responsabilità etica.

In Italia il fenomeno è più artigianale e familiare, come è tipico della nostra tradizione economica, anche se esistono marchi come il bolognese Swap club, filosofia eco-glamour e parecchi iscritti.

Gli "swappisti" sono assai motivati, sono gruppo.
Si cercano, si incontrano, scambiano.
Creano, come le community sul web.
Bar e locali le loro piazze, appuntamenti anche da migliaia di invitati.
Più che altro donne, 20-30enni, buon conto in banca, credenziali verdi.
Arrivano con i loro capi, l´organizzazione li seleziona, valuta, cataloga.
A volte si paga un ticket d´ingresso, poi una volta ammessi si può prendere di tutto e l´invenduto va in beneficenza.
Prima si faceva con le amiche e le sorelle nella propria camera, adesso si va in pubblico, l´arte del riciclo è collettiva.
E nessuno vende più niente a nessuno con la scusa di essere tutti amici come il rappresentante di pentole nel salotto della mamma.
Adesso la missione shopping ecologico rende tutti attori, il consumatore protagonista e il negozio un contenitore vecchio.

Da mercatino dell´usato per studenti squattrinati a laboratorio creativo: Wendy Tremayne ha fondato Swap-O-Rama-Rama, una specie di franchising di eventi in tutto il mondo, ai suoi party ci sono zone di workshop-fai-da-te per aggiustare o decorare pezzi vintage, laboratori per aspiranti designer. Come Emily Chesher, studentessa australiana che prima frugava tra le pile di abiti, poi ha deciso di farlo fare agli altri, online, con il sito swapstyle.com: oltre 3mila persone trafficano in vestiti, accessori, libri, gioielli, make-up.
Il motto del business è "guilt free shopping", spese libere senza colpa.

E anzi con vari meriti, visto che solo in Gran Bretagna si buttano circa 900mila tonnellate l´anno di tessile e scarpe, escono da case private solo perché della stagione precedente.
La Visa forse per recuperare la diminuzione di "strisciate" ha fatto un accordo con un´associazione di beneficenza inglese specializzata nel recupero di abiti, la Traid, insieme sponsorizzano feste molto trendy dove si possono accumulare "punti" sulla carta da spendere nelle feste successive. Dove non trovi pulci, ma capi dismessi da Kylie Minogue, Naomi Campbell o Mischa Brown tanto per dire, le celebrities amano il genere "ciò che è mio è tuo" (poi magari loro lo ricomprano).
E infatti si chiama Whatsmineisyours un altro di quei siti per swappare che vanno molto, 20mila membri in tutto il mondo, mentre chi dell´attività e dei suoi risvolti politici vuole parlare c´è clothesswap.meetup.com.

Sostenibilità, convenienza, network sociale e tendenza, si nascondono molte cose dietro a questa traduzione di baratto, o almeno per come viene venduto.
Più gesto di transito simbolico che veicolo di oggetti, passano (passerebbero) valori swappando e non merci.
Ma anche a questo il marketing ha pensato, sono mica ingenui, e infatti adesso il nome dei consumatori è "transuser", nomadi dell´acquisto interessati più all´usare che all´avere, cacciatori di esperienze, storie, emozioni. E allora il mercato compra i sentimenti, tanto non costano niente e si fa bella figura.
Alessandra Retico

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Dimenticare eBay è la parola d'ordine, almeno per ora in quel di Manhattan, da dove è nata l'idea, trasformatasi negli ultimi mesi in vera e propria mania, lo "swapping".
Cos'è?
Organizzare feste in cui si fanno pettegolezzi, ci si diverte e si fa "swapping", ovvero ci si scambiano o barattano vestiti e accessori, risparmiando così un bel po' di soldi.

Come organizzare uno "swap party"?
Facile: scegliete una data e invitate, magari via email o sms, persone che hanno buon gusto nel vestire, chiedendo loro di portare almeno una decina di capi o di accessori da scambiare.
Durante la festa ciascuno dei partecipanti prende la parola, presentando il capo di abbigliamento che vuole scambiare e magari spiegando perché lo vuole barattare, quindi si passa allo scambio.
Se più di una persona è interessata a quel capo, si bandisce una sorta di gara, nella quale il vincitore viene scelto dalla persona che si vuole liberare del capo di abbigliamento in questione.
Si può inoltre eleggere un "battitore d'aste" che moderi lo scambio.
In alternativa, si organizza il baratto attraverso una sorta di lotteria, magari classificando i vari capi come "designer", "vintage", "sportivi" e così via.
Si estraggono in seguito uno alla volta i nomi dei vari partecipanti e si permette loro di scegliere un capo solo.

Per rendere il tutto più originale basta organizzare party a tema del tipo abbigliamento anni'60, solo capi in jeans, solo borse o scarpe e via dicendo.
Magari prima di iniziare lo "swapping" si può organizzare un buffet o una cena, durante la quale di parla naturalmente di moda.
Il cibo più indicato per gli "swap parties" è il "finger food", il cibo da mangiare con le dita, come mini tartine al salmone, crostini al caviale, e muffins ai frutti di bosco, arancia o cioccolato.
Non dimenticate di servire coloratissimi cocktail alla frutta per completare il tutto.

Troppo pigri per organizzare uno "swap party"?
Fate swapping online su www.swapstyle.com, sito fondato nel luglio di due anni fa dall'australiana "fashiontrepreneur" Emily Chesher, una studentessa di fashion design frustrata dal non potersi permettere capi alla moda.
Basta registrarsi per diventare parte degli oltre 3,000 abbonati che si scambiano capi, accessori (come libri, gioielli, occhiali da sole e orologi), scarpe e persino make-up.
Su Swapstyle.com è possibile trovare un po' tutte le marche del mondo, da Louis Vuitton, all'australiana Sass & Bide, dalla Miu Miu alla Marc Jacobs.
Il motto del sito della Chesher è "guilt free shopping", ovvero far shopping senza caricarsi di sensi di colpa per aver speso una fortuna.

Se cercate esclusivamente abiti firmati o "vintage" da scambiare, il sito www.whatsmineisyours.com è quello che fa per voi, ed è inoltre l'unico che permette oltre che di scambiare, anche di acquistare o vendere capi e accessori.

Sul sito www.makeupalley.com si possono scambiare cosmetici di varie ditte dalla Clinique alla Elizabeth Arden, dalla Maybelline alla Revlon, mentre da www.bagborroworsteal.com potrete scambiare o farvi prestare borse di Gucci, Bottega Veneta, Fendi, DKNY, Hogan e Chloé.
Pagando un abbonamento mensile o annuale, si può "affittare" una borsa per un giorno, una settimana, un mese o un anno intero.
Il sito è per ora attivo solo per chi risiede in America, ma sta per espandersi a livello globale, quindi tenetelo d'occhio.

Chi vuole solo parlare di "clothes swapping", può farlo sul Meet Up clothesswap.meetup.com, dove troverà altri fanatici con i quali scambiare idee e suggerimenti.

Da ricordare che lo swapping non è un fenomeno che riguarda esclusivamente il mondo della moda: in teoria potrete organizzare "swap parties" per libri, CD, DVD, o addirittura "mp3 swap parties" dove incontrarsi e scambiarsi mp3.

Gli esperti dicono che il trend dello swapping invaderà l'Europa prestissimo: state in guardia e, per essere davvero all'avanguardia, siate voi ad organizzare i primi swap parties italiani.
Anna Battista


pubblicazione: 09/08/2007
aggiornamento: 10/08/2007

Emily Chesher, creatrice del sito www.swapstyle.com 12833
Emily Chesher, creatrice del sito www.swapstyle.com

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