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Ex Unicem, quartiere modello.

I progetti di Marco Carini, nuovo presidente della Lega delle Cooperative

Da una piccola coop super-specializzata nei servizi alla persona (17 soci in tutto) alla guida del colosso piacentino della cooperazione.

Marco Carini, 44 anni, alla responsabilità del consorzio “Inacqua”, unisce, da qualche settimana, un ruolo pesante e di rilievo, dopo essere stato eletto (all'unanimità) presidente della Lega delle Cooperative alla fine di un periodo di ampio confronto.

Qualche numero per capire la stazza di questa corazzata?
E' presto detto: 40 mila soci circa fra città e provincia, 1.530 addetti fissi, un fatturato complessivo di 240 milioni di euro.
Ma sono dati riferiti a fine Duemila, la Lega dovrebbe essere nel frattempo cresciuta.

Quello della cooperazione è anche un mondo che punta ad allargare i suoi confini fisici e progettuali.
Le idee sono tante.

Tra gli impegni forti la nascita del nuovo quartiere eco-compatibile sull'area Ex Unicem, che si vuol dotare di servizi innovativi.

Carini, lei proviene dalla piccola cooperazione: è un caso o un segnale che sia alla guida di Lega Coop?
Sono presidente dalla coop sociale Inacqua che esiste a Piacenza dal 1988 e questa esperienza è uno degli elementi trainanti, credo, per la mia scelta.
Nella innovatività della nostra Coop, che lo scorso anno ha ricevuto il premio Mutualità in Campidoglio, si è colto uno spirito di progettualità che dovrebbe trovare riscontro nella Lega tutta e che è stato riconosciuto anche sul piano nazionale».

Siete un esempio di alta specializzazione?
«Certo. E nel 1998 è nato un consorzio “Inacqua franchising”, una coop di cooperative di cui sono presidente, che raggruppa sedici soggetti, alcuni tra i più grandi d'Italia nel campo del sociale, come Gulliver di Modena, Ctr di Cagliari, Cidas di Ferrara.
Operano sui servizi alla persona, dall'assistenza domiciliare, agli asili, ai servizi ambulatoriali.
Ma siamo stati noi a Piacenza a trovare l'idea, il know how, la formazione, l'innovazione, la nicchia di mercato che oscilla tra il socio-educativo pedagogico e il sanitario, perché gestiamo anche la specialistica terapeutica di alcuni reparti ospedalieri.

Veniamo alla Lega Coop. Quali le priorità sul tappeto?
«Ci sono urgenze in corso, vicende tribolate come quella del centro commerciale Ipercoop al Montale. Sono consapevole del problema e delle ricadute sulla città.
L'investimento è molto significativo: sessanta milioni di euro, cinquecento occupati, oneri di urbanizzazione che verranno reinvestiti nel commercio di prossimità.
Ora è previsto un incontro fra Coop Nord Est e le istituzioni, ai primi di agosto, per sciogliere i nodi.
Tra l'altro, ho colto una innovazione nel progetto di Coop Nord Est.
Non si parla di intervento prettamente legato al consumo, ma di come la mutualità si esprimerà nel sociale, nei servizi. Prevedo opportunità preziose».

A breve interverrete sull'area Unicem, è la sfida urbanistica più rilevante per Piacenza negli anni a venire.
Alla creazione del quartiere nell'enorme area ex Unicem concorrono diversi soggetti.
Le linee strategiche sono già tracciate, le sorprese non mancheranno e le presenteremo tra qualche mese, vogliamo tenere un livello elevato di qualità dell'ambiente, ma pensiamo di arricchire gli interventi con soluzioni integrate, innovative, che portino servizi e migliorino il territorio.
Vogliamo sia un momento di qualificazione agli occhi della città, per dire che quando interviene la cooperazione non lo fa per immediato profitto, ma genera condizioni che restano oltre l'intervento stesso.
E poi c'è il progetto Equal insieme alla Provincia e a tutti i soggetti che si occupano di formazione, ma lavorerò anche per l'avvio di un polo che aiuti lo sviluppo della cooperazione sociale.

La missione che si è dato?
Una delle mie ambizioni è richiamare alla partecipazione tutti i soggetti cooperativi, far sì che ci sia spazio per la progettualità, valorizzando i punti di eccellenza.
I soci sono tanti, sono una risorsa enorme, penso a tutte le famiglie piacentine coinvolte.
E non vogliamo essere vissuti come un mondo a parte.
Noi abbiamo dei valori, lo dimostriamo decidendo di dedicare parte delle risorse per progetti dalla ricaduta sociale.

Crescerete ancora, e come?
Vorrei coinvolgere altri soggetti economici, l'associazionismo, il volontariato.
Sono ricchezze vicine a noi.
Siamo il contenitore ideale per la loro azione.
Penso anche alla necessità di un coordinamento e di un referente per le cooperative che dentro di sé accolgono il disagio, soggetti deboli.
Questo referente dovrà dialogare con le istituzioni, i sindacati.
C'è una legge che norma i rapporti tra enti e mondo delle coop dette di tipo B, ora si tratta di aprire queste corsie preferenziali.
Quali i campi?
Dalla copisteria alla piccola tipografia, alla gestione dei parcheggi, alla manutenzione del verde.
E molto altro.


pubblicazione: 08/07/2002
aggiornamento: 31/01/2010

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