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Fabbriche della Felicità : Discussione a piu' voci e affondo di Vaciago

di MARCELLO POLLASTRI

«In tutto il mondo i palazzi degli uffici comunali li chiudono, invece noi... Dobbiamo capire che quei palazzi sono cose del passato, li costruivano in Russia due secoli fa, oppure i Borboni a Napoli.
Oggi con Internet non si può costringere un cittadino ad essere torturato e a recarsi negli uffici. Le città virtuose sono quelle virtuali».

Non poteva mancare l’argomento amministrativo clou del momento, Palazzo Uffici, nell’ampio dibattito incentrato sul futuro di Piacenza che si è sviluppato ieri mattina nel salone di Palazzo Gotico, una sorta di seminario all’interno del contenitore Le fabbriche della felicità.

Ad aggiungersi alla frangia di politici che osteggia la soluzione di aggregare gli uffici del Comune in un unico contenitore, è stato ieri l’ex sindaco Giacomo Vaciago, uomo politicamente vicino alla maggioranza di Palazzo Mecanti, seppur da qualche mese confluito nel gruppo misto del Consiglio comunale in polemica con i suoi ex colleghi del Pd.
Come al solito il suo giudizio in merito all’intenzione dell’amministrazione di costruire il palazzo nell’area ex Unicem è schietto: in una parola anacronistico rispetto a un mondo tecnologicamente avanzato che
viaggia in direzione opposta.
Dopo la parentesi dedicata al tema che, volente o nolente, tiene in apprensione l’esecutivo, il professore ha dedicato le sue riflessioni alle aree militari e alle occasioni da cogliere con il cambio del
governo.

Prima di tutto ha invitato a sognare, ma «sognare in grande»: «Piacenza, città che con le chiese e l’esercito ha dato tanto allo Stato, merita di di vedersi restituire le aree dismesse per rimodellarle in favore di tutta la collettività, non solo quella piacentina. Troviamo cosa fare in quelle aree, ma voliamo alto. Penso a grandi alberghi, collegi universitari, strutture che possano essere davvero godute da tutta l’Italia».
E aggiunge: «La permuta di queste aree è un affare tra lo Stato e Piacenza. I loro valori li deciderà il nuovo ministro Ignazio La Russa insieme con il sindaco Roberto Reggi. Mi auguro che i due si parlino. Anzi, auspico che Reggi inviti al più presto La Russa a venire a Piacenza. Purtroppo il vecchio ministro Arturo Parisi non l’ha mai fatto. E Piacenza, proprio per quello che ha dato, non si può accontentare di un sottosegretario».

Per Filiberto Putzu, consigliere comunale di Forza Italia e ieri relatore in qualità di membro dell’associazione Piacenza che verrà, «è necessario che la città si interroghi». «Perché se i piacentini sono soddisfatti della città così com’è, è inutile procedere. In caso contrario, come credo, Piacenza va resa più attrattiva e questo va comunicato».
Due i fronti su cui investire, ha fatto presente, pur rifiutando l’etichetta di “cementificatore”: «Dobbiamo invogliare nuovi residenti e nuove imprese a trapiantarsi a Piacenza. La costruzione del Polo di mantenimento a Le Mose corrisponde a 15mila appartamenti».

L’associazione Piacenza che verrà ha annunciato che promuoverà un’azione di marketing, con tanto di iniziative a corredo, dal motto: “Piace che Piace, scopri anche tu Piacenza”.

Ma se Putzu spinge nella direzione di uno sviluppo della città in senso numerico, non così la pensa Gianni D’Amo, consigliere comunale di Piacenza Comune e presidente della commissione per le aree
militari.

«Quella del residenziale non è una prospettiva auspicabile nè realistica. Non si può pensare a una città dormitorio, le città non dipendono dal residenziale».
Piuttosto D’Amo, che ha ricordato con giudizio non entusiastico i precedenti delle ex aree industriali
(«non è che finora abbiamo salvato granché»), ha insistito sulla nuova mobilità: «Serve quanto prima la metro leggera a costi bassi; serve ripensare al trasporto pubblico locale perché non si può girare
su quei pullman; bisogna investire sul ferro e abbattere il trasporto merci su gomma; si potrebbe recuperare il binario della stazione e chiudere il cerchio».
Il presidente della commissione ha ricordato come molte di quelle aree in dismissione si trovano in posizioni centrali («non si può pensare a residenziale o a grandi magazzini»); infine ha rammentato
di non sottovalutare le potenzialità della logistica.

Sulla questione generale della salubrità ha invece posto l’accento l’ambientalista Umberto Fantigrossi, dicendosi preoccupato della qualità dell’aria ancora troppo minacciata dalle emissioni di polveri sottili e di anidride carbonica.
Fantigrossi ha poi polemizzato con l’amministrazione trovando assurdo che non sia ancora stato approntato il Psc. E sul Psc ha proposto che nell’ambito della pianificazione siano coinvolti anche i Comuni della cintura.

Marcello Pollastri, La Cronaca di Piacenza, 11/05/2008


pubblicazione: 12/05/2008
aggiornamento: 11/07/2008

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