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Ex Acna e veleni, l'ira dei proprietari.

Amarezza. Voglia di reagire.
Sono i sentimenti che agitano l'avvocato Paolo Francesco Calmetta deciso ad impugnare legalmente il blocco alla bonifica dell'ex Acna decretato pochi giorni fa dal Comune di Piacenza.
Il cognome del proprietario stavolta non fa rima con un atteggiamento arrendevole. Anzi.

L'assessore Pierangelo Carbone (Ambiente) sentito sull'argomento ribadisce:
«Quando arriveranno le garanzie sulla copertura assicurativa toglieremo la revoca sui lavori».

La bonifica si prolunga per forza maggiore a maggio 2011? Anche la fideiussione deve tenerne conto, è la posizione dell'ente pubblico. Bisognava regolare la questione entro metà dicembre, così non è stato.
Semplice? Non per Calmetta che - polizza alla mano - il 23 dicembre scorso scriveva al Comune facendogli presente che erano in ritardo i bollettini per il pagamento del premio assicurativo, ma la polizza in vigore emessa da Sace estendeva la sua validità comunque e peraltro si stava provvedendo al pagamento.
Niente da fare. Il Comune ha tirato dritto.
Così si è definitivamente spezzato l'iddilio di un paio di anni fa quando Calmetta inaugurò i lavori nell'area degradata del centro storico a un passo da Bastione Borghetto, in fondo a via San Bartolomeo, là dove sorgeva la fabbrica di coloranti, con la promessa, condivisa dalle autorità, di farne un cantiere-modello, specialmente per quanto concerneva la bonifica dei suoli inquinati, poi minuziosamente seguita da Arpa. Case, uffici, parcheggi, un centro commerciale dove prima insistevano edifici fatiscenti, pieni di amianto, apparivano meno lontani.

Poi si sa, le cose sono andate storte.
La proprietà è stata divisa a metà con una società (NewCo) che avrebbe dovuto occuparsi anche della realizzazione di una struttura commerciale ma è finita invece a gambe all'aria e il 10 dicembre la Corte d'Appello di Bologna ne ha confermato il fallimento. Intanto la bonifica si complica passando da 1milione e 800 mila euro a 3 milioni e 600 per effetto anche di normative più stringenti. Ora il Comune, dopo aver concesso il prolungamento dei lavori di risanamento al 31 maggio 2011, decide di mettere un "alt" fino a quando non avrà in mano garanzie assicurative proporzionate.

«I motivi per cui il Comune abbia commesso un atto illegittimo - commenta durissimo Calmetta - evitando qualsiasi dialogo con il privato, ovvero il sottoscritto, ed impedendo proprio a quell'unico privato che stava già svolgendo la bonifica di proseguire nella propria opera, sono incomprensibili». Ora si è creata una situazione per cui il Comune deve mandare avanti senza indugio la bonifica - afferma l'avvocato svizzero - per evitare qualsiasi rischio per la salute pubblica e si sobbarca comunque il rischio che i costi della bonifica superino l'importo garantito. Porta Borghetto - che ha già speso 2 milioni di euro - ritiene che i costi complessivi ancora da affrontare superino di almeno 3 milioni il residuo importo garantito. «Se poi venisse accertata l'illegittimità della revoca, il Comune sopporterà l'intero costo della bonifica e dovrà risarcire i danni a Porta Borghetto» insiste Calmetta.

In realtà con questo imprenditore sono sempre intercorsi rapporti molto collaborativi, ma qualcosa è cambiato:
«Ritengo discriminatorio per non dire persecutorio l'atteggiamento del Comune» si fa notare.
Di fronte al fallimento di NewCo, nell'agosto scorso, il Comune avrebbe chiesto a Porta Borghetto di sobbarcarsi i costi totali della bonifica. Calmetta non è del parere. Un garbuglio di responsabilità che sarebbe già finito davanti all'autorità giudiziaria, spiega Calmetta, il quale vede nel rigore di Palazzo Mercanti (motivato dai termini stessi della concessione di bonifica e relativa proroga, chiarisce però Carbone) una «rappresaglia davanti ad un privato che non si è chinato di fronte ad un diktat di stile sovietico».

Intanto il cantiere si presenta maluccio, con la suddivisione in scavi da bonificare, teloni di copertura malandati, laghetti di acqua piovana. Ma almeno questi sono un buon segno, informa un esperto, significa che i suoli sono piuttosto impermeabili ed eventuali veleni del passato non sono scesi nel profondo.
Oggi tornano, sotto altre forme.
Patrizia Soffientini
Libertà del 9 gennaio 2011


pubblicazione: 09/01/2011

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 :.  AMBIENTE Piacenza
 :..  Urbanistica



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