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giovedì
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E' morto Francesco Cossiga.

Addio al "picconatore"

Il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga, 82 anni compiuti lo scorso 26 luglio, è morto al Policlinico Gemelli alle 13.18.
L’ex capo dello Stato era ricoverato in terapia intensiva dal 9 agosto per una insufficienza cardio-respiratoria.
Il senatore a vita era sedato e intubato, e la respirazione si era fatta via via più difficile, fino al precipitare della situazione nella tarda mattinata di oggi.

«Invano cerco, con passo malfermo, di evitare la fossa che mi attende»: è la frase che Cossiga era solito pronunciare.

Sardo di Sassari, Cossiga aveva iniziato la sua carriera parlamentare nel 1958, nelle file della dc.

Francesco Cossiga è stato il politico dei record: è stato, nel 1966, a nemmeno 38 anni, il più giovane sottosegretario alla Difesa (terzo governo Moro) e a 48 anni è stato il più giovane ministro dell’Interno della storia della Repubblica (quinto governo Moro), e soprattutto il più giovane capo dello Stato, a 57 anni non ancora compiuti.

Suo anche il primato dell’elezione più veloce del presidente della Repubblica, al primo scrutinio, con 752 voti su 977 provenienti da Dc, Pci, Psi, Pri, Pli, Psdi e sinistra indipendente.
Con un’ora e 52 minuti di scrutinio, la seduta del 24 giugno 1985 sarà ricordata come quella della più rapida elezione dell’inquilino del Colle.

Una propensione a bruciare le tappe riscontrata già dalla sua biografia d’adolescente, quando a soli 16 anni Cossiga consegue il diploma di maturità e, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, si laurea, nel 1948, all’età di 20 anni.
Nel frattempo, a 17 anni, la sua ultracinquantennale carriera politica era cominciata nella sezione sassarese della Democrazia cristiana, rappresentando da subito le esigenze di rinnovamento della classe politica locale.

A 28 anni guida la rivoluzione bianca dei ’giovani turchì, portando le nuove leve democristiane alla vittoria nelle elezioni del 1956 per il direttivo provinciale sassarese e, sull’onda di questo primo successo politico, diventa segretario provinciale della Dc di Sassari.
Due anni più tardi entra per la prima volta a Montecitorio.

E' stato presidente del Consiglio dal 4 agosto 1979 al 18 ottobre 1980 e presidente del Senato dal 1983 al 1985.
Nello stesso 1985 Cossiga è diventato l’ottavo presidente della Repubblica (al primo scrutinio e con ampia maggioranza), carica che ha mantenuto fino all’aprile del 1992, a due mesi dalla scadenza del mandato, quando annunciò le dimissioni con un celebre discorso televisivo.

Da allora, in qualità di ex presidente della Repubblica, ha ricoperto la carica di senatore a vita.

Il periodo più difficile nella lunga carriera politica di Cossiga coincide con gli anni di piombo (era ministro dell’Interno nei drammatici giorni del sequestro di Aldo Moro), ma sono momenti duri per tutto il Paese e per l’intera classe politica.

Il futuro capo dello Stato passa indenne attraverso roventi polemiche e nel 1985 viene eletto al Quirinale con una maggioranza record: 752 voti su 977 votanti. Per lui Dc, Psi, Pci, Pri, Pli, Psdi e Sinistra indipendente.
Per cinque anni ricopre il ruolo di ’presidente notaio', discreto e pignolo nell’attenersi alla Costituzione.

Nel 1990, però, cambia stile.

Diventa il ’picconatore', per «togliersi qualche sassolino dalle scarpe», spiega.
Quando, nel 1990, Andreotti rivela l’esistenza di ’Gladio', Cossiga risponde alle critiche ed agli attacchi degli avversari politici ribadendo la legittimità della struttura, ma prende posizione anche nei confronti della Dc dalla quale si sente ’scaricato'.
Il Pds avvia la procedura di impeachment.
Cossiga attende le elezioni del 1992 e poi si dimette con un discorso televisivo di 45 minuti.

Esce di scena volontariamente, ma tutto il sistema che da due anni è sotto i colpi delle sue ’picconate' crollerà pochi mesi dopo.
Sfaldatasi la Dc dopo il ciclone Tangentopoli, Cossiga decide in un primo momento di ritirarsi dall’attività di partito e di svolgere soltanto l’attività di senatore a vita.
Successivamente, nel febbraio del 1998, dà vita ad una nuova formazione politica, l’Udr (Unione democratica per la Repubblica), con l’intenzione di costituire un’alternativa di centro e ricompattare le forze ex-democristiane.

L’Udr raccoglie l’adesione dei Cristiani democratici uniti di Rocco Buttiglione e di Clemente Mastella, alla guida di un gruppo di scissionisti del Centro cristiano democratico.
Quando Rifondazione comunista fa mancare il proprio appoggio al primo governo Prodi, che viene battuto alla Camera per un voto, Cossiga sostiene la formazione del primo governo D’Alema.

Dopo meno di un anno Cossiga lascia l’Udr e torna a fare il ’battitore libero' con l’Upr (Unione per la Repubblica).

Alle elezioni politiche del 2001 dà l’appoggio a Silvio Berlusconi, ma in seguito, in Senato, non voterà la fiducia.

Nel maggio 2006 vota la fiducia al governo Prodi; nel novembre dello stesso anno presenta le dimissioni da senatore a vita, che vengono respinte dall’assemblea di palazzo Madama.

Nel dicembre del 2007 vota la fiducia al governo Prodi sul decreto sicurezza.

Nel maggio del 2008 vota la fiducia al quarto governo Berlusconi.


pubblicazione: 17/08/2010
aggiornamento: 30/09/2010

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